Martedì torno a Geo & Geo, RAI 3

Author: admin  |  Category: Generale, Viaggio nell'Italia a 5 stelle

Martedì prossimo sarò di nuovo ospite della trasmissione di RAI 3 “Geo & Geo”, intervistato da Sveva Sagramola. Sarò in onda alle 18.15 e alle 18.50 circa, poco prima del TG3.

Ringrazio Sveva e Silvia Fraticelli della redazione, per questa nuova opportunità di far conoscere l’esperienza dei Comuni virtuosi, del Premio dei Comuni a 5 stelle e del libro “L’Anticasta: l’Italia che funziona”, in ristampa per la EMI in questi giorni.

Così uccide la camorra…

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Anche Verona porta la sporta!

Author: admin  |  Category: Rifiuti, Nuovi stili di vita

Anche la città di Verona aderisce a Porta la Sporta !. La decisione è stata formalizzata nel corso della seduta di giunta dello scorso 30 settembre.

La prima iniziativa verrà realizzata nell’ambito della settimana europea per la riduzione dei rifiuti in cui verranno coinvolti tutti i dipendenti comunali che, oltre a ricevere una borsa a rete, potranno cimentarsi tramite l’intranet comunale in un concorso che consiste nel proporre uno slogan per promuovere la borsa riutilizzabile.

Tra gli slogan pervenuti verrà scelto tramite votazione quello destinato a essere utilizzato nella campagna informativa a seguire che coinvolgerà la città.

All’iniziativa verrà dedicata una pagina del sito internet che ospiterà le adesioni degli esercenti e dei cittadini. Sarà dato spazio a proposte ed esperienze perseguibili (che arriveranno a una preposta casella di posta elettronica) che prevedano la sostituzione dei sacchetti in plastica con altre alternative riutilizzabili.

Inoltre anche i ragazzi della classi primarie che hanno aderito al progetto di educazione ambientale EASE-Scuola sostenibile riceveranno una borsa riutilizzabile da portare in famiglia.

Anche le associazioni dei commercianti e la grande distribuzione verranno coinvolte per concertare iniziative di riduzione e sostituzione degli shopper.

Comune riutilizzatore

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Rifiuti zero

E’ stato l’assessore all’ambiente Alessio Ciacci a nome dell’amministrazione comunale a ritirare alcuni giorni fa a Milano nella sede della Camera di Commercio, il ‘Premio Nazionale Comune Riutilizzatore’ assegnato per il secondo anno consecutivo al Comune di Capannori dall’associazione ambientalista ‘Amici della Terra’ in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Class Onlus.

Nella categoria dei Comuni con meno di 100 mila abitanti, Capannori (LU) è uno degli unici due Comuni toscani, insieme a Follonica (GR), ad essere entrato in classifica, per la sua eccellenza nel settore del recupero della carta.

Un ulteriore riconoscimento all’amministrazione capannorese per le buone pratiche realizzate in campo ambientale e in questo caso per gli ‘acquisti verdi’ dell’ente portati avanti a partire dal 2005 con l’adesione al metodo “Green Public Procurement” (GPP) un sistema di acquisti che privilegia prodotti realizzati con materiale riciclato o riutilizzato, che riguarda carta, i toner per stampanti, ma anche molti altri prodotti e servizi.

Per approfondire:
www.ciaccimagazine.org
www.anticasta.it

L’ente più inutile della storia

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enti inutili

Carissimi amici dei Comuni Virtuosi, mi chiamo Fabio e sono un giovane consigliere comunale di Strona, piccolo comune del Biellese Orientale.

Mi rivolgo a voi spronato dalla forza della disperazione, per trovare supporto e qualche valido consiglio contro l’isolamento in cui mi trovo. Nella mia zona sta infatti per nascere l’ennesimo “Frankenstein” amministrativo grazie ad una legge della Regione Piemonte: una nuova comunità montana, nata dalle fusioni di altre tre, che sarà un vero scempio dell’efficienza amministrativa e il 7 novembre ci saranno le elezioni a cui parteciperanno solo i consiglieri comunali.

