Comuni a 5 stelle

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Comuni a 5 stelle

L’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, con il patrocinio del Movimento per la decrescita felice, Città del Bio e Castelli di Pace, promuove la prima edizione del premio “Comuni a 5 stelle”, un bando per raccogliere le migliori buone prassi sperimentate in giro per l’Italia da enti locali impegnati nella riduzione della propria impronta ecologica.

La premiazione delle idee più belle avverrà sabato 25 agosto, presso il Comune di Monsano (AN), sede dei Comuni Virtuosi, all’interno del programma della “Festa del buonsenso“, organizzata da diversi anni dal comune marchigiano e quest’anno naturale prosecuzione del “Festival della decrescita felice” dello scorso ottobre a Colorno (PR).

Lavorare alla nascita di un premio sulle buone prassi amministrative che si identifichi nella principi della Bioeconomia e della decrescita felice è l’obiettivo che muove fin dalla nascita gli amministratori della Rete dei Comuni Virtuosi, quale punto di riferimento per la diffusione di politiche e scelte quotidiane orientate a diminuire l’impronta ecologica degli enti locali e, più in generale, della pubblica amministrazione.

Può e deve esistere un legame molto forte tra i nuovi stili di vita cresciuti negli ultimi anni grazie all’impegno di centinaia di gruppi di acquisto, botteghe del commercio equo e solidale, banche del tempo, associazioni e comitati, produttori bio e agricoltori, singoli cittadini e cooperative sociali, e le scelte di “governo di un territorio” promosse dall’ente locale di prossimità. Il Comune inteso appunto come bene comune da cui partire per imprimere ai tanti territori disposti a mettersi in gioco un nuovo modello di società basato su autoproduzione e dono, convivialità e solidarietà, sobrietà e buon senso.

L’istituzione del Premio vuole essere anche un’opportunità per contribuire alla creazione di una maggiore sensibilità da parte dei cittadini e di un maggiore incoraggiamento ad altri soggetti pubblici al tema delle “buone pratiche”, attraverso la valorizzazione e la promozione di casi esemplari di esperienze avviate in questi anni con successo.

Per ogni necessità di ulteriori informazioni è stata istituita la Segreteria del Premio quale organo operativo a cui chiunque può rivolgersi. I suoi recapiti sono:
Comune di Colorno: 0521313745 – 3346535965 – infochiocciolacomunivirtuosipuntoorg

Per scaricare il bando clicca qui:
www.comunivirtuosi.org/attached/Premio%20Comuni%20a%205%20stelle%20finale.pdf

Maggiori controlli per i GPP

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gpp

Notizia tratta dal sito www.acquistiverdi.it

Pausa di 10 giorni tra la chiusura della gara e stipulazione del contratto con l’aggiudicatario, sanzioni più severe per irregolarità sulle offerte, maggiori controlli sugli appalti a regime particolare.

In arrivo dalla Commissione europea una direttiva finalizzata a riformulare le regole sulle procedure ad evidenza pubblica relative all’acquisto da parte delle Pubbliche amministrazioni di beni a basso impatto ambientale.

Le modifiche in itinere sono dirette a conferire maggiore trasparenza agli appalti. In particolare, il citato “standstill” di 10 giorni è finalizzato a garantire ai partecipanti il diritto di verificare la correttezza della procedura e di avviare eventuali ricorsi; l’inasprimento delle sanzioni riguarda invece le offerte illegali; i maggiori controlli avranno infine ad oggetto le gare indette sulla base di accordi di programma e sistemi di acquisto dinamici.
Per maggiori informazioni:
ec.europa.eu/environment/gpp/index_en.htm

Costruiamo una finanziaria dal basso

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soldi

Proponiamo a tutti di inviarci proposte da portare all’attenzione del Governo e del Parlamento, proponiamo a tutti gli Amministratori Locali, alle Associazioni, Reti, Comitati, Soggetti Autorganizzati, ai cittadini, di evidenziarci, a partire da oggi fino ai primi di Settembre, proposte legate al progetto strategico che ci ha visti impegnati in questi anni in tante sperimentazioni nella costruzione di processi di sviluppo locale autosostenibile e di valorizzazione del territorio.

