Miracolo (edilizio) a Milano

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di Ferruccio Sansa

Scambiare una balla (di fieno) con un mattone. Primo, si prende l’ultimo polmone verde di Milano e gli si attribuisce un indice di edificabilità. Secondo, si trasferiscono in città i diritti a costruire appena creati, dando il colpo di grazia a una metropoli già soffocata.

Perequazione, la chiamano, e in origine aveva un fine nobile: salvare le zone degradate e costruire altrove. Ma a Milano si è votato un Piano di Governo del Territorio (Pgt) che, insieme con i progetti già approvati, riverserà sulla città 80 milioni di metri cubi di cemento.

Case per 400 mila abitanti, quando, secondo lo stesso Comune, la popolazione da qui al 2030 aumenterà di sessantamila al massimo. La società civile dell’ex Capitale morale non si è lasciata fiaccare dal caldo e il 5 luglio si è ritrovata davanti a Palazzo Marino, la sede del Comune, dove si votava il nuovo strumento urbanistico.

Una manifestazione con il sapore malinconico della testimonianza, perché la giunta di Letizia Moratti aveva già deciso. Per dirla con Milly Moratti, consigliere comunale di opposizione, “il piano urbanistico è una prova di violenza del centrodestra che ha schiacciato l’opposizione”.

Si è andati avanti come rulli compressori, una seduta fiume di oltre 36 ore per decidere il destino del territorio di Milano nei prossimi cinquant’anni: il modello della “fiducia” di Montecitorio ha fatto scuola. Alla fine ecco la prima approvazione del testo pronto per essere adottato dalla città. “Il Pgt – continua Moratti – segue un mosaico di richieste. Non dei cittadini, però, ma dei potenti”.

I nomi sono sulla bocca di tutti: Ligresti, con tutte le sue società in cui siede la famiglia La Russa. Poi i grandi del mattone e i nuovi principi dell’economia milanese: le cooperative, da Cl a quelle rosse.

NELLE GRANDI STORIE si parte da una vicenda minima: siamo nella periferia Sud, dove la città cede alla campagna. Qui ti ricordi che le radici di Milano non sono nelle fondamenta dei grattacieli che crescono ovunque, dal progetto City Life (doveva diventare “il Central Park di Milano” e si è trasformato in una colata) alla Porta Garibaldi.

Alle sedi della nuova Regione che Formigoni vorrebbe lasciare come simbolo del suo passaggio. Milano affonda le radici nella Pianura: in piazza Duomo, come ricorda lo scrittore Luca Doninelli, “fino a pochi anni fa nelle notti d’estate arrivava il profumo del grano falciato”.

Oggi c’è solo puzza di smog, il Pm10 che ti avvelena. Alle porte di Milano c’è la Cascina del Campazzo, oggetto di contesa tra due uomini: Andrea e Salvatore. Andrea, 58 anni, è il signor Falappi che da decenni con la sua famiglia coltiva la terra.

Salvatore è Ligresti, 78 anni, l’uomo che a Milano ha costruito più di chiunque altro e oggi è proprietario della cascina. Ecco il paradosso: Ligresti è forse il più grande proprietario terriero del milanese. Verrebbe da gridare al miracolo, alla conversione sulla via di Binasco (comune dell’hinterland): dal mattone all’agricoltura.

Non è così. Basta guardare le mappe: la provincia di Milano è un’enorme macchia grigia (in Lombardia il cemento si mangia ogni giorno dodici ettari di vegetazione), ma tra Milano e Pavia è sopravvissuto un polmone verde di 46.300 ettari. Eccolo, il Parco Sud. Così da anni i grandi immobiliaristi, Ligresti in testa, ci hanno puntato gli occhi sopra.

Oggi forse la grande occasione è arrivata: il Pgt. E il paradosso, come racconta l’ambientalista Michele Sacerdoti, è che la manovra rischia di passare come un salvataggio. “La parolina magica – spiega Sacerdoti – è ‘perequazione’. Si prende l’area vincolata del Parco, le si attribuiscono indici di edificabilità.