Ora vi spiegherò le mie motivazioni, ma devo procedere per punti perché sono parecchie:
1] Raccoglierà comuni non montani (Es: Cossato e Valdengo, rispettivamente 257 e 285 metri sul livello del mare).
2] Si dovrà occupare di risolvere esigenze di comuni estremamente differenti tra di loro (Es.: Cossato ed Ailoche, rispettivamente 15000 e 32 abitanti e vi risparmio gli aspetti territoriali).
3] Sarà sostanzialmente priva di budget per i tagli effettuati dal governo (- 30% quest’anno e un ulteriore 30% il prossimo), anche se la Regione Piemonte ha promesso che integrerà tali perdite.
4] Fonderà tre comunità montane (Prealpi Biellesi, Valle di Mosso e Valsessera) senza apportare alcuna modifica ai comuni che vi aderivano (vedi punto 1 e 2).
5] Il piccolo margine a disposizione per gli investimenti e i progetti verrà quasi completamente assorbito dallo stipendio del personale.
6] La maggior parte dei costi del personale è dovuto agli stipendi dei dirigenti.
7] L’organico si sovrapporrà quasi completamente, in particolare quello dei dirigenti.
8] Una comunità porterà debiti che peseranno per anni sulla spesa corrente per il rimborso delle rate (Valsessera), una in sostanziale pareggio (Valle di Mosso) e una in attivo (quella meno montana, la Prealpi).

Ma non basta, ora arriva il bello…
9] Si presenteranno le liste del PD e del PdL e i nomi dei candidati sono stati scelti dalle segreterie o da alcuni sindaci locali.
10] LE DUE LISTE HANNO IL MEDESIMO PROGRAMMA! Non scherzo, letteralmente lo stesso, lavorato di copia e incolla! Sì, siamo di fronte all’ennesimo “accordo elettorale”.
12] Nel programma prevedono di realizzare progetti già realizzati sul territorio, sintomo che le segreterie/sindaci (perché da questi è stato scritto) non conoscono nemmeno la realtà locale. Su questioni fondamentali il programma glissa e si concentra invece su punti in cui le comunità montane non sono competenti (Es.: scuola).
13] L’accordo tra le due liste prevede che chi vince si prende presidenza e 60% dei consiglieri (come da legge regionale) e 3 assessori (come da accordo). L’accordo prevedere infatti che chi perde prende la vicepresidenza e 3 assessori. Secondo i loro calcoli dovrebbe vincere il centro-destra e perdere il centro-sinistra.
12] Per avere 6 assessori l’accordo prevede la modifica dello statuto che ne prevede solo 4!
13] Cossato (il comune più grande) vuole necessariamente un assessore.
14] I candidati nelle liste che attualmente ricoprono anche il ruolo di sindaco dei comuni aderenti hanno affermato che difenderanno il posto dei dirigenti della comunità montane di cui attualmente i loro comuni fanno parte.

Dimenticavo:
15]La comunità montana sarà composta da 31 comuni.
16] Ci saranno 36 consiglieri!
17] Nonostante i punti 15 e 16 non tutti i comuni saranno rappresentati: i comuni più grandi hanno infatti più probabilità di riuscire ad eleggere più consiglieri.
18] Ho dimenticato sicuramente qualcosa e di qualcos’altro sono stato certamente tenuto all’oscuro.

E molto di tutto ciò alla luce del sole, guardate qua:
www.ilbiellese.it/article.php?id=4384
www.ilbiellese.it/article.php?id=4349

Le segreterie/sindaci infatti giocano sul fatto che:
A] tanto questa comunità montana si deve fare, i consiglieri lo sanno e pertanto cercheranno di contenere i danni votando la lista che reputano meno peggio o cercheranno di girare la preferenza (prevista dalla legge-regionale) in modo da fare entrare un consigliere del proprio comune che è stato candidato nelle liste dai partiti;
B] l’accordo sembra fatto per dare il meglio e trovare un accordo per il “bene della montagna” evitando le litigiosità, ma il programma è estremamente vago e approssimativo, ciò fa nascere naturalmente il dubbio che l’accordo serve solo per le “sedie”.

La legge-ragionale in questione è la 19/2008 che assegna alle comunità montane nuovi compiti strategici nel campo delle politiche energetiche, foreste, assetto del territorio, agricoltura e turismo, affinché diventino delle vere e proprie “agenzie di sviluppo del territorio”. In sostanza la Regione ha tentato di ridare un senso a questi enti completamente svuotati. Sempre grazie alla stessa legge, che implica un sistema elettorale piuttosto complesso che vi risparmio, hanno avuto spazio le segreterie/sindaci locali nella spartizione dell’ente, le uniche in grado di realizzare liste in breve tempo con i criteri richiesti.

