Un buon inizio…

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di Antonio Cianciullo – Repubblica.it

Il governo rimanda l’impegno a passare alle buste ecocompatibili e la grande distribuzione lo scavalca muovendosi autonomamente, in sintonia con gli impegni europei e i paesi industrializzati che hanno deciso di mettere al bando i vecchi shopper in plastica. Dal 29 maggio i sacchetti di plastica sono vietati in tutti i 98 punti vendita di Unicoop Firenze. Al loro posto arriveranno i sacchetti biodegradabili che possono essere utilizzati per la raccolta differenziata dei rifiuti organici e diventare compost, un terriccio utile in agricoltura e giardinaggio.

Le Coop partono sostituendo 60 milioni di shopper a Firenze e puntano a estendere rapidamente la rivoluzione dei contenitori ecologici in tutta Italia. Già nell’ultimo anno e mezzo sono state distribuite gratuitamente 660 mila sporte adatte a fare la spesa e durare nel tempo. Un altro mezzo milione di borse, con il marchio l’Ambiente in mente è stato acquistato da soci e clienti che si sono attrezzati per fare a meno dei sacchetti usa e getta. Ora si passa all’abolizione completa degli shopper che imbrattano fiumi e campagne sostituendoli con borse in cotone o con i sacchetti della Mater-Bi, la plastica biodegradabile che viene dal mais.

La scelta Mater-Bi premia un brevetto italiano e un’azienda italiana nata da un centro di ricerca Montedison. Quest’azienda è la Novamont, che ha creato una bioraffineria a Terni dopo aver raggiunto un accordo con la Coldiretti per ottenere la materia prima agricola nelle vicinanze dell’impianto in modo da abbattere costi economici e ambientali del trasporto. Nel 2008, in piena crisi, la bioraffineria di Terni – che sorge su un terreno bonificato sostituendo produzioni ad alto impatto ambientale come quella del cloruro di vinile con prodotti a basso impatto – ha avuto una crescita dell’occupazione del 30 per cento rispetto all’anno precedente.

“E uno dei casi in cui l’Italia è partita come capofila e rischia di rimanere ferma al palo pur avendo brevetti e tecnologie da mettere in campo”, commenta Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd. “Le iniziative dal basso, come quella delle coop, sono benemerite. Ma è grave che il governo abbia fatto slittare il bando nazionale dei vecchi shopper inquinanti previsto dalla Finanziaria 2007. Inoltre rischia di saltare anche l’impegno a far uscire dalla produzione gli elettrodomestici poco efficienti e le lampadine a incandescenza. Anche in questo caso parliamo di settori in cui le imprese italiane si sono impegnate da tempo e hanno le carte in regola per guadagnare fette di mercato globale. La politica dei rinvii le penalizza”.

“Report” a Cassinetta di Lugagnano (MI)

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La popolazione mondiale delle città ha superato di gran lunga quella delle campagne. Qualsiasi strategia economica, sociale, ambientale, energetica deve necessariamente passare dalla città.

Cemento e asfalto continuano a divorare territorio, a volte legalmente a volte aggirando le leggi, altre volte ancora, le leggi si cambiano per sanare. Non ci sarebbe nulla di male se si mantenesse un equilibrio. Così però non è, almeno a giudicare da quello che è avvenuto negli ultimi anni.

Da Nord a Sud la situazione è sempre la stessa: la città, anche se la popolazione non cresce o cresce di poco, si sviluppa mangiando terreni agricoli, che se producono agricoltura o sono semplicemente paesaggio valgono poco. Se invece si decide di costruirci sopra, valgono di più.

E così all’improvviso la vita costa di più: case, affitti, cibo. Alla fine della partita è la destinazione del territorio che determina il valore della comunità che ci sta sopra.

Cosa succede per esempio quando si rompe il rapporto tra quanto guadagniamo in stipendio o pensioni e il valore della casa dove viviamo? Cioè quando il valore immobiliare supera quello della comunità?
E il “bene comune” che fine ha fatto? Report è andata a vedere anche come si comportano in Francia e in Germania.

