De.Co. alla conquista della Camera

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Una guida sulle De.Co.

A fare parlare di DE.CO. ancora una volta Riccardo Lagorio, Presidente di ASSODE.CO., l’Associazione Nazionale per la Denominazione Comunale, definito da Luigi Veronelli “il mio primo missionario”. Il noto gastronomo con il vizio della ricerca storica che da anni promuove i Comuni che hanno adottato la Denominazione Comunale, non pago di avere realizzato la prima Guida ai Comuni DE.CO., il 24 ottobre ospite della Vicepresidente della Camera, l’Onorevole Giorgia Meloni, ha riunito a Roma oltre 60 Comuni DE.CO. provenienti da tutta l’Italia.

L’On.le Meloni, con il suo intervento, ha evidenziato l’importanza e la validità delle denominazioni comunali e le potenzialità che possono avere certificazione di questo tipo non solo sulle economie locali, ma anche sull’economia nazionale preservando da una completa globalizzazione. Potenziare le tradizioni locali è stato l’auspicio del Presidente Meloni che per la loro non duplicabilità e riproducibilità possono difendere la nostra identità ed essere al servizio del nostro futuro.

L’On.le Osvaldo Napoli in qualità di Vice Presidente dell’ANCI, dopo aver fornito indicazioni sul numero dei prodotti tutelati, ha sottolineato le potenzialità delle DE.CO quale strumento di aggregazione per aree omogenee di prodotti locali che potrebbero costituire un volano per le economie locali, con risvolti positivi anche occupazionali e quindi una grande opportunità che gli amministratori locali dovrebbero cogliere.

Il giurista Orazio Olivieri ha spiegato la legittimità delle DE.CO sostenendo che nella normativa europea alcun ostacolo ad esse, che sono a tutti gli effetti dei “marchi di qualità” adottate già da tempo in altri Stati europei quali la Francia e la Spagna e la Germania. Ha illustrato quindi le esperienze di alcuni di questi Paesi europei, che hanno una lunga tradizione nella promozione di prodotti locali, ricordando le Label rouge francesi, le indicazioni municipali spagnole ed i marchi geografici semplici e/o collettivi di alcuni Paesi del Nord Europa.

L’autore Riccardo Lagorio, massimo esperto italiano in fatto di DE.CO e grande conoscitore di prodotti tradizionali locali, ha sottolineato come la DECO possa essere uno strumento per valorizzare i prodotti locali, non solo alimentari, che racchiudono una cultura e una varietà di esperienze uniche, irripetibili ed in esportabili. Sono grandi le potenzialità, ha proseguito Lagorio, per microproduzioni che possono assumere sempre maggiore rilevanza nel corso degli anni, una pluralità di mercati per una pluralità di prodotti. Prodotti locali per un “altro” mercato ma non minore. Difendere il “saper fare” italiano.

Le De.Co. dunque alla conquista della Camera dei Deputati, attestato di merito per amministratori caparbi e illuminati che hanno intuito in tempi non sospetti la portata di un simile progetto. Sindaci e assessori che si sono presi a cuore il proprio territorio, l’hanno promosso e valorizzato ovunque. Un appuntamento straordinario dunque, che ha visto varcare la soglia della Camera dei Deputati i migliori prodotti dell’enogastronomia italiana.

Un’Italia ancora da scoprire dunque quella delle DE.CO., fatta da gustose chicche gastronomiche e pregiatissimi manufatti artigianali, che si nascondono nei viottoli dei centri storici, sotto insegne mai invadenti, oppure lontano dalle case, nei pascoli o nelle stalle che lambiscono l’abitato. Un’Italia in miniatura forse, per le quantità di produzione che mai potranno soddisfare i mercati internazionali, ma anche un’Italia che piace così, da sempre.

Per approfondire l’argomento:
www.denominazionecomunale.it

Intervista al Ministro Bersani

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Inceneritori

Intervista al Ministro dello sviluppo Bersani

Giornalista:
Appurato che sovvenzionare occultamente gestori di inceneritori e petrolieri con i fondi che si ottengono dal comparto A3 della bolletta Enel (almeno il 7% di ogni bolletta) contrasta, anzi, diciamola tutta: si fa beffe di una precisa normativa europea e delle sanzioni che saremo costretti a pagare col protocollo di Kyoto, le sembra minimamente possibile, eticamente possibile, continuare a sprecare miliardi di euro di fondi pubblici all’anno, nella delicata situazione economico-ambientale in cui versa il Paese?