Poi si proclama di voler salvare il verde trasferendo il diritto a costruire nella città che già scoppia”. Basilio Rizzo, consigliere comunale nella lista per Dario Fo, sorride amaro: “In Comune dicono che si faranno ‘atterrare’ i nuovi volumi in città. Un capolavoro: Ligresti e colleghi potranno costruire milioni di metri cubi”.

MA È SOLO L’INIZIO: “Qui non si tratta soltanto di un’operazione immobiliare, ma anche finanziaria, che consentirà ai costruttori in difficoltà di rimettere in piedi i bilanci”, racconta Milly Moratti. Aggiunge: “I diritti di edificazione potranno infatti iscriversi in una ‘borsa’ apposita”.

Si potrà costruire altrove oppure rivendere. Indifferente a chi, non importa se da anni l’Antimafia lancia allarmi sulla ‘Ndrangheta che ricicla il denaro sporco nel cemento. Poi c’è la fetta per le cooperative. È certo un caso che l’assessore all’Urbanistica del Comune, Carlo Masseroli, sia un ciellino, e dallo stesso ambiente provenisse il predecessore, Maurizio Lupi (oggi vicepresidente della Camera).

Ma che vantaggio avranno le cooperative? Sacerdoti non ha dubbi: “Si dice che il piano è utile anche per i meno abbienti, che il 35 per cento delle costruzioni sono destinate al social housing”. E non è vero? “Solo il 5 per cento diventeranno vere case popolari. Un buon 20 per cento sarà affidato alle cooperative – bianche e rosse – che magari venderanno a prezzi ridotti, ma comunque a famiglie con un reddito fino a ottantamila euro l’anno. Non è edilizia popolare”.

Masseroli promette 3 milioni di metri quadrati di verde… “Basteranno appena per i nuovi abitanti, la quota pro capite resta bassa”. Non è finita. Il grande regalo alle cooperative è nel “Piano dei servizi”, scuole, strutture sanitarie, tanto per dire. “Il documento si apre con una citazione di don Giussani”, sostiene Sacerdoti. Ma in concreto che cosa succederà?

“Il Comune rinuncia ai nuovi servizi che passeranno ai privati”. Alle cooperative. Il nuovo Pgt andrebbe letto riga per riga. Così scopri che il Comune lascerà quasi carta bianca ai privati: “Spariranno le destinazioni d’uso”, conclude Sacerdoti, “E si potranno elevare i palazzi: addio all’antico divieto di costruire case più alte della larghezza della strada. No, gli edifici potranno alzarsi al livello del più alto nelle vicinanze”.

MA SECONDO L’OTTIMA TRADIZIONE ITALIANA nel testo fiume approvato, ecco una trappola. Nascosto in mezzo a migliaia di pagine del piano di attuazione ecco l’articolo 2, comma F, come Firenze: “Lo strumento individua le aree agricole del Parco Agricolo Milano Sud…”. E’ ancora Milly Moratti a sollevare il dubbio: “Se il parco è già agricolo, perché individuare le aree agricole?”. Già, queste due righe potrebbero bastare per spalancare le porte al cemento nell’ultimo polmone verde all’ombra del Duomo.

ORMAI GLI ALBERI a Milano non sono più di 30 piani, come diceva Celentano. Ne hanno 80. Intorno alla Madonnina “atterrerà” l’equivalente di 800 Pirelloni. Almeno, però, quello lo aveva disegnato Giò Ponti. Adesso ci pensa Arata Isozaki, che per City Life ha rifilato alla città un progetto già disegnato per Tokyo. Un buon simbolo della Milano di oggi, un grattacielo “usato”.

La spesa a Km zero

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Guida al Consumo Critico

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I have a dream

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di Michele Dotti (che ringrazio!)

Ho fatto un sogno, è meraviglioso e non intendo più svegliarmi.

Ho sognato che un bel giorno, un giorno non lontano, stanchi di attendere e sperare in tempi migliori, i settori più attivi della società civile si riuniranno per organizzare tutti insieme il cambiamento politico nel nostro paese, creando un’alternativa credibile, seria, affidabile che tutti gli italiani potranno abbracciare al di là dei rispettivi percorsi politici di provenienza. Un nuovo soggetto politico, estraneo a tutte le vecchie logiche partitiche, né a destra né a sinistra, ma semplicemente “avanti”...