Domenica 31 maggio, a partire dalle 21.15 circa su RAI 3, “Report” racconta l’esperienza del nostro comune di Cassinetta di Lugagnano (MI), primo ente locale italiano ad aver approvato un Piano di Gestione del Territorio a crescita zero, e che ha bloccato la cementificazione selvaggia comune a tutti i territori del nostro Paese.

L’Associazione dei Comuni Virtuosi premiò Cassinetta nella categoria “gestione del territorio” del Premio Comuni a 5 stelle 2008, proprio in considerazione del grande significato “rivoluzionario” che la scelta presa dalla giunta guidata dal sindaco Domenico Finiguerra avrebbe segnato il panorama amministrativo italiano!

Un grazie sincero a Michele Buono e Piero Riccardi e alla trasmissione “Report”, che al giusto compito della denuncia affianca sempre più spesso l’abitudine dell’annunciare ciò che, nonostante tutto, funziona e può rappresentare un’alternativa concreta per chi amministra gli oltre 8.100 comuni in Italia.

La tigre di carta

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La carta svolge un ruolo di rilievo ed indispensabile nella vita quotidiana; la produzione di carta bianca, come spiega Giulio Angelucci, direttore dell’Ufficio gestione rifiuti, necessita di enormi quantità di energia e di acqua con conseguenze negative sull’ambiente.

Pertanto, come sottolinea Luigi Minach direttore dell’APPA, accanto all’utilizzo attento delle risorse una buona alternativa è costituita dalla carta riciclata. 


In quest’ottica durante l’anno scolastico 2008/09 oltre 1.200 alunni delle scuole elementari e medie altoatesine si sono confrontati con la tematica nell’ambito del percorso interattivo “La tigre di carta” organizzato dalla responsabile di progetto Johanna Berger.


Per favorire l’impiego di carta riciclata nelle scuole per la prima volta l’Agenzia provinciale per l’ambiente intende sostenere la produzione di quaderni scolastici realizzati al cento per cento in carta riciclata.

In tal modo per il prossimo anno scolastico gli alunni delle scuole altoatesine potranno disporre sul mercato di quaderni prodotti interamente in carta riciclata contribuendo alla tutela ambientale ed al risparmio di risorse. I quaderni saranno riconoscibili dal simbolo di un angelo blu riportato al centro della copertina di colore verde.

Ritorno al futuro

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Anche per il 2009 l’associazione PAEA (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente) offre la possibilità di toccare con mano le alternative energetiche e produttive: per chi crede che sia sempre più urgente sganciarsi da un’economia basata sui combustibili fossili, due viaggi nelle buone pratiche d’avanguardia europea.

RITORNO AL FUTURO - 26 luglio/3 agosto 2009
Alla scoperta delle Transition Towns e del Centre For Alternative Technology (CAT) di Machynlleth in Galles
Un’immersione al CAT di Machynlleth in Galles, punto di riferimento delle città inglesi che stanno riconvertendo le attività di produzione, di consumo e di servizio verso forme più indipendenti dai combustibili fossili. Tra il Centro, le visite e gli incontri con i rappresentanti delle Transition Towns, sarà possibile misurarsi con le tecnologie che vanno dal risparmio energetico al riciclo dei rifiuti, alla bioedilizia, al micro-eolico e idroelettrico, all’impiego di biomasse. Fondato alla metà degli anni Settanta il CAT è fra i più importanti centri al mondo nel campo delle tecnologie alternative, delle fonti rinnovabili, del risparmio energetico e idrico, della bioedilizia, della didattica e della tutela ambientale. Il corso è aperto a tutti.
Costo: 960,00 Euro (compreso vitto, alloggio, documentazione, traduzione)