Vi invitiamo a riflettere sulle mutazioni della società e dei comportamenti sociali che la partecipazione e la “cittadinanza attiva” producono, promuovendo un processo aggregativo che non riguarda più soltanto l’unione dei simili (classe, genere, etnia) o l’unione locale su un disagio specifico indotto da scelte di sviluppo esogene, ma la promozione di statuti e patti di unione dei diversi per la autoprogettazione di società locali complesse attraverso forme di autogoverno delle relazioni. Si tratta in sostanza di un percorso che procede dalle mille forme di partecipazione in atto al loro coagularsi in nuovi istituti di autogoverno della società locale.

Vogliamo anche riprendere il tema del federalismo municipale e solidale.

La cittadinanza attiva e la partecipazione nelle istituzioni di base fondano processi di autonomia e relazione in reti come principio di “un altro federalismo”, che rovescia quello “devoluto” dallo Stato centrale.

Progettare una svolta politica è prima di tutto mettere in campo i soggetti e i progetti della sperimentazione locale che già costruiscono politiche/pratiche di responsabilità territoriale, di altra economia, di difesa e valorizzazione dei beni pubblici, di solidarietà e di accoglienza : si tratta di riconoscere, assumere e sviluppare in rete la proposta politica che nasce dalla pratica sociale e dall’ esperienza della democrazia partecipativa.

Chiediamo il contributo di tutti voi; evidenziamo il Blog che abbiamo creato per raccogliere tutte le proposte:
finanziariadalbasso.blogspot.com
Per informazioni e contatti sull’iniziativa
salvatore.amura@libero.it

E’ stato realizzato, su una piattaforma freesource per evitare di appesantire la discussione nelle varie mailing list. Tutte le proposte verranno presentate in alcune iniziative che, a partire da settembre, verranno programmate a livello regionale ed in incontri con rappresentanti del governo e dei gruppi parlamentari.

Evidenziamo infine alcune proposte già pervenute che iniziano questa processo partecipato di costruzione di priorità dal basso per la prossima finanziaria 2007:
realizzare l’unica e indispensabile grande opera italiana: la riqualificazione del sistema idrico pubblico nazionale; azzerare la possibilità di finanziare da parte degli enti locali la spesa corrente con gli oneri di urbanizzazione; incentivare comuni e cittadini che adottino all’interno dei regolamenti edilizi strumenti di risparmio energico, bioedilizia ed altri strumenti per l’abbattimento delle emissioni inquinant; incentivare i comuni che approvano strumenti di Green Public Procurment per gli appalti.

RETE DEL NUOVO MUNICIPIO
www.nuovomunicipio.org

Il filo del dono

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solidarietà

L’antropologo Louis Dumont ha descritto la nascita della società di mercato come una rivoluzione di valori perché a un certo punto alcuni economisti hanno iniziato a dire che per quello che riguardava la ricchezza economica non valevano più i valori, il senso di solidarietà sociale, l’etica che in qualche modo faceva parte della società, ma che valevano i principi indivisualisti dell’utilità e del profitto.

Senza che ce ne rendessimo conto, nella nostra società pian piano l’idea di benessere collettivo, sociale, è diventata un’idea sempre più economica. Marcel Mauss, antropologo e sociologo dei primi del novecento, ha scritto un bellissimo libro “Saggio sul dono“, in cui mette in luce che l’invenzione dell’uomo come uomo economico è in realtà una cosa molto recente. Mauss ci racconta di alcune culture da lui studiate che sono organizzate socialmente sulla cultura cultura del dono. Mauss sintetizza il funzionamento di un’economia del dono con tre obblighi: dare, ricevere, restituire.

Queste tre leggi ci dicono che si crea in quel modo un circolo, perché questo dono, è come un filo che tesse una relazione tra persone diverse, anche tra persone che non si conoscono. Perché è qualcosa che obbliga nel tempo, che quindi costruisce una relazione nel tempo, ci rende costantemente e in maniera irrunciabile dipendenti gli uni dagli altri. In tutte le società, dice Mauss, la natura perculiare del dono è di obbligare nel tempo. Il dono è come se creasse una situazione di indebitamento reciproco. Si crea un legame, un senso di solidarietà e alla fine ognuno sa che riceve più di quello che ha dato.