Un movimento fondato semplicemente sul “buonsenso”; quanto basta a capire che la raccolta differenziata è mille volte meglio degli inceneritori, che il risparmio energetico e le rinnovabili sono le vere alternative alla follia del nucleare, che le grandi opere servono solo ai grandi affari mentre sono le “piccole opere” quelle che migliorano davvero la vita della gente!

Un movimento che sa dire si quando è il momento di dire si e no quando è il momento di dire no, in modo chiaro e comprensibile a tutti: si all’integrazione, al rispetto delle diversità, al pluralismo, alla libertà d’informazione, alla pace. No al razzismo, all’esclusione, al monopolio dell’informazione, alla censura, alla guerra e ad ogni forma di violenza.

Sarà così, riflettendo tutti insieme sui contenuti, che i rappresentanti della società civile, raccolti intorno a un tavolo, si accorgeranno di avere fra di loro molti più punti in comune di quanti non ne abbia mai avuti al proprio interno nessun partito nella storia repubblicana. Si renderanno conto cioè di avere creato in tutti questi anni di impegno silenzioso, non soltanto un orizzonte di valori comuni, ma anche un vero “programma” di azioni da realizzare per risollevare il paese, un programma fondato su una visione della società che nessun partito, fino ad ora, ha mai realmente promosso.

E così, mostrando una saggezza che non si è mai vista in Italia, questi “leader” di un “movimento senza leader” sceglieranno consapevolmente di fare ciascuno un passo indietro, per poterne fare dieci avanti tutti insieme.

Ho sognato che ognuno metterà da parte per un attimo quel pizzico di orgoglio, più che legittimo… direi quasi sacrosanto, per i percorsi meravigliosi che ha creato fino ad ora e rinuncerà alla propria sigla, al proprio nome, al proprio logo, per vederne i contenuti aprirsi all’intera società.

Sarà un atto di coraggio e grandezza d’animo, oltre che di lungimirante umiltà!
Un gesto di portata storica, che aprirà uno scenario nuovo per il paese.

E sarà così che in un solo giorno “scompariranno”, per fondersi tutti insieme, invincibili, i Comuni Virtuosi, il Movimento per la Decrescita Felice, le Città della Transizione, i Comuni solidali, le Città del Bio, tutto il mondo del Commercio Equo e Solidale, della Finanza Etica, del Consumo Critico, tutti i Gruppi di Acquisto Solidale, le Associazioni di Volontariato, le ONG, tutte le Liste Civiche e i Comitati spontanei, tutto il Movimento per l’acqua pubblica, gli ambientalisti, quanti si battono contro le mafie, per fondersi in uno straordinario progetto politico unitario ed aprirsi ad ogni singolo cittadino onesto del nostro paese!

E tutti insieme creeranno il “Partito del buonsenso e dell’onestà”, che inizierà da subito a presentare il proprio programma su internet, nelle piazze, in tutte le riviste della società civile, nei bagni in spiaggia e nelle baite in montagna, nelle liste d’attesa dei pediatri e delle poste, nei pub e ai concerti… spinto dall’entusiasmo di milioni di volontari di ogni età che ritroveranno finalmente il piacere di impegnarsi civilmente per il proprio paese.

I sondaggi daranno questo partito al 45%, per cui presto anche le tv non potranno più ignorarlo e la visibilità sarà così moltiplicata.
I tentativi di screditarlo, e ve ne saranno diversi, falliranno miseramente, perché la credibilità delle persone che lo rappresentano è tale che non potrà essere smontata così facilmente.

I migliori esponenti della società civile, infatti, si impegneranno in questa sfida che la storia ha posto sul loro cammino; da padre Zanotelli a Francuccio Gesualdi, da Maurizio Pallante a Marco Boschini, da Riccardo Petrella fino ad arrivare a Don Luigi Ciotti, che verrà scelto all’unanimità come candidato premier.

Il nome di Don Ciotti raccoglierà subito la fiducia di milioni di cittadini del Sud d’Italia, da decenni esasperati dai ricatti delle mafie, che vedranno in lui finalmente la speranza concreta di liberarsi dalla criminalità organizzata, e così i sondaggi saliranno ulteriormente portando il partito del buonsenso oltre il 53%.

