Mettiamola fuori legge

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Altreconomia

È provato. La pubblicità si fa aggressiva quando la gente non vuole saperne.
La prova? Esiste pubblicità per il pane? Non ce n’è bisogno, lo mangiamo da millenni e continueremo a farlo finché ci sarà del grano disponibile.

Fa parte della nostra cultura. Beviamo anche acqua: non da millenni, ma da milioni di anni. Da quando l’uomo è comparso sulla terra. Prima di sorgente, poi di pozzo, infine del rubinetto: nessuno ci ha mai spronati a farlo.
Invece, oggi, subiamo un bombardamento da 380 milioni di euro all’anno per essere costretti a bere acqua in bottiglia. Altrimenti nessuno la berrebbe.

In assenza di condizionamento quale persona di buon senso opterebbe per una scelta tanto insicura, dispendiosa e inquinante? Nessuna società di buon senso accetterebbe di fare viaggiare tutti i giorni centinaia di camion da un capo all’altro d’Italia per fare bere ai trentini l’acqua di Caserta e ai casertani l’acqua di Trento.

Alla faccia degli allarmi sul clima e della necessità di ridurre le emissioni di CO2 del 60%. Se vietassimo la pubblicità dell’acqua in bottiglia contribuiremmo agli obiettivi di Kyoto molto di più della lenzuolata di provvedimenti farsa messi a punto da Bersani e Pecoraro Scanio, veri pannicelli caldi.

Ma renderemmo giustizia anche all’intelligenza umana e all’opinione pubblica che quotidianamente è presa per il bavero da spot pubblicitari che tentano di inebriarci inneggiando all’acqua “zero grassi” o “che fa pisciare”.
In un mondo serio, la pubblicità non dovrebbe esistere, perché i consumi non vanno spinti, ma frenati in nome della sostenibilità e dell’equità. La gente non ha bisogno di messaggi ingannevoli, ma di informazioni serie sulla qualità dei prodotti, la sicurezza, la storia ambientale e sociale.

Dunque: non spot privati al servizio delle imprese, ma un servizio pubblico di informazione sui prodotti al servizio della gente. Purtroppo non viviamo in un mondo serio, che si pone come obiettivo primario la salvaguardia dei beni comuni per garantire a tutti il diritto alla vita. Questo mondo è asservito alle imprese che per il profitto della giornata distruggono il mondo, la gente, la pace.

Non so se ce la faremo a invertire il senso di marcia prima di giungere alla catastrofe, ma dobbiamo provarci. Anche a costo di essere derisi come forse succederà quando ci presenteremo per chiedere il divieto della pubblicità sull’acqua in bottiglia. Se non altro forse riuscirà a fare riflettere qualcuno e questo sarebbe già un grande risultato.
di Francuccio Gesualdi

Se vuoi firmare l’appello a aderire alla campagna promossa da Altreconomia:
www.altreconomia.it/acqua

Forum GPP Net

Author: admin  |  Category: Acquisti verdi

gpp

Si terrà il 10 e l’11 maggio la mostra-convegno Gpp Net Forum, un incontro dedicato al mondo degli acquisti verdi e al settore dei prodotti eco-sostenibili.

L’evento è organizzato da CremonaFiere S.p.A. e dalla Provincia di Cremona e si propone di fornire un momento di incontro per tutti coloro che operano nel settore dei prodotti eco-sostenibili coinvolgendo Istituzioni, consorzi e aziende.

Gli obiettivi dell’incontro sono: promuovere gli acquisti verdi; migliorare l’efficienza dei prodotti ottimizzandone l’utilizzo; limitare la produzione di ulteriori sostanze inquinanti e di rifiuti di difficile smaltimento; incentivare la domanda di prodotti verdi; migliorare e far crescere la sensibilità nei confronti dei prodotti “ambientalmente preferibili”.

Il portale AcquistiVerdi.it parteciperà nella giornata di venerdì 11 maggio con un intervento alle 16.30 sull’esperienza del Gruppo Progetto Agenda 21 Acquisti Verdi presso gli alberghi della Provincia di Rimini: i risultati della Convention di Riccione del 15 Marzo 2007.

Maggiori informazioni sul GPP Net forum si trovano su:
www.cremonafiere.it/gppforum.html

Per chi non avesse visto Anno Zero

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Acqua, argomenti per una battaglia

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acqua bene comune

Emilio Molinari
Acqua – Argomenti per una battaglia
I tascabili di Punto Rosso
pp 206, 7 Euro

Questo libro di base vuole offrire gli argomenti per una conoscenza del problema acqua oggi. Inquinamento e usi irresponsabili stanno pesantemente intaccando l’acqua potabile, bene indispensabile ma esauribile e di cui già un miliardo e duecento milioni di persone sono prive sul pianeta.