Jacques Godbout, che ha scritto diversi libri sul dono, dice che il dono è ogni prestazione di beni e servizi che viene fatta senza garanzia di avere una restituzione in cambio. Certo c’è l’idea che prima o poi vi sarà restituita, ma non è scontato, è sempre comunque una offerta. Ma la cosa su cui insistono gli antropologi è che il dono va pensato non come un oggetto che si scambia, ma come un rapporto, come qualcosa che crea legame sociale.

Per noi occidentali il dono verso gli altri paesi è semplicemente il trasferimento di soldi, di risorse o di beni. Noi concepiamo il dono soltanto come dare e di dimentichiamo degli altri due apsetti, cioè del ricevere e del restituire, è come se interrompessimo quel cerchio e quel cerchio è proprio quello che crea la relazione. Essendo incapaci di ricevere entriamo in relazione con individui che definiamo poveri, cioè persone che possono solo ricevere.

Stralci di “La ricchezza della povertà“, ed. Centro di accoglienza Ernesto Balducci di Zugliano [Ud]
www.centrobalducci.org

Mettiamo al bando le borsine di plastica

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sacchetti spesa

San Francisco e Parigi le hanno appena vietate. Hong Kong e Melbourne lo faranno nei prossimi mesi; in Italia l’ultimatum è previsto per il 1 gennaio 2010 (non si capisce perché una buona idea debba essere per forza rimandata così avanti…): le buste di plastica non biodegradabili stanno per lasciare il posto alle più ecologiche soluzioni in materiali agricoli.

Fra le tante disposizioni contenute nella Finanziaria 2007 è prevista una piccola norma: nel 2010 in Italia ci sarà una piccola rivoluzione nei nostri comportamenti quotidiani (ne abbiamo già accentato qualche settimana fa).

Nell’articolo 1 comma 1129, 1130 e 1131 della Finanziaria si stabilisce infatti che a partire dal 2007 verrà avviato un “programma sperimentale di riduzione della commercializzazione di sacchi da asporto che, secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario, non risultino biodegradabili”. I cosìddetti sacchi da asporto non in regola vengono consumati oggi per circa 250 mila tonnellate all’anno per un mercato di circa di 500 mila euro, facile immaginare che la disposizione cambierà e non poco il quadro della produzione nazionale di shopper. Per questo, il programma di riduzione, che dovrebbe entrare in vigore entro centoventi giorni dall’approvazione della legge con un costo non inferiore al milione di euro, prevede un passaggio graduale dall’una all’altra produzione, ancora ferma oggi ad un mercato di 1500 tonnellate di sacchetti all’anno per un fatturato di circa 15 milioni di euro.

Ma perché le buste di plastica devono andare in pensione? La Finanziaria parla di riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, di rafforzamento della protezione ambientale e di sostegno alle filiere agro-industriali nel campo dei biomateriali, si parla inoltre anche di un contributo al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto e di messa in regola rispetto alla diretta EN13432 della Comunità Europea. Per circa 300 mila tonnellate di buste vengono infatti bruciate quasi 430 mila tonnellate di petrolio, il divieto comporterebbe quindi la riduzione di 200 mila tonnellate di biossido di carbonio.

Quali i futuri sostituti alla plastica? Basta mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole per produrre cento eco-shopper. La soluzione al problema è stata individuata quindi nell’utilizzo di prodotti agricoli biodegradabili realizzati tramite la coltivazione di 200 mila ettari di terreno a granoturco e girasole che andrebbero a ridurre l’attuale gap tra il costo di un sacchetto ecologico, circa 8 centesimi, e uno in plastica tradizionale, circa cinque. Fra i possibili materiali agricoli che potrebbero sostituire la plastica ci sarebbe anche il pomodoro, alimento simbolo dell’economia nazionale prodotto in 65 milioni di quintali l’anno: i polisaccaridi estratti dagli scarti dell’ortaggio una volta purificati potrebbero diventare eco-shopper. Ad oggi in Italia la maggioranza dei sacchetti biodegradabili vengono realizzati con un ricavato dell’amido di mais chiamato Mater-Bi e prodotti dalla bioraffineria Novamont, unica nel suo genere fino alla recente apertura di stabilimenti simili nell’area industriale di Terni.