Risposta del Ministro:
Ci attiveremo in tutte le sedi affinché questo scempio dell’interesse della collettività, del diritto a vivere in un ambiente sano, possa continuare un solo giorno in più. Quei fondi, 2 miliardi di euro all’anno (minimo), saranno impiegati come ci chiede la Comunità europea per sviluppare energie pulite, e per ridurre gli sprechi energetici di qualunque tipo, mala gestione dei rifiuti compresa.
Anzi, colgo l’occasione per scusarmi con i cittadini italiani, a nome di tutti i miei colleghi attuali e passati, per aver permesso uno sperpero di (ormai) 44 miliardi di euro di fondi pubblici; è una situazione che si è trascinata fin dal 1991, e c’è stata una netta sottovalutazione, se non colpevole omissione, da parte di tutti noi: scusateci.

Giornalista:
Quindi vi impegnate a cambiare questa situazione di contrasto con le normative comunitarie. In che tempi e in che modi? Mi permetta di insistere, perchè aspettiamo che questa assurdità venga sanata da ben 16 anni.

Risposta del Ministro:
Non certo aspettando l’inevitabile procedura di infrazione, che dilaterebbe di altri anni i tempi… Direi appena i tempi tecnici lo permetteranno, con un decreto Legge urgente se necessario, ci adegueremo fedelmente alla normativa europea 2001/77/CE.
Fin dal 2000 la comunità europea riconosce i costi esterni (sanità, incidenti, impoverimento del suolo) di un inceneritore in almeno 44 euro alla tonnellata, che quindi vanno tassati e disincentivati, non sovvenzionati; mentre i petrolieri non hanno alcun bisogno di aiuti statali.
Con una quotazione di 90 dollari al barile, figuriamoci! Mi lasci aggiungere che quando si tratterà di pagare le sanzioni per eccesso di emissione di gas climalteranti del Protocollo di Kyoto, potremmo richiedere una contribuzione “volontaria”, a tutti i grandi gruppi industriali italiani, Edison, Moratti, Garrone, Api, ASM, Hera, Aem, etc che si sono visti riconoscere i sussidi non avendone diritto, così da non danneggiare ulteriormente i contribuenti e i conti pubblici dello Stato più di quanto sia già avvenuto.

Nota: la presente è opera di fantasia. Questo giornalista purtroppo non esiste, il Ministro Bersani purtroppo insiste nella sua opera a difesa di utili privati con denaro pubblico. Per fermare questa truffa assurda e immorale basterebbe pochissimo, basterebbe che i media facessero il loro mestiere: porre domande, e pretendere risposte.
Ma l’Italia non è un Paese normale.
Cordiali saluti, Roberto Pirani
Rete Nazionale Rifiuti Zero

La Liguria equa

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Liguria

Grazie alla legge regionale varata a maggio su proposta dell’assessore Renzo Guccinelli per favorire, da un lato la diffusione nelle mense liguri dei prodotti provenienti dal commercio equo e solidale, dall’altro le organizzazioni che se ne occupano, il 26 ottobre scorso presso il palazzo della Regione, alle 15, si è tenuta la presentazione della legge agli Enti locali.

Ad illustrarla, la seconda in Italia dopo la Toscana, era presente oltre al presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando e all’assessore, autore del disegno di legge, Renzo Guccinelli, anche Patrizio Roversi, testimonial d’eccezione del commercio equo solidale e profondo conoscitore dei suoi meccanismi grazie anche alle sue peregrinazioni intorno al globo.

La prima “bottega del mondo“, aprì in Italia negli anni ‘80, da allora i punti vendita sono aumentati con tassi di crescita elevati: in Liguria sono attive 16 organizzazioni, di cui 2 centrali di importazione, per 4.000 soci, 400 volontari e 70 occupati, con un fatturato di oltre 4 milioni di euro.

“L’obiettivo di questa legge finanziata con 300mila euro - spiega l’assessore regionale Guccinelli – è quello di sostenere il commercio equosolidale come modello di una politica commerciale che riduca il divario tra Nord e Sud del mondo e come proposta ai consumatori di una ulteriore modalità di scelta negli stili di vita . I consumatori infatti, attraverso le loro scelte possono fornire opportunità di sviluppo a produttori e lavoratori e contribuire così non solo alla riduzione del divario tra nord e sud, ma anche alla sostenibilità ambientale e sociale delle produzioni dislocate nei Paesi in via di sviluppo”.
www.acquistiverdi.it

Il crac Parmalt dopo 4 anni…

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Questa sera non perdete l’appuntamento con Report, Rai 3.