Gli altri partiti, terrorizzati, reagiranno come possono, alla vecchia maniera, facendo mirabolanti promesse a cui nessun italiano ormai crede più e insinuando che i rappresentanti del nuovo “partito” non possono essere all’altezza della sfida, troppo inesperti dei meccanismi della politica e dell’economia…

A quel punto però nessuno li ascolterà, né replicherà, perché il “programma di governo” della nuova realtà è ormai chiaro a tutti e soprattutto pare scritto dalla gente, finalmente.

Si taglieranno gli inutili e costosissimi investimenti in armi, così come tutti i vergognosi privilegi della Casta, si riaffermerà con forza il valore della cultura, dell’istruzione pubblica, della sanità pubblica, dell’acqua pubblica, si ridistribuirà finalmente la ricchezza nel paese dopo decenni di accresciuta disuguaglianza, si stringerà un patto di solidarietà fra le generazioni che interromperà quella odiosa “guerra fra genitori e figli” sul piano professionale, sociale ed economico.

Liberi dalla paura, così a lungo strumentalizzata per fini elettorali, si ritroverà il piacere di uscire di casa, di stare insieme, di incontrare l’altro. Il razzismo sarà sconfitto dall’amicizia (e quando è il caso anche dall’amore) promossa da precise politiche volte a favorire l’incontro fra le culture.

Le esperienze virtuose, dopo innumerevoli e conclamati successi, verranno prese a modello per tracciare le politiche nazionali, finalmente improntate su una sana ricerca della felicità, più che sulla assurdità della crescita illimitata del PIL.

L’occupazione ripartirà fondata su base più solide, libera dalle fluttuazioni e dalle speculazioni della finanza e più concretamente incentrata sull’economia reale, sull’energia verde, sugli scambi locali, sulla solidarietà. Una solidarietà che andrà anche oltre le frontiere affrontando le sfide globali della fame, della sete, dell’analfabetismo, del lavoro minorile, con la necessaria efficacia.

Ho sognato che la stragrande maggioranza degli italiani, gente onesta che si alza la mattina per andare a lavorare, fa la fila in posta, rispetta il rosso al semaforo, troverà nel “Partito del buonsenso e dell’onestà” il proprio riferimento naturale alle elezioni, e milioni di cittadini che avevano abbandonato il voto perché esasperati e delusi, ritorneranno alle urne non dovendo più scegliere il “meno peggio”, ma potendo finalmente scegliere il “meglio”!

E così alle elezioni sarà un vero trionfo e la gente tornerà a sorridere, libera da quel velo grigio che impedisce oggi di guardare al futuro con speranza e serenità.

Le divisioni ideologiche presto saranno dimenticate e i nostri nipoti un giorno non riusciranno a capire, studiando la storia sui libri di testo, come noi abbiamo potuto impiegare tanto tempo prima di renderci conto di avere la forza necessaria e le capacità sufficienti per realizzare questa rivoluzione pacifica, prima di divenire consapevoli che questo sogno poteva davvero divenire realtà.

Comune leggero

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Con il progetto “Comune Leggero”, l’Amministrazione comunale di Colorno intende anzitutto mettere a sistema le numerose iniziative avviate e promosse negli anni scorsi a riguardo della promozione delle buone pratiche sulla riduzione e recupero dei rifiuti.

Lo scopo è quello di consolidare nel tempo le iniziative facendo la crescere anzitutto la consapevolezza della comunità locale. Per questa ragione sono numerosi i soggetti locali che saranno coinvolti attraverso il progetto “Comune Leggero”.

Il logo stesso di “Comune Leggero” vuole essere anche una certificazione di qualità con il quale il territorio di Colorno dichiara l’attenzione alle buone pratiche e a nuovi stili di vita compatibili.

Il progetto è promosso e condotto dagli assessorati all’Ambiente e ai Servizi Pubblici del Comune di Colorno, in collaborazione con l’assessorato alla Pubblica Istruzione.

Negozi Leggeri è una catena di negozi che si impegna in piccole ma significative modifiche nella vendita dei prodotti e nell’approccio al consumo. Questi negozi, che mirano a farsi riconoscere per la sensibilità al tema delle buone pratiche, vengono incentivati economicamente ed inseriti nel circuito “Negozi Leggeri”.