La direttiva italiana arriva però in ritardo rispetto al resto del mondo: in alcune metropoli, quella delle buste di plastica pare essere già una moda d’altri tempi. Parigi, con una scelta pionieristica rispetto al resto dell’Europa e della stessa Francia, ha vietato le buste di plastica già dall’inizio di quest’anno. A San Francisco ad esempio dove già da tempo era possibile scegliere la carta, la plastica sarà definitivamente bandita a partire da settembre 2007 dai maggiori supermercati e in seguito vietata anche nelle farmacie.

Melbourne pratica già dallo scorso luglio una sovratassa sull’acquisto delle buste di plastica. Hong Kong, che svetta con un consumo di circa otto miliardi di sacchetti non biodegradabili all’anno, sta pianificando un programma di riduzione che porterà nel giro di un anno all’utilizzo di un miliardo di sacchetti inquinanti per poi passare al definitivo divieto. Molti gli altri paesi che hanno già vietato o stanno muovendosi in questa direzione: dal Bangladesh al Sudafrica, da Taiwan all’Irlanda.

Al di là di quanto decidano i nostri governanti, possiamo scegliere adesso, subito, di metterle al bando noi, le borsine di plastica. Semplicemente facendone a meno! Siamo capaci di farlo?

Equonomia Picena

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filiera corta

La filiera corta o a circuito breve è quell’insieme di attività che prevedono un rapporto diretto fra produttori e consumatori, singoli o organizzati, che “accorcia” il numero degli intermediari commerciali e diminuisce il prezzo finale. A livello comunitario questo progetto, presentato dall’AIAB, per promuovere in Europa i benefici dell’agricoltura e dell’alimentazione biologica, ha ottenuto il riconoscimento anche dell’Unione Europea.

Nello specifico, Il progetto “filieracorta picena”, che l’Assessorato alle Attività Produttive della Provincia di Ascoli Piceno, in collaborazione con l’AIAB, sta portando avanti, intende, quindi, ricomprendere tutte quelle azioni che permettono all’utente finale, sia esso un alunno o un ristoratore o un semplice consumatore, una migliore conoscenza delle qualità intrinseche dei prodotti locali piceni, ed in particolare di quelli biologici, e di chi le produce, consentendo un prezzo finale al consumo più vantaggioso e una remunerazione più equa per il produttore.

Il progetto mira a favorire la valorizzazione della produzione biologica, tipica, locale e stagionale, e a promuovere anche il contesto ambientale in cui questa avviene, per l’attenzione che viene posta alla salvaguardia ed alla difesa dell’integrità del territorio. Un insieme di attività capaci di dimostrare la possibilità di uno sviluppo eco-sostenibile, attento alla conservazione delle risorse. Un progetto che dimostri che un nuovo ‘stile di vita’ è possibile. Uno stile rispettoso dell’ambiente, della conservazione della biodiversità e delle diversità locali, delle risorse naturali, oltre che interessato alla qualità della vita.

Il progetto “filieracorta picena” si inserisce nell’obiettivo generale dell’Assessorato di porre le basi per la costruzione di un modello economico per un’ ”Equonomia Picena” che porti alla costruzione di un Distretto di Economia Solidale. Con questa espressione si intende un modello che metta al centro del proprio operare le persone, la qualità della vita, le relazioni e l’ambiente e che abbia un approccio trasversale a tutti i settori socio-economici.

In tale contesto si inserisce la creazione delle condizioni affinché iniziative economiche diverse, democratiche, eccellenti e motivate socialmente, radicate nel territorio trovino opportunità per conoscersi e farsi conoscere, per innescare processi economici nuovi, coordinati e partecipati nella convinzione che ciò potrà portare giovamento a tutti i soggetti coinvolti oltre che al contesto in cui essi operano.
www.filieracorta.org

Che ne pensa Prodi dell’uranio impoverito?

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Esercito

Signor Presidente Romano Prodi, le chiediamo di intervenire!

I nostri militari nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan hanno operato in zone contaminate da proiettili all’uranio impoverito, là dove i militari Usa agivano protetti da tute speciali i nostri operavano senza protezione. Ma le autorità militari non riconoscono assistenza adeguata a questi reduci.