Il crac della Parmalat sarà l’argomento della terza puntata. Una ricostruzione con testimonianze e documenti inediti del sistema di coperture politiche, di complicità finanziarie, di falsi, che hanno permesso al Gruppo di Collecchio, a partire dal 1988, di nascondere al mondo intero, per circa 15 anni, il reale stato delle sue casse e provocare i 14 miliardi di euro di buco che fanno del caso Parmalat il più grande crac della storia d’Europa.

A distanza di circa quattro anni i conti per chi aveva investito nella Parmalat ancora non tornano: i piccoli azionisti hanno perso tutto, mentre i 130 mila risparmiatori che avevano investito nei bond sono stati risarciti solo parzialmente con le azioni della nuova Parmalat e tutto questo mentre dagli Stati Uniti incombe la minaccia della Class Action.

I processi di Milano che vedono alla sbarra i manager del gruppo di Collecchio e le banche, italiane e straniere, coinvolte nel crac, con l’accusa di aggiotaggio, rischiano di finire in una bolla di sapone grazie alla legge Cirielli che ha accorciato i tempi di prescrizione. Il processo di Parma, invece, dove Tanzi e le banche devono difendersi dall’accusa di bancarotta fraudolenta deve ancora partire.

Dal compost nascono i detersivi…

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Fare Verde

Sono 110 le piazze in cui saranno distribuite gratuitamente domenica 28 ottobre più di 10 tonnellate di compost.

Centinaia saranno i volontari che in 17 regioni italiane allestiranno punti informativi per far “toccare con mano” a migliaia di nostri concittadini i vantaggi del compostaggio regalando campioni di compost da 1/2 Kg da provare per la cura delle piante in vaso.

Grande la risposta all’appello di Fare Verde per allestire punti informativi in almeno 100 piazze italiane: attraverso la rete del Movimento per la Decrescita Felice e, in generale, attraverso internet, sono giunte centinaia di richieste per allestire punti informativi in tutta Italia.

Purtroppo, al grande interesse per il compostaggio dimostrato da cittadini e amministratori locali non ha corrisposto un adeguato interesse da parte dei nostri Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, che si sono limitati alla concessione di un Patrocinio gratuito all’iniziativa.
Così, alla fine, le piazze in cui sarà distribuito il compost saranno 110 e non tutte le richieste potranno essere soddisfatte poichè il compost e i materiali informativi preparati da Fare Verde non basteranno per mancanza di fondi…

Tra le adesioni, segnaliamo quelle delle Amministrazioni Comunali di Napoli, Colorno (capofila dei Comuni Virtuosi che ha aderito alla manifestazione), Civitanova Marche, Monterotondo (Roma), Castelsilano (Crotone). Tra i comitati e le associazioni i Meet Updi Beppe Grillo di Reggio Emilia e Acerra (NA), l’Associazione Alisei di Silea (TV), il Movimento per la Democrazia Economica di Treviso, il Movimento Rosa dei venti di Follonica (GR).

Oltre al Centro di compostaggio BIOCICLO di Castiglione delle Stiviere, che ha fornito gratuitamente il compost, hanno aderito anche i centri di compostaggio ProgeEVA di Laterza (TA) e EoCall di Vibo Valentia. I sacchetti compostabili di Mater-Bi e i secchielli areati dimostrativi per la raccolta dell’umido, che saranno esposti ai punti informativi, sono forniti gratuitamente da Novamont.

A Colorno l’iniziativa si inserisce all’interno della domenica ecologica, e affiancherà il progetto “Negozi leggeri – riducimballi“, con il furgoncino per la distribuzione dei detersivi ecologici alla spina, promosso dal Comune in collaborazione con l’ente di ricerca ambientale Ecologos di Torino.