Stiamo anche assistendo all’assalto dei privatizzatori che stanno trasformando questa risorsa da diritto dell’umanità in merce, calpestando quella sacralità che da tempi ancestrali gli uomini le hanno sempre attribuito e che oggi gli indios dell’America latina riportano con forza alla nostra attenzione.

Non è più tempo di indifferenza, bisogna proteggere questo bene comune e renderlo accessibile a tutti. In Italia il 13 gennaio 2007 è iniziata la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dell’acqua.

Emilio Molinari, presidente del Comitato italiano del Contratto mondiale sull’acqua, attivo nella sinistra alternativa e nel movimento operaio negli anni ‘60-’70 e nell’ambientalismo negli anni ‘90. Già consigliere regionale e parlamentare è anche nel direttivo di Punto Rosso e della Libera università popolare.

www.puntorosso.it
www.contrattoacqua.it

Ecologia attiva

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jacopo fo

Con mio padre e mia madre stiamo preparando un nuovo spettacolo che avrà come tema l’ecologia attiva, cioè cosa fare concretamente per arrestare subito il collasso ambientale.

In particolare Dario sta scrivendo il pezzo di apertura che vuol essere una panomica di dati che dimostrino la situazione di rischio a cui siamo esposti. Stiamo quindi realizzando una ricerca.

Chiediamo agli appassionati del tema un aiuto: quali sono, secondo te, i dati che meglio possono far capire la gravità della situazione? Quale elemento ti ha colpito di più? Quale pensi possa essere il dato che meglio può raccontare alla gran massa dei non interessati, l’urgenza di un cambiamento radicale?

Grazie a chi vorrà contribuire a questo laboratorio.

NOTA METODOLOGICA
Non bombardatemi di link, sennò devo trascorrere i prossimi 3 anni a leggere tutto. Mi servirebbero i dati più interessanti già selezionati, ovviamente con il link alla fonte dove sono pubblicati.
Grazie sentitamente.
Jacopo Fo

www.jacopofo.com

Pannolini e segreti

Author: admin  |  Category: articoli di approfondimento

bimbi

Voglio ringraziare gli amici di Mondo Nuovo per il lavoro che fanno, prima sui detersivi e adesso sul mondo dei pannolini. Questo è un articolo spettacolare, scritto con semplicità e chiarezza, frutto di un lavoro serio e di un’approfondita ricerca. Mi piacerebbe un giorno leggere queste cose sulle pagine dei quotidiani nazionali, o ascoltarle tra le grida isteriche dei Ballarò e dei tanti, troppi Porta a Porta. Buona lettura!

Che i pannolini per bimbo siano avvolti in un alone di mistero è cosa che nessuno di noi ha mai pensato, ma chiunque si provi a studiare di cosa sono fatti e che cosa si muove dietro la loro produzione e vendita, altro non potrebbe fare che concordare con questa tesi.
Noi di Mondo Nuovo cerchiamo di capirci qualcosa da mesi.
Le uniche persone competenti che ci hanno aiutato, ci hanno anche di sovente garantito dei gran mal di testa. E avevano ragione!

Abbiamo ad oggi a disposizione moltissimo materiale tecnico e affidabile, quello che ci manca è la capacità di tradurre notizie ostiche e laboriose in un linguaggio facile ed accessibile a tutti coloro che usano pannolini bimbo.
Inoltre non è facile parlare di un settore ove si muovono grandissimi interessi e grandi affari sul limite di leggi poco definite e modellate sulla “non trasparenza”.
Per darvi un’idea dei colossi che governano il commercio dei pannolini, sappiate che Procter & Gamble e Kimberly Clark detengono migliaia di brevetti per i prossimi 20 anni.
Giusto il tempo stimato per completare la distruzione del pianeta, se non collaboriamo tutti insieme ad invertirne la tendenza.

Partiremo quindi da un concetto che nessuna multinazionale potrà mai usare per muoverci causa: “La scelta del pannolino che facciamo indossare ai nostri bambini, è una Scelta d’Amore. Il modo in cui lo utilizziamo, il tempo per cui educhiamo il bimbo ad indossarlo, sono tutte Scelte d’Amore.”

In questo mondo automatizzato e fortemente manipolato dal commercio, operiamo tutti – per lo più – una scelta di disamore. Per i bambini e per la terra stessa. Quella stessa Madre Terra a cui li abbiamo chiamati e di cui non ci stiamo occupando di preservare e risanare nulla. Questa scelta di disamore è assolutamente inconsapevole.

Possiamo provare a fare in modo che sia diverso, d’ora in avanti. E siamo proprio noi genitori che dovremmo avere la speranza e la voglia di costruire un futuro possibile per le nuove vite che portiamo al mondo. Siamo proprio noi che dobbiamo collaborare da subito a preparare loro ciò di cui avranno bisogno: un mondo possibile.

