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Yuk

26 novembre 2013 15:11 | POSTED BY admin | off

Mentre vado “in onda” ancora non sappiamo bene come accidenti si chiamerà la nuova tassa che prima era TRISE ed ora sembra essere diventata IUC, quasi come il verso di Pippo (quello dei fumetti Disney…).

Ciò che non cambia, e che non cambierà dopo l’ennesimo voto di fiducia che costringe molti a stringere i denti e mandar giù rospi grossi come un intero stagno, è la distanza sempre più incolmabile che passa tra chi sta a Roma (per dirla alla leghista anni novanta) e chi dietro ad una qualunque delle 8.000 scrivanie in cui quei poveri cristi dei sindaci vanno in trincea ogni santo giorno, cerca di dare risposte alle tante domande delle loro comunità.

Lo abbiamo scritto più volte e lo ribadiamo con forza qui: in questo modo si distrugge quel poco di credibilità e fiducia ancora rimasta nelle istituzioni e negli enti locali. Siamo a fine novembre e ci sono un sacco di comuni che non hanno i bilanci di previsione approvati (che tanto non serve a niente perché con il patto di stabilità indistinto anche avendo i soldi in cassa non li si potrebbero spendere…).

Ogni giorno arrivano notizie di tasse che scompaiono, per riapparire in un qualche emendamento di una qualche seduta notturna di commissione parlamentare.

Cambia il nome, appunto, ma non la sostanza di un federalismo all’incontrario che negli ultimi vent’anni ha svuotato casse e competenze di comuni e amministratori pubblici che ormai fanno da passacarte, o peggio ancora da Robin Hood alla rovescio (si prende ai poveri per soddisfare gli appetiti dei sempre più ricchi).

Siamo stanchi, si sappia a Roma e nei paraggi dell’impero. Stufi di far progetti per ridurre i rifiuti e differenziarli e poi dover spiegare ai cittadini che la loro tariffa (che non è più tale nel frattempo…) raddoppierà ugualmente, il prossimo anno.

Stufi di veder le buche per le nostre strade, e la pioggia che entra dal tetto della scuola, e non poter intervenire nonostante le risorse in cassa disponibili, perché c’è qualche altro ente in giro per l’Italia che i soldi pubblici li prende e li consuma, distribuendo prebende e favori in cambio di consenso elettorale, tanto per dirne una.

Siamo arrabbiati, e molto, di sentirci dire che per le esigenze delle comunità locali non ci son mai risorse (asili nido, assistenza agli anziani, formazione…), e poi scoprire che il Ministro Mauro riesce a farsi dare 6 miliardi di euro per ammodernare l’armamentario dell’esercito italiano.

Adesso basta, dico sul serio. E spero che tutti i sindaci virtuosi dei comuni italiani facciano qualcosa, di pacifico ma al contempo eclatante, per far sentire la nostra indignazione e voglia di riscatto.

Aboliamo la TARES

23 agosto 2013 07:39 | POSTED BY admin | 1 comment

La TARES va abolita, perché elimina il principio del “chi inquina paga”, dopo anni di sforzi, sperimentazioni, e azioni concrete che hanno dimostrato sul campo quanto sia invece fondamentale, in tema di rifiuti, legare il costo della tariffa all’effettiva produzione di indifferenziata.

Qualcuno dovrebbe farsi carico di questa sfida, e non è detto che presto non possa diventare una battaglia dei comuni virtuosi.

Una tares giusta, per l’ambiente e per i cittadini, è possibile?

18 luglio 2013 09:03 | POSTED BY admin | off

Siamo un gruppo di tecnici che ha sempre pensato che la gestione del prelievo sui rifiuti fosse uno dei principali “strumenti” per guidarne la gestione verso prevenzione e riciclaggio. Già con la Tarsu, applicando gli Indici di produzione quantitativa e qualitativa previsti dalla circolari applicative del Dlgs 507/93, era possibile commisurare il pagamento ai rifiuti prodotti. Questa possibilità si è affermata pienamente con l’introduzione della tariffa (prevista dal Dlgs 22/97 – la cosiddetta Tia1) e confermata con la sua revisione operata dal Dlgs 152/06 (la cosiddetta Tia2).

A fine 2011 il decreto “Salva Italia” (DL 201/11) introdusse all’art.14 il “pasticcio” della TARES. Il prelievo sui rifiuti veniva “confuso” assieme ad un tributo sui servizi indivisibili forniti dai Comuni. Lo scopo del governo era quello di portarne il finanziamento a carico della fiscalità comunale, per far fronte al taglio dei trasferimenti statali. A quel punto, a seguito del contatto fra aziende, istituzioni, società che lavoravano nell’ambito del ciclo integrato dei rifiuti si formò spontaneamente un gruppo lavoro. Il nostro obiettivo era dare il miglior servizio al cittadino, rispondendo al principio comunitario “chi inquina paga”. Volevamo perciò che la normativa fosse diretta a legare il corrispettivo per i servizi di gestione dei rifiuti alle quantità conferite e ai servizi resi.

Siamo riusciti a rappresentare una rete forte e autorevole, grazie alla presenza di soggetti che vantano esperienza tecnica applicata formata sulla migliori pratiche gestionali1. Questa esperienza ci mette in grado di fornire e condividere quadri interpretativi e proporre soluzioni normative adeguate. Nel delicato passaggio da Tarsu/Tia a TARES, abbiamo promosso iniziative in grado di evidenziare le criticità presenti nella norma con proposte di modifica finalizzate a rendere più efficiente la gestione dell’intero ciclo dei rifiuti.