Due iniziative concrete di riduzione e riutilizzo, due antidoti all’incantesimo degli inceneritori!

www.fareverde.it
www.comune.colorno.pr.it
www.ecologos.it

Scintille sociali

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G 8

Quando ero bambino, la Tv dei Ragazzi trasmetteva telefilm intitolati «C’ero anch’io»: ricostruzioni storiche, la cui visione avrebbe permesso appunto di poter dire «c’ero anch’io». E c’ero anch’io a Genova, in via Tolemaide, davanti alla testa di un corteo bardato di plastica per una guerra derisoria, e vidi partire da dietro un angolo i lacrimogeni. A tradimento: il corteo era nel percorso autorizzato. Ne seguì un delirio, diecimila persone costrette ad arretrare di fronte ad attacchi sempre più violenti, fino in piazza Alimonda, dove un ragazzo fu ucciso. Era Carlo Giuliani.

Chi aveva deciso di umiliare, pestare, aggredire di notte [alla scuola Diaz], torturare [a Bolzaneto], tante ragazze e ragazzi? La domanda aleggia, ostinata come un cattivo odore, nella stanza del già capo della polizia Gianni De Gennaro, oggi seduto sulla confortevole sedia di capo di gabinetto del ministro degli interni.

Sono in corso i processi. In quelli per la Diaz e Bolzaneto è già trasudato il liquame di menzogne e violenze di cui sono responsabili poliziotti di vario grado [ma non De Gennaro]. Nell’altro, venticinque persone prese un po’ a caso sono accusate di «devastazione e saccheggio», e per loro i pubblici ministeri hanno chiesto 225 anni di carcere.

Si tratta di un processo politico, che vuole bilanciare gli orrori commessi dalle «forze dell’ordine». E’ un insulto a quelli che erano a Genova in quei giorni e che poi hanno acceso scintille sociali in giro per l’Italia, in tutti questi anni.

Genova è il punto di partenza al quale torneremo il 17 novembre, vigilia della sentenza contro i venticinque. E’ una manifestazione necessaria: per riconoscerci, per riconoscere quanto fondamentale è stata Genova. Facciamo in modo di poter dire di quel 17 novembre, in futuro: «C’ero anch’io».
Pierluigi Sullo

Il paesaggio e i cittadini

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Il Mondo in caduta libera

Il paesaggio e i cittadini: questo il titolo della 3a edizione della “Scuola di eddyburg”, che si è svolta a Corigliano d’Otranto. In quella occasione si sono esplorati le parole e i concetti che concorrono a determinare il paesaggio e le politiche per la sua tutela, si sono proposti esempi significativi del conflitto per la difesa di quel che resta del Belpaese, e si è infine ragionato sulla domanda: chi difende il paesaggio?

La chiave è emersa subito nel rapporto tra istituzioni e cittadini. Le prime sono quelle cui la tutela è affidata dalla legge, i secondi quelli che ne sono vitalmente interessati e che oggi sono la realtà emergente.

Il movimento dei comitati, delle associazione, della cosiddetta “società civile” sono oggi i più attivi e quelli cui si affidano le maggiori speranze. Ma la pressione spontanea che nasce dal basso non può durare, non può raggiungere risultati efficaci se non incontra le istituzioni: per utilizzarle, per trasformarle o per formarne di nuove.

Purtroppo oggi quelle più vicine ai cittadini, i comuni, sembrano l’anello debole, soffocati, e spesso complici, di un’idea di sviluppo che coincide con l’avanzata del cemento armato e dell’asfalto, con la distruzione del paesaggio.

Le testimonianze hanno rivelato difficoltà e nodi da sciogliere: nella società e nei poteri che la dominano, nell’economia che la sorregge, nelle istituzioni che le esprime. Ma anche segnali concreti di speranza: nessuno sufficiente, ma certo in grado di indicare una direzione di marcia sulla quale è possibile camminare.

Si sono discussi in particolare i risultati dell’azione di tutela del paesaggio contro i poteri forti svolta da Renato Soru in Sardegna, e il coraggioso tentativo di Angela Barbanente, assessore della Giunta di Vendola, di portare la pianificazione, l’ascolto e la legalità al centro delle trasformazioni del territorio in Puglia. Si sono evocate esperienze positive anche al livello comunale.

Occorre conoscere e far conoscere ciò che di buono resiste e avanza, metterlo in rete. Obiettivo di eddyburg è infatti anche questo: “cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” (I. Calvino).

www.eddyburg.it

Salva il museo!

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Salva l'arte

Particolato, ozono, gas acidi: sono loro i nemici più insidiosi delle opere d’arte custodite all’interno dei nostri musei. Nemici invisibili, ma che lasciano su tele, bassorilievi e sculture tracce evidentissime, erodendo e scolorendo i dipinti, rigonfiando il legno, annerendo marmi e polverizzando le superfici.