I pannolini bimbo tradizionali sono costituiti da materiali assolutamente sintetici e altamente inquinanti. Questi materiali sono fortemente dannosi per l’ambiente, sia in relazione ai materiali con cui vengono prodotti, sia in relazione al fatto che sono tantissimi. Ogni giorno in Italia si usano almeno sei milioni di pannolini usa e getta, in un anno diventano 2 miliardi e 190 milioni di pannolini di plastica. I pannolini prodotti in Europa costituiscono ogni anno un edificio alto 800 metri e della superficie di un ettaro. Nel mondo ogni anno ne vengono edificati 4o5.

L’impatto sul bambino non è meno deleterio. Anche in questo caso l’inquinamento – perché di inquinamento si tratta – è dovuto ai medesimi motivi: i materiali di cui sono composti i pannolini e il tempo per cui viene protratto il loro utilizzo.
I pannolini più rinomati sul mercato sono quelli super assorbenti. Il messaggio sociale imperante è che un genitore è tanto più bravo quanto più si occupa di offrire al proprio figlio un pannolino di qualità, laddove per qualità s’intende che assorba bene la pipì e lo lasci sempre asciutto.

Il messaggio che vorremmo provare a diffondere è che in realtà la super assorbenza è legata a sostanze presenti nel pannolini – gel super assorbenti – di derivazione assolutamente sintetica e dannosa per il bambino, causa di irritazioni quando non di dermatiti, e concausa di una serie di altri problemi di cui i bambini per primi pagano le conseguenze. Sulla propria pelle, come si usa dire.

I criteri di qualità stabiliti dal commercio e dalle multinazionali, e martellati dalla pubblicità, non sono i criteri di qualità che dovremmo ricercare per il benessere di bimbo e ambiente. Il pannolino di per se è un danno, perché è uno strumento non naturale, quindi il nostro corpo non è predisposto per averci a che fare.
Pensiamo quanto saremmo disposti noi ad indossare uno strumento del genere per due o tre anni non stop.
Lo faremmo e lo facciamo in caso di necessità, ma tale è e deve rimanere: un caso di necessità.

Eppure per il pannolino baby succede il contrario: è diventato d’uso comune fare indossare ai bambini della corazze sintetiche di tessuti antitraspiranti, 24 ore su 24. Addirittura si sono di tantissimo prolungati i tempi d’uso del pannolino. Si arriva ad oggi anche a tre anni e oltre. Dai 4000 ai 5000 pannolini usati da ogni bambino.
I pannolini tradizionali sono così sintetici che si stima impieghino 500 anni per biodegradarsi.

L’ incredibile prolungamento dell’uso del pannolino è dovuto proprio ai nuovi modelli superdry, che lasciano il bambino asciutto e quindi meno infastidito. Ciò inibisce in lui la necessità di apprendere a controllare gli sfinteri. Considerando poi che in questo mondo super di corsa e super stressato, anche il genitore è tentato di prolungare la fatica dell’educazione al “senza pannolino”, il gioco è fatto.

Perché mai succede una cosa del genere? Per comodità? E di chi? Del bambino non certamente. Del genitore forse, anche se prima o dopo deve rassegnarsi comunque ad occuparsi del rito di passaggio del togliere il pannolino. L’unica entità che può trarne veramente vantaggio sono proprio le ditte produttrici di pannolini. Infatti sono loro che comandano attraverso la pubblicità i tempi e i modi d’uso. Sono sempre loro che sovvenzionano le sale parto affinché esse usino e raccomandino i loro specifici pannolini. Questa è la quotidianità, e riguarda nelle sale parto sia i pannolini che i latti artificiali. Accedere alla diffusione dei propri prodotti tramite sale parto è un’azione di marketing assolutamente vincente: significa assicurarsi una grandissima fetta di mercato. Qualunque genitore si sente invitato e rassicurato ad usare i prodotti consigliati dall’ ospedale. Così come si sente in difficoltà – quando non in colpa – a cambiarli.

E’ bene anche sapere che le multinazionali riescono a mescolare marketing e tecnologia in modo tale da venderci sempre e comunque qualunque cosa abbiano intenzione di fare passare per buona. Ne sono un esempio i nuovissimi pannolini supersottili, se ne vedono in questi giorni le prime pubblicità e presto saranno in tutti i supermercati. Il messaggio è accattivante: pannolino super sottile per permettere al bimbo maggior agio e maggior estetica (l’estetica la cercano i genitori, non certo i bambini); miglioramento della traspirazione (che non esistendo per quanto riguarda questi prodotti sintetici non può essere migliorata); qualche altro millantato miglioramento della socievolezza e dell’espressione delle emozioni, grazie alla maggiore libertà del bimbo e al presunto maggior amore speso dalle mamme nel comprare il nuovo pannolino super sottile.