Abbiamo creato un blog (http://www.tares.it/) e attivato tre sottogruppi, finalizzati a: 
a) lavorare su “NORME, REGOLAMENTI E RISCOSSIONE” per analizzare la criticità e offrire proposte di riforma coerenti con questa impostazione;
b) produrre uno studio su “MISURAZIONE QUANTITA’ E METODOLOGIE DI RACCOLTA”, che ha dimostrato che i sistemi di misurazione puntuale hanno raggiunto una piena maturità tecnologica e processistica e una crescente convenienza economica;
c) lavorare al “CENSIMENTO DELLE ESPERIENZE”, dimostrando come dalle migliori pratiche applicative si potevano trarre tutti i dati regolamentari ed applicativi per consolidare e generalizzare il passaggio a tariffa.

Il 24 ottobre 2012 abbiamo presentato le nostre proposte - modifiche da introdurre all’art. 14 del DL 201/11 e riforma del decreto applicativo (Dpr 158/99) – in un affollato seminario al Senato. Erano presenti i Ministeri dell’Ambiente e delle Finanze e membri delle Commissioni ambiente di Camera e Senato e numerosissimi tecnici e operatori del settore. Ciò ci ha consentito di creare un clima di attenzione ed ascolto alle nostre proposte. Ma il precipitare della situazione con la fine anticipata della legislatura ha creato una scenario di grande incertezza e confusione applicativa.

Vi è stato un disordinato e disorganico sovrapporsi di emendamenti “last minute”che andavano a toccare singoli aspetti della norma, in modo del tutto slegato da un ragionamento sugli effetti di insieme (v. DL 35/2013 e prime circolari applicative). 

Perciò oggi i Comuni si trovano a fare i conti con un quadro non solo disorganico ma critico su molti aspetti, quali:
- la natura del prelievo (che può essere tributo o corrispettivo a seconda che sia applicato in modo parametrico o puntuale);
- la necessità di aggiornamento del decreto applicativo (sarebbero utili chiarimenti sulle voci di spesa del Piano Finanziario, sull’attribuzione dei costi a quota fissa e variabile e a utenze domestiche e non domestiche);
- le incertezza sulla riscossione (che può avvenire attraverso bollettino postale o F24, ma sconta ritardi nella messa a disposizione di strumenti e procedure);
- le incertezze sul tributo per il servizi indivisibili, da riscuotere assieme alla tariffa ma da versare per il 2013 direttamente alla Stato (che ha ripristinato – solo per quest’anno!- i trasferimenti ); 
- la confusione ingenerata sulle differenza (introdotte dal DL 35/2013) tra situazione applicativa per il 2013 e per gli anni successivi.

In questa situazione il gruppo TARES (che sta dando vita ad una associazione per allargare le adesioni degli operatori e consolidare la sua visibilità e capacità di influenza) si sta muovendo verso il nuovo Parlamento e il nuovo Governo.

Dall’analisi delle criticità che la situazioni applicativa stanno generando per Comuni e gestori. bisogna far ripartire in modo accelerato (prima che si arrivi alla situazione a regime che dovrebbe partire dal 2014) le modifiche necessarie a risolvere i problemi e a far ripartire quel “cammino della riforma” che a tutti gli operatori pare urgente e ineludibile.

Eco dalle Città può essere uno strumento per allargare il dibattito e finalizzarlo. Il vostro portale ha diverse opportunità per farsi parte attiva della campagna “per una tariffa commisurata alla produzione dei rifiuti”
-sostenere e diffondere l’analisi delle criticità della prima applicazione della norma;
- attivare un forum discussione sulle proposte di modifica della normativa (primaria -art.14 DL 201/11 – e secondaria -Dpr 158/99)
- seguire i momenti fondamentali dell’azione del gruppo (che saranno scanditi da un appuntamento parlamentare alla ripresa dei lavori Camera e Senato e da un seminario a Ravenna 2013). 

Ritengo, in conclusione, che la valorizzazione dei “saperi applicativi” emersi dalle buone pratiche che hanno continuato a svilupparsi a dispetto di un quadro normativo a dir poco “incerto e contraddittorio”, offra al nuovo Parlamento una grande opportunità. Essa va colta in tempo per dare risposte certe ai Comuni che stentano a “tenere la barra dritta” in questo periodo “di confusione”.

Oggi si può andare ad una tariffa di tipo europeo, svincolata da altri tributi locali e strumento per orientare la gestione dei rifiuti verso la prevenzione e la “società del riciclaggio”. Buoni segnali han cominciato a venire dal nuovo parlamento (ad es. con la prima prese di posizione della nuove commissioni ambiente) e dalla società civile (ad es. la raccolta di firme promossa da Legambiente sulla petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare”).

I prossimi mesi saranno decisivi per individuare e definire il percorso normativo adeguato. Nella road map per la riforma la Tariffa rifiuti non può essere deve dispersa nel calderone della fiscalità legati ai servizi locali, ma deve mantenere la sua specificità e il suo ruolo strumentale alla gestione sostenibile dei rifiuti. Per questo la sua applicazione sulla base di indici parametrici non può che essere un fatto momentaneo e provvisorio e deve arrivare a quella misurazione dei rifiuto prodotto da ogni utenza. Questo principio già ispirava il Decreto Ronchi e il Dpr 158/99, ma oggi quindici anni dopo, ha raggiunto la piena maturità economica a gestionale.

Mario Santi – “Eco dalle città