Un problema che Legambiente ha voluto portare alla luce con un monitoraggio dell’inquinamento atmosferico all’interno delle gallerie d’arte, i cui risultati sono stati raccolti nel dossier “Salvailmuseo”, presentato ieri mattina ai Musei Capitolini a Roma nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio, e Alberto Piantoni, amministratore delegato di Bialetti Industrie.
L’iniziativa, promossa nell’ambito di Salavalarte, la campagna nazionale di Legambiente per la salvaguardia del patrimonio artistico minore del Belapaese, realizzata con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali e il contributo di Bialetti Industrie, ha permesso di misurare le concentrazioni di alcuni tra i principali inquinanti in 15 musei .

Tra i più esposti agli effetti delle sostanze inquinanti è risultato il Museo della navigazione fluviale di Battaglia Terme, in provincia di Padova, dove i livelli di ozono, che scolora le tele con lo stesso effetto dell’acqua ossigenata, sono stati di 20 volte superiori ai limiti di legge, anche a causa della vicina presenza di una strada statale ad alta percorrenza. Pesante anche la situazione registrata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove il livello limite di biossido di azoto (5 µg/mc) è stato superato di quasi 15 volte.
Un po’ inferiori, ma pur sempre preoccupanti, i risultati, sempre per quanto riguarda il biossido d’azoto, all’Istituto del Risorgimento italiano di Roma (10,60 volte), al Pac di Milano (9,3 volte) e alla Pinacoteca nazionale di Bologna (8,46 volte). Molto alto l’ozono anche al Museo delle Arti Orientali di Roma, che è di 18,55 volte oltre il limite di 2 µg/mc, al Galata di Genova (16,75 volte) e ai Capitolini di Roma (16,18 volte). Tra gli inquinanti monitorati il biossido di zolfo (SO2) è quello che in generale presenta i livelli più bassi di concentrazione, essendo una sostanza prodotta dai combustibili usati per il riscaldamento e che quindi aumenta durante i mesi più freddi. Mentre più critica appare la situazione del biossido di azoto (NO2) e dell’ozono (O3), che sono risultati oltre i limiti di legge in tutti i musei.

“Le opere d’arte custodite nelle nostre gallerie sono esposte tutti giorni al rischio di degrado dovuto all’azione dello smog che soffoca l’aria dei centri urbani – ha spiegato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente -. Perché le strutture museali, pensate per proteggere i capolavori del passato dall’usura del tempo, non sempre riescono a sottrarsi alla pressione dell’inquinamento atmosferico, che penetra all’interno alterandone la qualità degli ambienti. Per questo lanciamo un appello ai responsabili dei musei italiani, a cui rinnoviamo la nostra disponibilità a collaborare, perché si impegnino accanto alle associazioni ambientaliste e a quanti lavorano per garantire alle città un’aria più pulita, in primo luogo per la salute dei cittadini, ma anche per la salvaguardia del nostro inestimabile e insostituibile patrimonio artistico”.

Oltre ad analizzare la qualità dell’aria, Legambiente insieme a ICOM (International Council of Museums) Italia ha realizzato uno studio per conoscere i musei dal punto di vista della gestione, dei finanziamenti, delle attività e delle iniziative di promozione, delle misure di prevenzione relative a rischio sismico e idrogeologico.

Al questionario hanno risposto 190 musei sui 300 contattati, permettendo di tracciare un quadro abbastanza esauriente delle condizioni in cui versano. Il 71% delle strutture denuncia carenze di personale (il 59% per mansioni di accoglienza e custodia, il 26% per le ricerche scientifiche e il 25% per attività tecniche), il 79% dei direttori afferma di fare iniziative di promozione e valorizzazione del museo, ma di destinarvi solo il 9% del bilancio. Per quanto riguarda la parte finanziaria, il 27,24% dei direttori dei musei non sono stati in grado di fornire informazioni, demandando il compito alle soprintendenze.
Il 60% riceve contributi da altri enti, per il 78% basati sulla presentazione di progetti specifici. Il 50% dei musei riesce ad autogenerare risorse economiche per il 10% del bilancio, mentre solo l’8% riesce a generarne più dell’80%: il che significa che la maggior parte dei musei non produce risorse tali da essere indipendente da finanziamenti esterni.