Condomini Leggeri sono tali perché si impegnano nel massimizzare la raccolta differenziata e ad ottimizzare i meccanismi di esposizione dei bidoncini, nell’ambito del servizio rifiuti svolto dal gestore. I migliori condomini ricevono un incentivo economico. L’iniziativa ha inoltre la finalità di introdurre parametri di valutazione che potranno in futuro comporre meccanismi di tariffazione puntuale.

I bimbi Leggeri sono quei bambini nati nel corso dell’anno 2010, le cui famiglie hanno deciso di utilizzare i pannolini durevoli, anziché i classici usa e getta. Questo faticoso cambio d’abitudine, ha un impatto ambientale notevole, per questa ragione viene riconosciuto economicamente dall’amministrazione.

“Porta la Sporta”: la campagna nazionale di messa la bando delle borsine di plastica viene rafforzata a livello locale attraverso il coinvolgimento degli esercizi del circuito “Negozi Leggeri”. La distribuzione delle sportine di tela viene incentivata dall’Ammistrazione.

Prosegue l’iniziativa di recupero dei beni durevoli (Ri-Utilizziamo), attraverso la riorganizzazione delle attività svolte presso il Centro di Raccolta Differenziata.

L’Istituto Comprensivo di Colorno sarà un interlocutore privilegiato del progetto “Eco Scuola”. I ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado saranno coinvolti attivamente attraverso attività di controllo, monitoraggio e verifica. Collaboreranno anche alle campagne informative.

I tempi di svolgimento prevedono il completamento delle fasi preliminare e organizzativa entro la fine del 2010 e nel corso del 2011 lo svolgimento delle attività di monitoraggio, verifica e rendicontazione.

1.401.492 firme raccolte

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Oggi, lunedì 19 luglio, il Comitato Promotore dei Referendum per l’acqua pubblica consegna oltre un milione e quattrocentomila firme presso la Corte di Cassazione.

Un risultato che segna un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione in questo Paese. Nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme.

La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre “sì” la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici. Un risultato che oggi, alla luce del “risveglio democratico” a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile.

Adesso chiediamo al Governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum.

Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi. Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il Decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze.

Il prossimo appuntamento del popolo dell’acqua è il prossimo 18 e 19 di settembre, quando, probabilmente a Firenze, si terrà l’assemblea dei movimenti per l’acqua.

Acqua con Giustizia e Sobrietà

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Se fossi il segretario del PD…

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Se fossi il segretario del maggior partito di opposizione in Italia mi incazzerei di brutto, prima di tutto.

Parlerei chiaro, affinchè il popolo che ancora si indigna e si organizza sapesse con chiarezza da che parte sto.

Se fossi il segretario del Partito Democratico farei in modo che i “miei” deputati e senatori fossero sempre presenti in aula (in fondo non sono stra-pagati per quello?!) per votare contro le follie di questo Governo e del codazzo al seguito.

Se fossi il segretario di un partito che si porta dentro una lunga tradizione di speranza, lotte, esempi di buon senso, trasparenza e tanto altro, pretenderei maggiore coerenza, maggiore chiarezza, maggior senso di responsabilità da parte di ciascun rappresentante barra esponente barra militante.

Se fossi il segretario Bersani, caro Bersani, indosserei gli stivali e salirei in montagna, perché oggi come allora è tempo di resistere, riorganizzarsi, costruire.

Se fossi in Lei, caro Lei, la smetterei subito con gli inseguimenti, gli scimmiottamenti, che han spinto Lei e il suo partito negli ultimi anni sulla strada del Male Minore: se davvero siamo diversi da Berlusconi (e dal berlusconismo) dobbiamo dimostrarlo con le nostre scelte, i progetti che portiamo avanti, la nostra idea di società.

Se fossi Lei, mio caro, mi schiererei immediatamente a favore dell’acqua pubblica e contro il nucleare, per il ritiro immediato di tutti i nostri soldati ad esportar democrazia in giro per il mondo. Chiederei al Governo di finanziare la finanziaria con la lotta all’evasione fiscale e liberando i miliardi di euro che ancora oggi investiamo per armamenti inutili e dannosi.