POLITICA, AMBIENTE, LAVORO - 8/17 agosto 2009
Corso residenziale al Centro per l’Energia e l’Ambiente di Springe (Germania)
Dal 8 al 17 agosto 2009 un corso residenziale presso l’Energie und Umweltzentrum di Springe/Hannover su bioedilizia, case passive, cogenerazione, solare termico, fitodepurazione, tecniche di risparmio idrico, impianti eolici, materiali isolanti, permacultura e alimentazione biologica. Sono previste alcune visite guidate a località di eccellenza “energetica” nei dintorni, come la fabbrica di pannelli solari Solvis – costruita con standard di casa passiva e ad emissioni zero – e il quartiere Kronsberg di Hannover, esempio di edilizia popolare a basso consumo con case passive, impianti solari ed eolici.
I partecipanti soggiorneranno al Centro, costruito con tecniche che consentono un basso consumo energetico e dotato di un impianto di fitodepurazione, sistemi di recupero dell’acqua piovana, un sistema di micro-cogenerazione, vari impianti di collettori solari e impianti fotovoltaici con immissione in rete della corrente elettrica.
Il corso è aperto a tutti, professionisti e non.
Costo: 750,00 Euro (compreso vitto, alloggio, documentazione, traduzione)

Chi è PAEA (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente)
L’associazione si occupa da oltre 10 anni di energie rinnovabili, risparmio energetico, bioedilizia, didattica, educazione ambientale. Promuove la tutela ambientale e si impegna per la diffusione di stili di vita sostenibili. Con la mostra itinerante “La Casa Ecologica” si è presentata nelle piazze di circa 200 città italiane; nel 1996 ha affiancato la Tournée di Beppe Grillo, nel 1998 ha girato la penisola con Greenpeace, nel 2002 e nel 2009 con il Ministero dell’Ambiente.

Ha offerto servizi di consulenza ad oltre 50 progetti in Italia, collaborando con architetti di fama internazionale tra cui Renzo Piano per la riqualificazione dell’Area Industriale Ex Michelin di Trento (2006). Ha all’attivo 180 tra corsi tecnici, incontri e conferenze.

L’agenda della settimana

Author: admin  |  Category: Generale, Viaggio nell'Italia a 5 stelle

Lunedì 25 sono a Guastalla (RE), per la presentazione del libro “L’anticasta: l’Italia che funziona”.

Mercoledì 27 sono a Pavone del Mella (BS), per un incontro sui Comuni virtuosi e le buone prassi.

Giovedì 28 sono a Forlì, con Beppe Grillo e Maurizio Pallante, per sostenere la Lista civica della città “Destinazione Forlì”.

Venerdì 29 sono a Reggio Emilia, con Beppe Grillo, per sostenere la Lista civica “Reggio a 5 stelle”.

Sabato 30 sono alla Fortezza da Basso a Firenze, a “Terra Futura”, per la presentazione del libro “L’anticasta: l’Italia che funziona”.

Il negozio sfuso

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Legno sostenibile

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Utilizzare legno di foreste gestite in maniera “sostenibile” rappresenterà un requisito preferenziale nell’assegnazione di appalti pubblici. Lo ha deciso la giunta provinciale di Bolzano, approvando una delibera che, di fatto, premia la gestione forestale del territorio altoatesino, che può contare su 250mila ettari riconosciuti dallo schema “PEFC”.

“Si tratta di un’importante segnale che la Giunta vuole dare nell’ottica degli acquisti responsabili – commenta il presidente, nonchè assessore alle foreste, Luis Durnwalder - con tale decisione, la Provincia si impegna a favorire nei bandi pubblici i prodotti legnosi quali strutture, mobili, serramenti o pavimenti, che siano certificati, ovvero che diano garanzia di provenienza certa e sostenibile”.