Questo ha portato a situazioni drammatiche anche dal punto di vista economico, le famiglie sono costrette a indebitarsi per far fronte alle spese mediche.

Abbandonare soldati che hanno dato tutto per servire il loro paese è indegno.

L’uranio impoverito si crea ogni volta che si arricchisce l’uranio per scopi militari e/o civili; andrebbe stoccato con estrema cura a causa delle pericolose caratteristiche chimiche e radiologiche. Ma conservarlo in sicurezza ha costi enormi e si è deciso di “smaltirlo” riciclandolo sempre per usi militari (corazze e proiettili) e civili (anche come contrappesi negli aerei, nella chiglia delle navi, nelle mazze da golf, ecc.).

Quando l’uranio impoverito si disperde nell’ambiente può diffondere nanopolveri che inquinano aria, acqua e suolo per miliardi di anni. Si ritiene che possano sorgere svariati tipi di patologie provocando tumori, malattie non tumorali e malformazioni fetali.

La Commissione Uranio del Senato dovrebbe tentare di far luce definitivamente su questi problemi, individuando le aree inquinate, e addentrandosi tra le molte implicazioni, tra cui l’impatto sui civili residenti e sui volontari che hanno lavorato nelle zone a rischio.

Questo è noto fin dalla prima guerra del Golfo, quando decine di migliaia di soldati Usa tornarono in patria contaminati e iniziarono a morire.

Molti studi hanno documentato gli effetti spaventosi di questi proiettili sulle popolazioni.

Signor Presidente, le chiediamo di intervenire al più presto, riconoscendo finalmente il diritto alla piena assistenza ai nostri soldati ammalati e di adoperarsi nelle sedi internazionali per la messa al bando dei proiettili all’uranio impoverito, seguendo l’esempio del Belgio.

L’uranio impoverito è di per sé inerte ma causa contaminazione se prende fuoco. Quintali di questa sostanza dispersi sul territorio rappresentano un pericolo enorme e una ghiotta occasione per i terroristi.

Come testimonia un’inchiesta di Striscia la Notizia nei nostri aereoporti i vigili del fuoco non sono neppure attrezzati per l’evenienza di un incendio su un aereo che trasporti questa sostanza.

La preghiamo di intervenire anche su questa questione vietando l’uso civile dell’uranio impoverito.
Grazie.
Franca Rame

Rutelli chi?

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anno zero

L’altra sera, nell’ultima puntata di Anno zero dal titolo eloquente “Dimenticate il futuro” si è affrontato il tema dei cambiamenti climatici e delle possibili soluzioni per invertire la rotta dell’autodistruzione, della follia sviluppista, del consumo insostenibile.

La lezione che Jacopo (FO) ha dato al Vice Presidente del Consiglio Francesco Rutelli è stata esaltante e triste allo stesso tempo. Cos’è successo? Praticamente un attore come Jacopo sapeva più e meglio della seconda carica del Governo Prodi in merito ad un provvedimento rivoluzionario e decisivo come quello adottato dallo stesso Governo Prodi di cui Rutelli dovrebbe far parte per la distribuzione delle fonti di energia rinnovabile a partire dai pannelli solari fotovoltaici.

Sembrava che a Rutelli la notizia del conto energia non fosse arrivata, era come se si vergognasse di dover raccontare i vantaggi e la concretezza di un progetto che potrebbe finalmente spingere milioni di italiani ad adottare una tecnologia efficiente, pulita e risparmiosa. Incredibile!

Se volete vedere la puntata, ha dell’incredibile:
www.rai.it/mppopupvideo/0,,RaiDue-Annozero-Puntate%5E%5E27886,0.html

De Gennaro, addio!

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De Gennaro

Abbiamo aspettato sulla riva del fiume per sei anni. Ma non siamo stati inerti. Da subito dopo il G8 di Genova, inchiesta dopo inchiesta, abbiamo chiesto le dimissioni di Gianni De Gennaro e l’apertura di un esame collettivo, interno alle forze dell’ordine e nella società, che aiutasse a capire cosa è andato storto, tanto da ottenere quel risultato: Diaz, Bolzaneto, Piazza Alimonda, ma anche i processi di Cosenza, e prima ancora i pestaggi a Napoli e mille altri episodi di “malapolizia” tutt’altro che fisiologici o giustificabili con la teoria delle “mele marce”.