A detta di chi ha lavorato su tale legge, sembrerebbe che il sia il miglior testo regionale per la regolamentazione delle comunità montane in Italia, date le leggi nazionali in materia (orientate alla soppressioni di tali enti!), non voglio quindi immaginare come siano regolamentate nelle altre regioni.

Con queste premesse “elettorali” è difficile credere nella realizzazione degli intenti della legge nel Biellese Orientale.

Ma perché non pensare ad una gestione associata dei servizi tra comuni limitrofi e con caratteristiche e problematiche simili? Perché creare una sovrastruttura al disopra dei comuni anziché pensare alla fusione di piccoli comuni?
Voglio denunciare questo pasticcio agli elettori, voglio renderla pubblica nel vero senso della parola, voglio democrazia! Vorrei tanto un dibattito pubblico tra i due candidati presidenti…
Personalmente mi vergogno di andare a votare questo mostro e mi auguro che nelle elezioni non si superi il 50% più 1 dei voti, che questa comunità venga commissariata fin da subito e si incominci a lavorare seriamente, senza mettere “pezze nuove su vestiti vecchi”.

Vorrei dare un segnale chiaro che l’aria e cambiata sia ai partiti che ai sistemi di potere in generale. Sarebbe una cosa fantastica per l’Italia, un segnale che le cose possono cambiare, il primo evento di una reazione a catena!

Grazie Marco per avermi concesso spazio sul tuo blog.
Vi ringrazio per la vostra attenzione e… Diffondete la notizia!

La guerra dei Roses

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La Provincia di Perugia sceglie i pannolini lavabili

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(L’intervista al Vicesindaco di Colorno – PR - Mirko Reggiani per RADIO 1)

La Provincia di Perugia in collaborazione con l’ente di ricerca Ecologos rilancia il progetto “battezzato” a fine maggio e che ha riscontrato finora un enorme successo.

I 150 kit dati in omaggio dalla Provincia di Perugia tramite gli Sportelli del Cittadino provinciali sono terminati in breve tempo ed hanno già permesso il risparmio di 192.450 kWh, 5.158.000 litri di acqua e 112,5 tonnellate di CO2 non emessa.

Delle 150 famiglie che hanno sperimentato il kit dei pannolini, secondo l’analisi sociologica eseguita da Ecologos su un campione rappresentativo, la maggioranza si trovava ad affrontare la prima esperienza avendo quasi tutte un unico figlio, ciononostante l’utilizzo del pannolino lavabile non è stato percepito come un impegno gravoso, ma come un semplice contributo all’ambiente.

Ricordiamo infatti che i pannolini usa e getta incidono per il 5-6% sul totale dei rifiuti, e ogni bambino contribuisce al raggiungimento di questa preoccupante percentuale con una tonnellata di rifiuto pro-capite derivante dall’abitudine consolidata da parte dei genitori di utilizzare questo tipo di pannolini.

È evidente che il fenomeno non sia marginale rispetto al complesso sistema dei rifiuti. Non solo. L’utilizzo dei pannolini lavabili permetterebbe ad una famiglia media una spesa di circa 500 euro contro quella di 2.000 dei pannolini usa e getta.

Dopo la prima fase di sperimentazione diretta, a settembre la Provincia ha coinvolto, attraverso tavoli di lavoro, personale altamente qualificato al fine di garantire la massima tutela e informazione possibile al cittadino.

Gli Ospedali territoriali, le Asl nonché i Pediatri e l’Ordine dei farmacisti hanno partecipato attivamente all’iniziativa al fine di sostenere la campagna educativa e di comunicazione apportando il contributo di professionisti che quotidianamente si occupano dell’importante momento della nascita.

L’obiettivo del secondo step progettuale è quello di coinvolgere tutte le aziende ospedaliere che presso il proprio “punto nascita” metteranno a disposizione i kit e le Asl presso le quali saranno previsti approfondimenti, che si svolgeranno durante i corsi pre-parto.

Anche la Grande Distribuzione Organizzata ha creduto in questo progetto aderendo all’iniziativa che ha visto l’Ipercoop di Collestrada inaugurare la vendita dei pannolini lavabili.