In questo modo vengono recepiti e messi in pratica gli indirizzi comunitari e nazionali sulla lotta ai tagli illegali a livello internazionale e alla deforestazione incontrollata, premiando invece chi si impegna a favore di una gestione delle risorse forestali sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

La decisione della giunta premia di fatto la gestione forestale vigente nella provincia, la quale già dal 2004 può vantare il riconoscimento di gestione sostenibile secondo lo schema PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes) grazie alla certificazione dei proprietari boschivi ottenuta in stretta collaborazione con il Servizio forestale provinciale.

Il PEFC é uno standard riconosciuto a livello internazionale e diffuso in tutto il mondo, e in Provincia di Bolzano sono 250mila gli ettari di foreste gestiti secondo il protocollo previsto dal programma. “Prevedendo un requisito preferenziale per gli appalti pubblici – conclude Durnwalder – premiamo inoltre le aziende locali di trasformazione, che si impegnano sul fronte della certificazione, privilegiandole nelle forniture di legname di origine certa e garantita, come ad esempio quelle provenienti dai nostri boschi”.

La nostalgia del futuro

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di ARCANO PENNAZZI
Sono innamorato!
Dei ricordi, della giovinezza, della fanciullezza,
di quando i cattivi erano quelli dei film: sporchi, malvagi e puzzolenti,
non manager, politici e burocrati in doppio petto.

Sono innamorato!
Della meraviglia che comunque resta intorno,
anche se tentano disperatamente di coprirla tutta con asfalto e cemento.

Sono innamorato!
Della bellezza che traspare forte e limpida!
Senza trucco, silicone e gingilli.

Sono innamorato!
Della prossima idea che ci aiuterà a ricordare!
Com’era bello quando era fatto di semplici cose,
quando lo zucchero non era dappertutto
e il sapore era il suo sapore!
Quando era tutto pregno di valore!
E torneremo inscalfibili alla prossima pubblicità,
al prossimo bisogno imposto,
perché sapremo sederci, fermarci e ascoltarci,
e ci guarderemo in faccia, scoprendo che c’è già da ridere,
c’è già da amare, c’è già da sudare, c’è persino da lavorare,
senza che la tv ce lo stia a consigliare e raccomandare.

Sono innamorato!
Della prossima idea che ci porterà oltre l’ostacolo e ci aiuterà ad imparare e cancellare!
Dogmi, regole e religioni.
E non si legifererà più sulla stronzaggine umana,
perché nessuno sarà più affamato,
perché ognuno riceverà in dono il sogno
di poter disporre di tutto quel che gli serve.
La corsa all’oro sarà finita e finalmente si potrà vivere!

Sono innamorato!
Della leggerezza,
di chi passa senza far solchi e crateri
ma semplicemente lascia briciole e semi,
che schiudono cuori, scardinano lucchetti,
creano coscienza e autonomia,
ed il misterioso miracolo della vita continua a compiersi.

L’uomo appartiene alla Terra

Author: admin  |  Category: Generale

Indiano

Dal blog di Domenico Finiguerra
domenicofiniguerra.wordpress.com

Il Grande Capo a Washington ci manda a dire che desidera comprare la nostra terra. Il Grande Capo ci manda anche parole di amicizia e di buona volontà. Questo è gentile da parte sua perché noi sappiamo che egli ha poco bisogno della nostra amicizia in cambio. Ma noi prenderemo in considerazione la sua offerta. Perché sappiamo che se noi non vendiamo la nostra terra l’uomo bianco può venire con i fucili e prendersela.

Come è possibile comprare o vendere il cielo, il tepore della terra? L’idea è estranea a noi. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria e lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete voi comprarli?

Ogni zolla di questa terra è sacra al il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nella memoria e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé la memoria dell’uomo rosso.

I morti dell’uomo bianco dimenticano la loro terra natale quando vanno a passeggiare tra le stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la madre dell’uomo rosso. Noi siamo parte della terra e la terra è parte di noi. I fiori profumati sono nostre sorelle; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, il profumo delle praterie, il calore dei pony e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.