Con sei anni di ritardo, i cosiddetti “grandi” giornali si sono lanciati, oggi, sulle spoglie dell’ex potente che finora avevano difeso in ogni occasione possibile, fedeli a un perverso patto di mutuo soccorso che ha impedito di arrivare prima, e con meno danni per la democrazia, alla soluzione ovvia: dimissioni del capo della polizia e commissione d’inchiesta parlamentare: quella che l’Unione aveva promesso nel suo programma elettorale e che ora chiede l’appello qui già pubblicato.

I sette anni di regno di Gianni De Gennaro, finiti nel modo peggiore per un “poliziotto di razza” [come scrive ancora oggi il Corriere della sera], non si spiegano con la teoria delle “due vite” su cui si arrampica Giuseppe D’Avanzo sulla Repubblica. Ci sono stati molti segnali, in questi anni, e ci sono molte, moltissime cose da chiarire, sui legami politici che hanno permesso a De Gennaro di promuovere impunemente tutti i [presunti, ancora] responsabili delle violenze genovesi; che hanno evitato che la gestione dell’ordine pubblico fosse sottoposta a una verifica pubblica; che hanno consentito altre e continue violazioni dei diritti umani, dal trattamento dei migranti nei Cpt alle indagini indiscriminate e alle espulsioni facili di presunti terroristi, poi riconosciuti innocentii; fino alla reazione muscolare a una lunga serie di lotte sociali e territoriali degli ultimi anni, dalla Valle di Susa occupata all’epoca di Venaus alla discarica di Serre che si voleva aprire a mano armata, dalle reazioni alle azioni delle reti dei precari a quelle alle occupazioni di case, ai continui rigurgiti di proibizionismo, cioè di caccia al “drogato”.

Un delirio sulla sicurezza: smentito per altro, proprio in questi giorni, dai dati sulla criminalità in generale calante, a parte le mafie colluse con i poteri, nel nostro paese.
La responsabilità penale è di certo personale, e De Gennaro saprà come rispondere alle accuse che gli muovono i pm genovesi: quelle infamanti di aver orchestrato le false testimonianze dei funzionari di polizia su quel che accadde davvero alla Diaz e chi lo decise. Anche nel fare quel mestiere si deve avere un’etica: nel caso di De Gennaro avrebbe dovuto essere quella di tutelare l’onore della polizia di Stato, la sua trasparenza, la sua capacità di fare pulizia dentro se stessa, invece che sacrificarle a un interesse privato e a alleanze con questo o quel potere.

La responsabilità politica però è collettiva, istituzionale, sociale perfino, se i media fossero, come dovrebbero essere, uno degli anticorpi che impediscono che il potere, qualsiasi potere, degeneri in abuso. Questa responsabilità non cade in prescrizione.
Da qui dovrebbe partire ora più che mai la commissione d’inchiesta. Non una generica indagine sui “fatti di Genova”, ma una minuziosa ricostruzione di cosa, chi e perché nell’organizzazione e nella gestione dell’ordine pubblico ha prodotto il risultato disastroso di sei anni fa.

Da qui, però, dovrebbe partire anche la possibilità di creare una “rottura” culturale dentro la stessa polizia. Al contrario di quelle che sembrano essere le indicazioni del Viminale e della maggioranza, quel che occorre non è un avvicendamento “naturale” da De Gennaro con il suo vice Antonio Manganelli. Ci vorrebbe, piuttosto, una scelta coraggiosa, che consenta di ricucire lo strappo creato sei anni fa tra la polizia e ampie porzioni della società italiana. Questa maggioranza non ci ha abituato a scelte coraggiose. E sul terreno delle politiche securitarie porta impresse scelte profondamente sbagliate, compiute nella seconda metà degli anni novanta. L’addio a De Gennaro dovrebbe essere un addio anche a tutto questo.

Il Premio Benetollo e le buone pratiche locali

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Tom

Si è tenuta presso la Sala del Consiglio di Palazzo Valentini la premiazione degli Enti Locali che hanno partecipato alla seconda edizione del Premio Tom Benetollo “per le buone pratiche locali”.