Grazie a questa adesione, l’Ipercoop non solo farà da apripista per gli altri punti commerciali ma sarà un esempio di come una realtà commerciale possa abbracciare un importante fine ambientale. Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi direttamente al Numero Verde della Provincia di Perugia 800-013474.

Adotta un pollo!

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Di Vera Schiavazzi – Repubblica.it

C’è chi li chiama per nome e appende le foto sul frigorifero e c’è chi li guarda brucare l’erbetta pensando al latte prodotto, e ai formaggi sani e convenienti che arriveranno sulla loro tavola.

Più di 10mila italiani (un dato empirico fornito dalle associazioni di allevatori e coltivatori che sostengono l’esperimento) posseggono una mucca, una capra, un asino, un maiale e perfino una o più galline senza avere neppure un metro di terreno né un pollaio o una stalle nel cortile. È l’adozione a distanza degli animali da fattoria, che in alcuni casi sta aiutando interi settori, come l’allevamento allo stato semi-libero di pecore e capre, a sopravvivere a forme più redditizie e razionali. Per tutti rappresenta un modo di tornare alla natura, la sensazione, magari illusoria, di aiutare da lontano un altro essere vivente che in cambio fornisce latte, uova e perfino lana ancora da cardare.

Mario Patteri è un agricoltore di Marreri, vicino a Nuoro. A lui si deve l’idea della gallina in affido, che mette insieme la nostalgia per le aie di una volta con l’esigenza di risparmiare: “La crisi ci sta facendo chiudere, neppure le produzioni biologiche bastano più a guadagnare quel tanto che basta per andare avanti. Io ho già 50 galline e le allevo come si deve. Ho pensato che potevo tenere a pensione anche quelle degli altri: chi vuole ne compra una o più, pagando 5,5 euro, e per otto mesi riceve da me sei uova alla settimana. Lui risparmia, io guadagno qualcosa e le uova sono molto più buone di quelle dei negozi”.

Tra i consumatori sardi l’idea ha avuto successo e in questo weekend nell’azienda di Patteri troveranno un posto i primi polli in affido.

A Verbania, invece, si possono adottare Maggiolina, Cacao, Menta, Vaniglia e Betty: sono asinelle nane, animali da compagnia meravigliosi per bambini e non. I malgari della Valsugana e del Lagorai, cinque anni fa, si sono trovati di fronte a un bivio: rinunciare agli alpeggi estivi in quota, ormai costosi e troppo distanti dai moderni criteri di allevamento, o chiedere aiuto. In poco tempo, al loro appello hanno risposto oltre 200 lombardi di città, che hanno pagato 60 euro per ricevere una foto con l’animale e il suo nome, e sono saliti in montagna a ritirare latte, burro, panna e tome.

Vittorino, Pier, Loris, Azzurra e Francesco sono cinque giovani allevatori che fanno qualcosa di simile in Valsesia, nel Vercellese: la famiglia Muretto riceve le quote (40 euro a mucca, ognuna con la sua carta di identità) e aspetta alla fattoria chi vuol ritirare burro, ricotta e latte e far vivere ai suoi bambini incontri ravvicinati con gli animali. E in Abruzzo “La porta dei parchi” offre in adozione agnelli e pecore con due diverse opzioni: chi vuole, può ricevere la carne, ma gli animalisti, i vegetariani o chi si è affezionato nel frattempo possono convertire il loro arrosto con olio, miele e marmellate.

Lo spreco e il buon senso

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di Romina Arena – Terranauta.it

A noi piacciono i frigoriferi pieni, stracolmi di ogni sorta di grazia. Ci trasmettono quella sottile ed appagante sensazione di benessere. Ma non solo il frigorifero. A questo ludibrio contribuisce anche la dispensa. Più è stipata più ci sentiamo appagati per quel senso di sicurezza datoci dall’avere tutto quel cibo a disposizione. Succede però che quella tranquillità che deriva dall’abbondanza spesso assume le fattezze di un’altra pratica che le è figlia: lo spreco.

In Italia si accumulano, per famiglia, 560 euro di avanzi o alimenti scaduti da buttare via, sufficienti a sfamare 6 milioni di persone. In percentuale, il 10% della spesa finisce nella spazzatura mentre il 4,4% delle famiglie residenti in Italia vive al di sotto della soglia di povertà alimentare.