Per questo, quando il Grande Capo di Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove muoverci affinché possiamo vivere confortevolmente fra di noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli.

Prenderemo, dunque, in considerazione la sua offerta. Ma non sarà facile. Questa terra è sacra per noi. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solo acqua, è il sangue dei nostri padri. Se vi venderemo la nostra terra, dovete ricordarvi che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni riflesso spirituale nell’acqua chiara dei laghi parla di avvenimenti e di ricordi nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, essi ci dissetano quando abbiamo sete. I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi venderemo le nostre terre, dovete ricordarvi ed insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovete usare per essi le stesse gentilezze che usereste per un fratello.

L’uomo rosso si è sempre ritirato di fronte all’uomo bianco che avanzava, come la foschia delle montagne corre prima del sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono suolo sacro, e così queste colline, questi alberi, questa parte di terra è per noi consacrata. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale ad un’altra, perché è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra tutto quello che gli serve. La terra non è suo fratello ma suo nemico e quando l’ha conquistata passa oltre. Egli abbandona la tomba di suo padre dietro di sé e ciò non lo turba. Rapina la terra ai suoi figli, e non si preoccupa. La tomba di suo padre, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose da comprare, sfruttare, vendere come si fa con le pecore o con le perline luccicanti. La sua ingordigia divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo deserto.

Io non so. I nostri modi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città provoca dolore agli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò è perché l’uomo rosso è selvaggio e non capisce. Non c’è nessun posto silenzioso nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo ove percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse è perché io sono un selvaggio e non comprendo. Un assordante frastuono sembra insultare le orecchie. E quale significato ha vivere in quei posti se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie di uno stagno, e l’odore del vento reso terso dalla pioggia meridiana o profumato dal pino pignone.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose condividono lo stesso respiro: gli animali, gli alberi, gli uomini tutti condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra dare importanza all’aria che respira; come un uomo in agonia da molti giorni egli è intorpidito dal puzzo. Ma se noi vi venderemo la nostra terra dovrete ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo spirito con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che diede il primo alito ai nostri nonni è lo stesso che raccolse il loro ultimo sospiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E se noi vi venderemo la nostra terra voi la dovete custodire divisa come sacra, come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare ad assaggiare il dolce vento che reca le fragranze della prateria.

Così prenderemo in esame la tua offerta di comprare la nostra terra. Se decideremo di accettare io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli.

Io sono un selvaggio e non conosco altro modo. Ho visto migliaia di carcasse di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco che gli ha sparato da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro” fumante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per vivere.

Che cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali scomparissero, l’uomo morirebbe per la grande solitudine del suo spirito. Perché quello che accade agli animali, presto accadrà all’uomo. Tutte le cose sono collegate tra loro.

Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è la cenere dei nostri nonni. Affinché i vostri figli rispettino la terra, dite loro che essa si arricchisce con la dipartita dei nostri congiunti. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri figli: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra essi sputano se stessi. Così noi sappiamo. La terra non appartiene all’uomo; l’uomo appartiene alla terra. Così noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come i membri di una famiglia sono legati dallo stesso sangue. Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli della terra. Non è l’uomo che tesse la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a sé stesso.

Persino l’uomo bianco, il cui Dio cammina e dialoga con lui come amico con amico, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, possiamo essere fratelli. Vedremo. Una cosa noi sappiamo che forse l’uomo bianco scoprirà un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio. Voi forse pensate che lo possedete come volete possedere la nostra terra; ma non lo potete. Egli è il Dio dell’uomo, e la Sua misericordia è uguale per l’uomo rosso e per l’uomo bianco. La terra è a Lui preziosa e nuocere alla terra è accumulare disprezzo sul suo Creatore.