Direi basta al cemento, e alle speculazioni (anche se portate avanti da cooperative tendenzialmente a noi vicine…), e promuoverei una formidabile grande opera in tutto il Paese: il recupero e la riqualificazione di tutto il patrimonio esistente…

La smetterei di inseguire gli altri, e proporrei qualcosa di complessivamente diverso, a partire dalla messa in discussione di questo folle modello di sviluppo.

Se fossi il segretario di un partito nazionale, come il “suo”, convocherei oggi stesso una riunione di tutti i responsabili regionali e provinciali degli enti locali e ripartirei dagli unici luoghi in cui ci capita ancora di essere al governo: i comuni.

Se fossi il segretario di un partito nazionale, infatti, promuoverei una colossale operazione di efficienza energetica su larga scala.

Chiederei a ciascun sindaco del PD di introdurre il sistema porta a porta dei rifiuti prendendo a modello il caso di Ponte nelle Alpi (BL), e promuoverei battaglie locali contro gli inceneritori e a favore della strategia Rifiuti Zero.

Farei adottare ovunque Piani Energetici Comunali, per tagliare la bolletta energetica di ogni ente del 30, 50, 70%, autoproducendo l’energia (da fonti rinnovabili) necessaria ai fabbisogni della comunità.

Stimolerei con incentivi, progetti e infrastrutture leggere una mobilità dolce e sostenibile, pretendendo dalle istituzioni superiori risorse per il trasporto pubblico, le piste ciclo-pedonali…

Mi farei in quattro per creare occasioni di incontro, confronto, partecipazione tra la cittadinanza. La invoglierei ad uscire di casa, così da spegnere e boicottare quel maledetto apparecchio colorato che vomita da vent’anni a reti unificate un’economia dello spreco e una società dell’egoismo e della paura.

Caro Bersani, se fossi Lei in questo momento probabilmente non sarei segretario del maggior partito di opposizione in Italia, ma più semplicemente mi occuperei di ambiente ed urbanistica nel mio comune a Colorno (PR).

Se fossi Lei, però, proverei ad ascoltare le proposte che arrivano dal basso, dalla base…

Quanti sono i sindaci PD al governo degli 8.101 comuni italiani? E quanti i presidenti di Provincia? E di Regione?

Si immagini cosa accadrebbe se domani mattina, tutti insieme con la vostra forza e visibilità, tutti questi enti decidessero di adottare alcune delle proposte contenute in questa lettera?

Che dimostrazione di efficienza, buon senso, trasparenza e lungimiranza ne trarrebbero i cittadini elettori in un momento come questo, in cui la politica, le istituzioni e lo Stato vengono gettati quotidianamente nell’ennesimo scandalo, fango, colpo di scena?

L’altro giorno, per ben altri motivi, mi sono permesso (dandogli del tu) di scrivere al nostro Presidente del Consiglio (sto ancora aspettando la risposta…).
http://www.facebook.com/note.php?note_id=411607454506

Spero che Lei avrà tempo per ascoltare, tempo per parlare e confrontarsi rispetto a queste chiare, semplici, proposte e sollecitazioni.

In attesa di un cortese riscontro,
Marco Boschini
Assessore di Colorno (PR)
Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi

Monsano nella sporta!

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Realizzate artigianalmente dalle detenute del Carcere di Borgo San Nicola (LE), riciclando tessuti di scarto, multicolori e tutti di qualità, attraverso la cooperativa “Made in Carcere”, che le ha prodotte in esclusiva per il Comune di Monsano (AN) e i commercianti del centro storico.

Si tratta delle colorate shopper bags, che verranno distribuite ai monsanesi nei prossimi giorni, con l’intento di sostituire, o diminuire fortemente, l’uso dei sacchetti di plastica, in linea con quanto prevede un articolo della Finanziaria 2007, che stabilisce il divieto della commercializzazione dei sacchi non biodegradabili dal 1 gennaio 2011.