Istituito dalla Presidenza del Consiglio Provinciale di Roma per la prima volta nel 2005, il Premio persegue il duplice obiettivo di ricordare la figura e l’impegno del presidente dell’Arci prematuramente scomparso e, al tempo stesso, di contribuire, proseguendo idealmente il suo esempio, alla diffusione di una maggiore sensibilità da parte dei cittadini e di un maggiore incoraggiamento degli altri soggetti pubblici al tema delle “buone pratiche”.

In apertura dei lavori il presidente del Consiglio provinciale di Roma Adriano Labbucci, ha affermato: “È ormai un luogo comune nel dibattito politico affermare che la politica non deve ridursi a “testimonianza”, dando così un significato negativo alla parola. Sono convinto, invece, che se la politica vuole recuperare credibilità e significato deve tornare a farsi “testimonianza”. Deve cioè incarnarsi, ridurre la distanza tra parole e comportamenti e che la rende oggi sempre più lontana e distante”.

“Per questo – ha proseguito Labbucci – avvertiamo in modo ancora più forte, a due anni di distanza, non soltanto il dolore ma il rimpianto per la scomparsa di Tom Benetollo, allora presidente dell’ARCI. Perché Tom ha dato testimonianza costante di cosa vuol dire tenere unite parole e gesti, politica e società, libertà e responsabilità. Tom Benetollo – ha aggiunto – non era un politico di professione, ma ci ha insegnato tanto anche sul rapporto tra riforme e agire politico, sulla partecipazione e sulla democrazia”.

“Da qui – ha concluso il presidente Labbucci – l’idea un Premio che valorizzi le esperienze di Comuni e Province su quei temi che sono stati a fondamento dell’agire politico e sociale di Tom: pace, diritti umani e solidarietà internazionali; democrazia e partecipazione; sostenibilità ambientale e consumo responsabile”.

“Questo premio – ha spiegato il presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra – ribadisce il principio dell’impegno individuale e di quello delle istituzioni: un altro mondo e’ possibile, un’altra sfida e’ possibile in ogni istituzione. Il Consiglio provinciale dal 2005 ha voluto recuperare questo esempio, in un Paese in cui scarseggiano i buoni esempi. Occuparsi di amministrazione e’ la cosa più bella ma anche la più difficile: si vivono con i cittadini bisogni e attese. Il percorso che fa un amministratore può essere entusiasmante se si parte dal principio dei diritti e se si individuano politiche e scelte innovative per modificare qualcosa”.

In questa occasione la sala antistante il Consiglio provinciale è stata ufficialmente intitolata a Tom Benetollo.

Complessivamente sono stati settantasette i progetti giunti alla Presidenza del Consiglio provinciale da parte di 55 enti locali, tra Province, Comuni e Comunità Montane. Vista la qualità e la validità di tutti i progetti presentati e tenuto conto dello spirito e delle finalità del premio, la Giuria ha ritenuto opportuno conferire un riconoscimento a tutti gli Enti territoriali partecipanti.

In particolare, comunque, la Giuria ha assegnato cinque premi speciali:
Comune di Reggio Emilia – Pace e diritti umani – Centro di mediazione dei conflitti
Comune di Bussoleno – Solidarietà Internazionale – Adozione a distanza legate alla celebrazione dei matrimoni civili e concordatari
Provincia di Ascoli – Ambiente e sviluppo sostenibile
Provincia di Siena – Finanza Etica – Microcredito di solidarietà S.p.A
Comune di Casarsa – Democrazia Partecipata – Osservatorio Sociale: 10 anni di attività

Agli Enti Locali “vincitori” – anziché denaro – sono stati donati oggetti artistici e di artigianato di alto valore simbolico, provenienti da quelle zone del mondo che hanno caratterizzato l’impegno di Tom Benetollo, volto ad accrescere la solidarietà internazionale, lo sviluppo sostenibile, la promozione dei diritti umani e la convivenza pacifica tra i popoli.

Durante la giornata sono intervenuti, tra gli altri, il presidente ARCI (Associazione Ricreativa Culturale Italiana) Paolo Beni, la presidente ANPCI (Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia) Franca Biglio, il giornalista Roberto Natale e lo scrittore Maurizio Maggiani.

Per condividere in rete le esperienze di “buone pratiche” a livello locale: www.provincia.rm.it/premiobenetollo