Anche i bianchi passeranno, forse prima di tutte le altre tribù. Continuate a contaminare i giacigli dei vostri focolari e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel morire risplenderete luminosamente, infiammati dalla forza del Dio che vi ha portato in questa terra e per qualche motivo speciale vi ha dato il dominio su questa terra e sull’uomo rosso. Questo destino è per noi un mistero, perché non capiamo quando tutti i bisonti vengono massacrati, i cavalli selvaggi domati, i luoghi più segreti delle foreste violati da molti uomini e la vista delle colline fiorite rovinata dai fili che parlano. Dov’è il bosco? Andato. Dov’è l’aquila? Andata.

Come dire addio all’agile pony e alla caccia? E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Così prenderemo in considerazione la tua offerta di comprare la nostra terra. Se saremo d’accordo dovrai assicurarci la riserva che ci hai promesso. Là, forse, potremo finire i nostri brevi giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra e la sua memoria sarà solo l’ombra di una nube attraverso la prateria, queste spiagge e queste foreste conterranno ancora gli spiriti del mio popolo. Perché essi amano questa terra, come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Quindi se noi vi venderemo la nostra terra amatela come noi l’abbiamo amata. Abbiatene cura come noi ne abbiamo avuta. Conservate nella vostra mente la memoria della terra come è quando la prendete. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra mente, con tutto il vostro cuore, preservatela per i vostri figli e amatela… come Dio ama tutti noi.

Una cosa noi sappiamo. Il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Nemmeno l’uomo bianco può essere esonerato dal comune destino.

Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.”

Gli esempi ci sono!

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Il neonato Movimento di opinione per la difesa del diritto ad un territorio non cementificato rafforza le sue radici astigiane e monferrine, dopo l’assemblea “oceanica” dello scorso 7 Febbraio. Tutti i temi affrontati durante (e immediatamente dopo) l’assemblea sono stati riassunti in un verbale che enumera ben 31 “primi” punti di azione, rivolgendo i suoi obiettivi sia ai singoli cittadini di ognuno dei 118 municipi astigiani e sia alle amministrazioni comunali. Proprio su questo fronte, si registrano già alcune piacevoli risposte: si cercavano esempi locali somiglianti al “caso” di Cassinetta di Lugagnano e ben due Comuni hanno superato brillantemente i “primi esami” proponendosi come esempi locali: Refrancore (circa 1.800 abitanti) e Vinchio (680 residenti).

Non è ancora il “crescita zero” previsto dal piano regolatore del virtuoso Comune milanese e magistralmente raccontato dal suo Sindaco Domenico Finiguerra nell’incontro di Asti, ma è la chiara testimonianza che una nuova cultura del territorio e dell’ambiente inizia a muoversi anche nella nostra provincia.

E che lo stimolo che il Movimento per lo “Stop al Consumo di Territorio” ha iniziato ad offrire a tutte le amministrazioni sensibili riesce, evidentemente, a farsi recepire come un messaggio in positivo nonostante la perentorietà di quella sua dichiarazione metodologica d’avvio che recita: “stop ai piani regolatori, censimento del patrimonio edilizio esistente e nuova analisi delle nostre esigenze sulla base di dati misurati”. Che altro non vuol essere, nella realtà, che un puro arricchimento dei “valori” di una cultura della convivenza tra uomini e natura, che non può che marciare di pari passo con una vera cultura della piena sostenibilità.

Partiamo da Lunedì 9 Febbraio, due giorni dopo l’assemblea di Asti del Movimento. Il consiglio comunale di Refrancore, in quella sera, approva una variante urbanistica non strutturale che va in netta controtendenza rispetto alle decisioni di gran parte delle nostre amministrazioni: delibera infatti di ridurre la cubatura edificabile fino a quel momento prevista dal piano regolatore in vigore.
Questa iniziativa dell’amministrazione comunale di Refrancore, già pubblicamente illustrata dal suo sindaco Italo Mussio nella prima affollata assemblea astigiana del Movimento per lo “Stop al Consumo di Territorio”, mira al recupero ed alla valorizzazione degli edifici esistenti e attualmente non utilizzati (rendendo meno rigida la regolamentazione riservata ai piani di ristrutturazione), sottraendo dunque metri cubi alle nuove urbanizzazioni, allo scopo di rispondere alle nuove sensibilità che le giovani generazioni iniziano a mostrare nei confronti della moderna vivibilità e sostenibilità.