L’iniziativa è una delle migliaia messe in campo in Italia da decine di Enti locali e associazioni, all’interno della campagna nazionale “Porta la Sporta!”, (http://www.portalasporta.it/) promossa dalla “Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi” (http://www.comunivirtuosi.org/), di cui Monsano è socio fondatore, in collaborazione con WWF, Italia Nostra, FAI (Fondo Ambiente Italiano), Adiconsum e il patrocinio di Regioni e Provincie, tra cui la Regione Marche e la Provincia di Ancona.

Un progetto a “costo zero” per l’Amministrazione comunale e i cittadini: la cifra impiegata per l’acquisto delle borse deriva infatti dal “premio” erogato al Comune di Monsano dalla Regione Marche per i lusinghieri risultati in termini di percentuale di raccolta differenziata raggiunti con il sistema “porta a porta” spinto. Tale cifra è stata impiegata anche per l’acquisto dei kit di pannolini lavabili (ancora disponibili presso l’Uff. Ambiente, tel. 0731619328), distribuiti ai bambini nati nel 2008 e 2009, e a tutti i nuovi nati.

Una serie di misure e progetti, volte a diffondere e aumentare la sensibilità dei cittadini verso una riduzione della produzione dei rifiuti, che si inseriscono all’interno della “strategia Rifiuti Zero”, a cui il Comune di Monsano intende aderire.

Conosco delle barche

Author: admin  |  Category: Generale

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Jacques Brel

Ponte nelle Alpi, comune riciclone 2010

Author: admin  |  Category: Rifiuti

E’ Ponte nelle Alpi il Comune più Riciclone d’Italia. Straordinario risultato del Comune di Ponte nelle Alpi che a meno di tre anni dall’avvio del servizio di raccolta differenziata porta a porta è stato riconosciuto come il migliore Comune d’Italia dopo aver sfiorato l’anno scorso il gradino più alto del podio.

Ponte nelle Alpi si piazza infatti al 1° posto al premio dei Comuni Ricicloni 2010, il più ambito concorso della categoria promosso da Legambiente e patrocinato dal ministero dell’Ambiente.

La giuria composta dai rappresentanti dei Consorzi di recupero degli imballaggi da Feder Ambiente dall’Anci ed altri ha scelto tra 1488 comuni italiani in gara non solo in base alla percentuale di raccolta differenziata raggiunta, dato che vede Ponte nelle Alpi svettare su tutti superando l’85%, ma anche attribuendo un indice di buona gestione che valuta l’effettivo recupero dei materiali raccolti, l’efficacia e la qualità del servizio.

Efficienza, un servizio impeccabile e puntuale, un ecocentro gestito con grande accuratezza, costi di gestione contenuti e tariffe che premiano i comportamenti dei cittadini più virtuosi, educazione ambientale nelle scuole, la determinazione di un’assessore e dell’amministrazione e soprattutto la voglia condivisa di fare la cosa migliore per la propria comunità: ecco la ricetta che ha portato Ponte nelle Alpi in soli tre anni da fanalino di coda della Regione Veneto al vertice nazionale.

Riciclare significa anche contribuire a ridurre le emissioni in atmosfera, la giuria ha calcolato che le emissioni di C02 evitate da ogni cittadino di Ponte nelle Alpi nel 2009 grazie alla raccolta differenziata e al relativo recupero di materiali, è di ben 103 Kg. Si può ben dire che a Ponte nelle Alpi ognuno, con piccoli gesti quotidiani, fa la sua parte per rispettare gli obiettivi di Kyoto.

Il premio è stato ritirato a Roma dal Sindaco Roger de Menech, dal direttore della Ponte Servizi srl Stefano Triches, società del comune che gestisce il servizio e idealmente dall’Assessore all’ambiente Ezio Orzes che non ha potuto presenziare personalmente alla cerimonia.

L’eccellente risultato, riempie di orgoglio l’amministrazione comunale, il personale della Ponte Servizi srl che vede premiato il lavoro, l’impegno e l’entusiasmo dedicato all’ottima gestione del servizio e soprattutto i cittadini di Ponte nelle Alpi veri protagonisti di questa rivoluzione culturale guardata con ammirazione dall’Italia intera.

Ponte nelle Alpi fa parte da un paio di anni dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, ed è il vincitore del Premio Comuni a 5 stelle nell’edizione del 2008. All’amministrazione comunale e ad Ezio Orzes in particolare (membro del comitato direttivo della rete) va il plauso della nostra associazione. Brava Ponte nelle Alpi!