Solo il 33% si è adeguato agli standard di sicurezza e ben il 51% non ha eliminato le barriere architettoniche. Ciò nonostante, nel 47% dei musei esistono percorsi specifici per disabili fisici, non vedenti e non udenti. Infine, il 70% non ha mai effettuato analisi della qualità dell’aria all’interno degli edifici. Il 73% conosce i rischi naturali e antropici del territorio in cui si trova (sismici, idrogeologici, industriali), il 47% sa dell’esistenza di un piano comunale di Protezione civile, ma solo il 32% è dotato di uno specifico piano di emergenza per la messa in sicurezza delle opere d’arte in caso di calamità e di questi solo il 52% ne ha testato il funzionamento.

Il dossier “Salvailmuseo” è scaricabile al sito:
www.legambiente.eu

Mater sì!

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Mater-bi

Centotrentamila vasi, centomila metri quadri di telo da pacciamatura, duecentosettantamila kit da ristorazione, tutto in plastica biodegradabile e compostabile, contenente materie prime rinnovabili. E’ questo il cuore di Life Biomass, progetto pilota dell’Unione Europea per la riduzione dei rifiuti promosso sul territorio ligure dal Cersaa, il Centro regionale di sperimentazione e assistenza agricola i cui risultati, frutto di tre anni di lavoro, sono stati presentati oggi ad Albenga.

Il progetto Biomass ha coinvolto due settori economici tipici del territorio ligure e cruciali per la tutela dell’ambiente: il turismo e l’agricoltura. L’iniziativa ha come protagonisti, oltre il Cersaa, la Camera di Commercio di Savona, le istituzioni locali, alcune imprese agricole e turistiche della zona e Novamont, azienda leader mondiale nel settore delle bioplastiche e artefice del Mater-Bi, plastica biodegradabile e compostabile.

Turismo: piatti e posate in Mater-Bi per salvaguardare l’ambiente
Ogni estate la Liguria quintuplica la propria popolazione. Si stima che nella sola Albenga ogni stabilimento balneare produca circa 480 kg di rifiuti al giorno, costituiti al 90% di plastica, in gran parte posate, piatti e bicchieri. Novamont, attraverso il Cersaa, ha fornito ad una sessantina di stabilimenti balneari della riviera 270mila kit completi in Mater-Bi per la ristorazione (costituiti da piatti, bicchieri e posate).

La presenza capillare di stoviglie biodegradabili nelle sagre della zona ha permesso di intercettare 1/3 del flusso turistico della provincia di Savona, circa 200mila persone. I kit sono stati forniti anche alle mense scolastiche di Celle Ligure e di altri comuni costieri e dell’entroterra. In questo modo, e grazie a specifiche iniziative di divulgazione, oltre 500 studenti sono stati coinvolti in un percorso di conoscenza, approfondimento ed esperienza diretta del ciclo del carbonio, della produzione del Mater-Bi e del processo di compostaggio, sperimentato dagli studenti attraverso il compostaggio domestico. Insieme ai kit sono stati forniti migliaia di sacchetti per la raccolta differenziata del materiale organico, anch’essi in Mater-Bi. Attraverso questa azione si stima che siano state risparmiate circa 9 tonnellate di rifiuti in discarica, per un equivalente di 2,25 tonnellate in meno di Anidride Carbonica emessa in atmosfera.

Agricoltura: più competitività sui mercati esteri con la plastica bio
L’intervento nel settore agricolo e florovivaistico ha riguardato prevalentemente due prodotti, i vasi per piante ornamentali e i teli da pacciamatura, utili a contenere le erbe infestanti o per anticipare la produzione delle colture nei periodi meno favorevoli dell’anno.
Il progetto Biomass ha messo in produzione e distribuito 130mila vasi in Mater-Bi, completamente compostabili, suscitando un grande interesse intorno a questo prodotto. Si consideri che i vivai della sola Albenga producono ogni anno 120 milioni di piante in vaso e ne esportano il 90% verso il nord Europa. Se il vaso è di plastica tradizionale (polipropilene), ciò significa esportare in quei paesi 6.500 tonnellate di rifiuti non biodegradabili, molto sgraditi, quando non già proibiti come ad esempio in Svizzera e Danimarca.