”Sono convinto che un freno allo sfruttamento del suolo sia ormai doveroso” è la considerazione del Sindaco Mussio, che già nel passato aveva operato contro corrente, assieme alla sua Giunta, attraverso scelte coraggiose quali la rinuncia alla costruzione ex novo di un polo medico e di una palestra per i quali sussistevano già i finanziamenti e la rinuncia al “baratto compensativo” tra la realizzazione di una agognata nuova piazza pubblica (accessoriata di arredi urbani ed illuminazione) in cambio del permesso a costruire un lotto di cinque villette private ai suoi margini.

Molto avanti anche il progetto di variante strutturale al piano regolatore del Comune di Vinchio, che dovrebbe essere approvato entro la fine del prossimo mese di Marzo. Anche in questo caso la variante prevede un saldo in negativo: le aree edificabili si ridurranno.
Andrea Laiolo, giovane e brillante Sindaco del paese che diede i natali al giornalista e scrittore Davide Lajolo, ci racconta questo percorso virtuoso della sua amministrazione con la genuinità di chi ritiene “normale” una simile scelta, in quanto coerente e conseguente ad una serie di passaggi che nel corso degli ultimi anni il Comune del sud astigiano ha progressivamente affrontato: miglioramento dell’organizzazione comunale, certificazione ambientale, politiche per la riduzione dei rifiuti, diminuzione di alcune voci di costo del bilancio comunale, miglioramento della comunicazione ambientale e della promozione turistica del proprio territorio, adesione alla rete dei Comuni “Zero Waste” (Rifiuti Zero).

“Il nostro piano regolatore, in vigore dal 1992 – ci racconta Andrea Laiolo – prevedeva due aree destinate a nuove edificazioni industriali, per un totale di tre possibili capannoni lungo l’asse stradale che si indirizza verso la cantina sociale di Vinchio e Vaglio Serra, uno dei “marchi” trainanti dell’enologia “made in Asti”. La variante che dovremmo approvare nelle prossime settimane stralcia completamente questa ipotesi, spostando una minima parte di tale cubatura (inferiore dunque a quella già attualmente prevista) nella zona adiacente alla stessa Cantina sociale, per un eventuale possibile suo futuro ampliamento. E determinando un saldo comunque in negativo: il nuovo piano regolatore, cioè, prevede minor nuova cementificazione che oggi”.


Simile atteggiamento nei confronti delle aree residenziali: nessuna area nuova è stata prevista e verrà dunque mantenuta la minima previsione attualmente in vigore (già da anni, segno evidente di una scarsa vitalità a costruire nuove abitazioni).

Laiolo ha tra le mani anche il “decalogo delle buone pratiche dei Comuni virtuosi astigiani” delineato dall’amministrazione provinciale e dall’Osservatorio del Paesaggio e la proposta di OdG che il Movimento per lo “Stop al Consumo di Territorio” gli ha recentemente trasmesso: tutti argomenti che ritiene rappresentare altrettanti tasselli di un unico mosaico, perfettamente integrati anche con le aspettative derivanti dalla candidatura Unesco.

Con altrettanta “normalità”, con Laiolo affrontiamo alcune altre questioni affatto secondarie. 
La prima: censimento delle abitazioni disabitate. 
Laiolo pare contarle visivamente una ad una, si ferma e commenta: “non sono poche. E certamente se queste abitazioni tornassero ad essere vissute per 365 giorni all’anno, la nostra comunità ne trarrebbe alimento sociale e il panorama estetico dell’intero paese godrebbe di indubbi miglioramenti, senza dover sacrificare un metro di suolo attualmente non cementificato. Ma le case disabitate sono proprietà di privati e non spetta all’amministrazione entrare nella loro gestione; l’unica cosa che potremmo fare è provare ad ipotizzare una differente tassazione dell’Ici sulle seconde case, aumentando le imposte, per lo meno per quelle case mai abitate nel corso dell’anno”.