Cosa spinge a questo paradosso? Forse sono una serie di fattori non necessariamente connessi fra loro, ma ugualmente concorrenti a creare una situazione per cui il cibo da bene di prima necessità diventa quasi materiale di scarto.

Proviamo ad improntare un ragionamento semplice nei suoi elementi. Il cibo è sottoposto a due tipi differenti di sprechi: quello del supermercato e quello dell’uso domestico. Nel primo caso le catene alimentari ed i supermarket destinano alla spazzatura gli alimenti in scadenza (quindi non ancora scaduti) e quei prodotti (frutta e verdura in particolare) ammaccati o molto maturi. Nel secondo caso il pattume si gonfia del cibo che non si è riusciti a consumare durante i pasti oppure di quegli alimenti scaduti, dimenticati in fondo al frigorifero o negli anfratti delle dispense.

A sprecare più cibo sono coloro i quali vivono da soli, costretti a comprare quantità di cibo superiori alle loro esigenze Secondo alcune statistiche a sprecare più cibo sono coloro i quali vivono da soli, costretti a comprare quantità di cibo superiori alle loro esigenze semplicemente perché non esistono formati adeguati alla loro vita da single. Strenui alleati dello spreco sono però anche i famigerati 3×2, di cui si fa grande incetta pensando di aver trovato l’affare del giorno comprando più roba e pagandola di meno.

Insomma, dal punto di vista commerciale, in Italia si fa di tutto per vendere quanta più merce possibile, ma nulla per limitare lo spreco. Eppure, una soluzione semplice al problema sarebbe quella già sperimentata ed entrata ormai nel costume dei supermercati inglesi che collocano all’ingresso quella merce che è prossima alla scadenza, vendendola ad un costo inferiore.

Ora, così come esiste una duplice via per creare cumuli di cibo destinati al macero, in Italia esistono altrettante strade per evitare che questo accada.

A Milano nel 2003 è stato messo in piedi il progetto Siticibo che visto il successo ha il proposito di allargarsi alla provincia in senso più ampio. L’iniziativa consiste nel duplice intento di ridurre gli sprechi alimentari prodotti dalle catene di ristorazione organizzata e soprattutto la quantità di rifiuti in circolo.

Last Minute Market è un progetto che permette il recupero delle merci invenduteGrazie al servizio di volontari ed alla collaborazione di mense aziendali, ospedaliere e delle carceri, refettori scolastici, hotel che conservano i loro avanzi senza spezzare la catena del freddo è possibile il riciclo dei cibi entro le 24 ore successive in altre comunità e tra le persone bisognose sulla base della legge 155/2003 promossa dal Banco alimentare-Onlus e Cecilia Canepa.

Last minute market è invece l’idea messa in pratica dal Prof. Andrea Segrè che attraverso la cooperativa carpe cibum opera per il recupero delle merci invendute, senza valore commerciale ma che possono ugualmente essere utilizzate. I beni – non necessariamente alimentari dal momento che nel contesto rientrano anche libri e farmaci – sono resi disponibili per enti ed associazioni che offrono aiuto a persone in condizione di disagio sociale.

Le iniziative locali sono importanti, ma evidentemente non sufficienti, visto che le statistiche di cui all’inizio di questo articolo indicano una tendenza preoccupante che può essere invertita solo attraverso un diverso approccio nei confronti del cibo, non tanto quello mangiato, quanto quello comprato e stipato.

Il cambiamento deve partire dalla più spiccia economia domestica. Assieme al cibo sprecato, vanno via anche quei soldi spesi per comprarlo. Riciclare gli avanzi, consumare quello che si ha già in casa prima di assaltare il supermarket, tenere bene a mente le date di scadenza e consumare gli alimenti prima che questa arrivi sono regole tanto semplici quanto preziose per evitare uno spreco che ha del disumano quando nel mondo, ogni giorno, muoiono a migliaia perché non hanno cosa mettere sotto i denti. Sarebbe una giusta legge morale, ancorché civile da assumere come regola di vita da parte di ogni singolo individuo che ha la fortuna, a pranzo e cena, di porsi la domanda: “cosa mangio oggi?”.

Intervista a Beppe Grillo - Viaggio a 5 stelle

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