Un successo ancora maggiore ha riscosso l’introduzione dei film biodegradabili per la pacciamatura. Più di 10 ettari di terreno, il doppio di quanto previsto, si sono ‘convertiti’ all’uso della pellicola bio, divenuta ormai un prodotto competitivo anche rispetto al costo. Il tradizionale telo in polietilene, infatti, deve essere rimosso dal terreno e smaltito a parte (è considerato infatti rifiuto pericoloso a causa della presenza di residui di fertilizzanti e fitofarmaci) arrivando ad un costo per ettaro di 890 euro. Con il telo bio, invece, che costa dai 700 ai 900 euro, a fine coltura è sufficiente fresare il campo perché si degrada completamente da solo in breve tempo, svolgendo anche un’azione ammendante.

Un ulteriore vantaggio per l’ambiente è il basso spessore del film, 15µm anziché 40 µm dei teli in plastica tradizionale, che permette di ridurre il volume di materiale prodotto mantenendo comunque le prestazioni del film. Si arriva così al notevole risultato di 10 tonnellate in meno di rifiuti non biodegradabili e non compostabili.
www.acquistiverdi.it

Fattorie a tavola

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Comune di San Miniato

Il Comune di San Miniato ha aderito alla prima edizione del Premio “Comuni a 5 stelle” con il progetto “Fattorie a Tavola”, che prevede una serie di iniziative tese a sensibilizzare l’opinione pubblica locale (in particolare le nuove generazioni) ad una cultura del territorio e dell’ambiente rurale, e ad una riscoperta delle proprie radici agro-alimentari.

Le stesse hanno cominciato a realizzarsi a partire dall’anno scolastico in corso, attraverso la graduale reintroduzione nelle mense destinate alla refezione scolastica del Comune di San Miniato, di prodotti alimentari (nel caso specifico carni bovine e suine) provenienti dal contesto territoriale, regionale e locale.

A questa specifica azione corrisponderà un percorso educativo alla riscoperta dei sapori e delle ricchezze della cultura rurale del territorio, che si concretizzerà nell’introduzione di piatti della tradizione nella dieta dei destinatari del servizio e, parallelamente, in iniziative di educazione al territorio, all’economicità in termini di spesa energetica e ambientale della filiera corta, alla promozione del consumo di prodotti locali attraverso lezioni in aula, incontri con i genitori e i docenti e visite guidate nelle aziende agro-zootecniche.

Tra le attività principali legate alla tradizione toscana vi sono senz’altro l’agricoltura e l’allevamento. Queste hanno trovato nel tempo una forte espansione ed i prodotti del settore hanno contribuito a costituire il patrimonio dei sapori tipici della regione.
Ormai da anni vi è stata una continua e paurosa flessione di tutte le attività rurali, sia zootecniche che agronomiche e una perdita significativa del loro legame con la società: quanti bimbi hanno visto una mucca o un pollo?

Ad oggi i superstiti (agricoltori e allevatori) di questa “selezione” soffrono del cronico problema di trovare uno o più canali di commercializzazione dei loro prodotti di qualità. La “campagna” e il “marketing” sono due realtà troppo distanti.
Le piccole aziende delle aree rurali costituiscono tutt’ora una realtà non trascurabile e contribuiscono tra mille difficoltà al mantenimento del territorio, fornendo prodotti alimentari di ottima qualità dal punto di vista nutrizionale e organolettico.

Scopo del presente progetto è quindi di promuovere a partire dalle scuole l’utilizzo di prodotti locali (con l’impegno a non uscire dalla regione), olio, miele, formaggio, carne, verdure, per la loro introduzione nella dieta in piatti diversi derivati dalla cucina tradizionale toscana, come brodo con tortellini, polpette e/o svizzere, ragù, e aprire a sapori “diversi” le nuove generazioni. Centrale in questo progetto l’educazione al territorio attraverso lezioni in aula, incontri con i genitori e visite guidate nelle aziende zootecniche (le ormai tradizionali fattorie didattiche). Infine, l’educazione degli operatori zootecnici alla salvaguardia del benessere animale ed all’uso delle terapie naturali (in primis l’Omeopatia) al fine di ridurre l’utilizzo dei farmaci convenzionali nella cura degli animali e ad ulteriore garanzia della sicurezza e della qualità degli alimenti da essi derivati.

Un progetto che parte dalle scuole e vede coinvolti attivamente diversi soggetti di una comunità. Un’idea tutta da gustare.
www.comunivirtuosi.org