Un possibile messaggio “subliminale”, insomma, da parte dell’amministrazione ai proprietari di edifici non abitati o abitati saltuariamente, come dire: “ci farebbe piacere che la tua struttura tornasse ad essere abitata” e, parallelamente, la predisposizione di strumenti di agevolazione per i nuovi acquirenti e le loro opere di ristrutturazione (azzeramento degli oneri urbanistici, regolamentazione semplificata delle ristrutturazioni stesse ecc.).


A Vinchio, tra breve, l’amministrazione comunale avvierà il censimento completo dell’edilizia esistente.

Molto interessante, ancora, le novità riguardanti il Regolamento edilizio che già oggi prevede alcune prescrizioni tecniche capaci di impedire, anche nel recente passato, autentici scempi; tra essi il divieto di innalzare capannoni prefabbricati, essendo obbligatorio che i muri siano in mattoni oppure intonacati. Tra le novità previste, l’obbligo di piantumazione per mascherare muri cementizi (previa fideiussione cautelativa, che verrà restituita al proprietario solo a verifica del “mascheramento” effettuato, a distanza di anni).

Vinchio merita ancora una considerazione finale per quanto ha saputo fin qui fare sul fronte della gestione dei rifiuti. Pensate che nell’arco degli ultimi quattro anni è riuscito a passare da una produzione di rifiuti pari a circa 449 kg. all’anno per persona agli attuali circa 265 kg., con una raccolta differenziata che nel 2005 toccava il 31,6 % ed ora sfiora il 75 % (ma l’obiettivo è di tendere sempre più in alto, verso la soglia del “rifiuto zero”).
Il miglioramento della gestione dell’intera macchina comunale e il risparmio conseguito con la riduzione dei rifiuti prodotti, si è trasformato anche in un miglioramento economico: sia per i cittadini (risparmio sulla Tarsu) e sia per le casse comunali. Qualcosa come circa 26.000 euro nel 2007, pari a quasi il 5 % delle spese correnti previste per l’intero anno.

Un miracolo ? Non parrebbe proprio; piuttosto, una logica all’insegna del “volli, volli, fortissimamente volli”. Incontri con la popolazione all’avvio della nuova modalità di gestione dei rifiuti (porta a porta più cassonetti per carta e plastiche), costante informazione ai cittadini durante i primi mesi sull’andamento della raccolta differenziata e sul corretto smaltimento, incontri periodici a cadenze semestrali. E qualche utile verifica dello stato dei contenuti dei sacchetti lasciati nei cassonetti da parte dei vigili urbani, a cui sono seguite anche “ammonizioni” verbali e successive multe (50 euro) per i “recidivi”.


“Ce lo impone il nostro sistema di gestione ambientale” pare scusarsi il giovane Sindaco Laiolo. Ma questa è educazione civica, prima ancora che controllo dei processi. E da che mondo e mondo, questa dovrebbe essere la base di una sana esistenza di prossimità: chiamiamola pure “Comunità”.

O, per dirla con Maddalena Villa assessore alla Cultura, attività produttive ed ecologia di Refrancore: “questa è la vera sfida del nostro futuro; dobbiamo imparare a ri-considerare la nostra comunità come una famiglia allargata che fa crescere la “voglia di appartenenza” alla propria comunità, che fa “ripensare” il ruolo di ciascuno di noi come parte di quella collettività che abita il Comune stesso. In ogni momento sociale e culturale, si innesca facilmente un meccanismo a spirale che porta le persone a trovarsi sempre più coinvolte nel contribuire alla buona gestione della propria porzione di territorio”.