Uno della parte avversa

Author: admin  |  Category: Generale

Caro Silvio,
ti scrivo questa lettera perché non so quanto tempo mi resti ancora, prima di perdere ogni speranza nelle istituzioni.

Forse mi sono montato la testa, magari sono un illuso anche solo a credere che tu possa non dico rispondermi, ma almeno tenermi sulla tua scrivania per pochi istanti, tra un vertice e un’intervista a reti unificate…

In questi anni mi sono inventato una rete (http://www.comunivirtuosi.org/), in compagnia di buoni amici, che mette insieme il meglio delle esperienze di buon senso sperimentate nelle istituzioni oggi in Italia.

Ho attraversato i fatti di Genova come tanti altri, incredulo e arrabbiato e offeso come tanti altri.

Ho scritto e letto di esempi concreti, buone prassi, persone incredibili e idee brillanti, fuori e dentro al palazzo, fuori e dentro le istituzioni, fuori e dentro la politica.

Ho pianto, alle stragi di Mafia e di (forse) parte dello Stato, mi sono indignato e rialzato perché c’era bisogno anche di questo, per ripartire.

Ho visto la trasformazione che ha attraversato la nostra società dei consumi, alla quale in Italia un gran contributo hai portato proprio tu, con le tue televisioni.

Il consumo senza limiti, la leggerezza, l’individualismo fatto a paradigma, l’intolleranza verso il diverso…

Ho riso, di un riso amaro e stretto, al declino della prima repubblica e allo squallore sprezzante della cosiddetta seconda.

Ho inveito a certi ometti della tua parte avversa, che sarebbe poi la mia parte amica, all’enorme ritardo culturale di una classe dirigente che sa solo contrapporre un male minore, un compromesso, un “sano” senso di colpa nel mandar giù la pillola suicida di questo stile di vita insostenibile.

Mi sono commosso, ad ogni angolo di strada che ha messo in scena persone “semplicemente” oneste, per bene, rispettose delle regole e nemiche del sotterfugio, della scorciatoia, dell’egoismo.

Ho gioito, per la fortuna di aver intrapreso un viaggio strano, fatto di migliaia di incontri, strette di mano, parole, sguardi, dove per ognuna di quelle parole, incontri, strette di mano e sguardi io ero la spugna, che assorbiva senso, ideali, nostalgia del futuro…

Quante lettere aperte ho scritto in questi anni, ho perso il conto: Prodi, Napolitano, Bersani, D’Alema… A tutti davo del Lei, come forma di rispetto e di distanza, in fondo.

A te invece parlo diretto, con il tu, forse perché trasmetti un’umanità per alcuni fastidiosa per altri amica: sicuramente diretta, verrebbe da dire “schietta” se non fossi proprio tu…

Però dopo le botte ai terremotati, e alle rappresentazioni di certi media il giorno dopo, dopo la finanziaria annunciata ormai mille volte in mille forme diverse (con l’unico dato certo e incontrovertibile di un ennesimo taglio netto agli enti locali, alla faccia di 15 anni di proclami su federalismo e decentramento), dopo i programmi nucleari e l’alta velocità, dopo Scajola e Brancher e Verdini, dopo Alitalia e Milano 4 e chissà quali altre diavolerie mi devi proprio scusare.

Ma io non ce la faccio più, no davvero. E allora ti scrivo, come atto estremo di “fede” nelle Istituzioni, che tu rappresenti appieno. Sei il mio Presidente del Consiglio di questa Magica Italia…

Sei l’uomo che ha scritto un pezzo forse non leggendario, che probabilmente non entrerà nella storia della canzone italiana (o napoletana), ma che ho trovato pieno di sincera passione…

Non sei un mosto, come spesso sei stato dipinto, ma un uomo. Semplicemente.

E con la stessa semplicità, da uomo a uomo, ti chiedo vivamente di lasciare il campo ad altri, di fare un passo indietro dalle Istutuzioni, dalle quali ogni giorno che passa (in questi giorni che si respira aria da fine impero) mi sento un passo più lontano…

Uno della parte avversa,
cordialmente.

Marco Boschini