Nella realtà succede che cambia la forma ma non la sostanza. Con effettivo genio e lungimiranza i produttori sono riusciti ad inventare un pannolino supersottile utilizzando gli stessi componenti di prima. Ciò significa che hanno miscelato cellulosa e SAP (gel superassorbente) trasformando il tutto in palline. Questa operazione permette loro di ottenere un pannolino pressocché identico al precedente, ma molto più sottile.
Un pannolino più sottile riduce di tantissimo le spese di trasporto del produttore.
Ecco quindi che producono un pannolino identico al precedente, più sottile e quindi meno costoso per loro, e pubblicizzano il tutto per un prodotto innovativo e a vantaggio del bambino.

Stessa cosa hanno fatto con una particolare marca di pannolino “sensitive”. La casa produttrice ha pubblicizzato un pannolino migliorato grazie all’inserimento di una crema arricchita di vitamine. Cosicché si è tutti corsi a comprare il pannolino sensitive con la cremina all’aloe. Ma la casa si è bene guardata dall’ informare che la cremina all’aloe ha dovuto inserirla per diminuire le irritazioni del sederino, dovute al surriscaldamento creato dai materiali quasi totalmente sintetici di cui il pannolino stesso è composto.

Il surriscaldamento del sederino e dei genitali è un problema importante, causa di dermatiti, allergie, sofferenze per il bambino che passa anni chiuso in uno scafandro di plastica.

Sappiate inoltre che per i bimbi maschi è anche più pericoloso: gli organi sessuali maschili sono posti all’esterno dello spazio addominale – al contrario degli organi sessuali femminili – proprio perché necessitano di un ambiente fresco. Per l’università di Kiel (Germania), l’impiego regolare e continuato di pannolini usa e getta provocherebbe il surriscaldamento dello scroto dei bambini, rischiando di danneggiare il normale sviluppo dei testicoli e quindi la fertilità del futuro adulto.

Non è forse vero che quando si parla di poca fertilità nel maschio adulto, si raccomanda tra le altre cose di non portare jeans stretti e di non fare bagni caldi? E perché mai allora cresciamo i nostri bimbi in piccole saune portatili strette fino allo spasimo per rassicurarci che non si sporchino i vestiti?

Senza cadere nel baratro del “oddio adesso cosa faccio?” proponiamo di seguito delle alternative possibili, che sono meglio investigate e spiegate nel laboratorio segnalato a calce.

1) Una soluzione alla portata di tutti è utilizzare comunque i pannolini tradizionali, imparando a scegliere tra le marche e i formati meno invasivi, imparando ad usarli in modo più igienico, imparando, soprattutto, a toglierli al momento opportuno. Disimparando ad abusare dell’uso del pannolino.

2) Esistono marche ecologiche. Per quel che riguarda la nostra ricerca in verità ne abbiamo trovata in Italia una sola di valida: Naturaè di Wip. Altre marche presenti e future sono da vagliare con grande attenzione: il settore ecologico e etico è in grandissima espansione, spesso viene semplicemente sfruttato da chi intende accapparrarsi una nicchia di mercato. Utilizzare un monouso ecologico è un passaggio eccezionale per il bimbo e per l’ambiente.
Imparando a lasciare il bimbo quando possibile senza pannolino, imparando a toglierlo nei tempi adeguati, imparando a rinunciare a qualche vezzo estetico di cui il bambino non ha bisogno e a investire nei pannolini, si può affrontare la spesa maggiore del pannolino ecologico rispetto al tradizionale.

3) Esistono pannolini di stoffa. Molto diversi e innovativi rispetto ai vecchissimi ciripà. Vi sono oggi diversi modelli e forme, per diverse esigenze. Le loro caratteristiche, i costi, i modi d’acquisto e d’utilizzo, li abbiamo vagliati, sperimentati e spiegati nel forum di lavoro segnalato sotto.

4) Il modo in assoluto più ecologico per affrontare il periodo pannolino, è il “senza pannolino“. Metodo fantastico che prevede di fare a meno del pannolino. Da questo metodo, preso in carico da pochissime persone veramente motivate, possiamo imparare dei trucchi, consigli e metodi, per accompagnare il nostro bimbo ad un uso più contenuto di qualsiasi tipo di pannolino, e per aiutarlo a togliere i pannolini in tempi e modi adeguati. Non è un metodo che vuole forzare il bambino a ciò per cui non è predisposto, o forzarlo a imparare gesti per cui non è pronto. Vuole solo permettergli una vita più igienica, adeguata, sana, libera e felice.

Si potrebbe continuare per ore, ma non è questa la sede per farlo. Speriamo di avere stimolato anche in voi la necessità di informarsi, di considerare l’uso del pannolino un gesto consapevole di scelta e di amore.
Amore per i nostri bambini, per la qualità della vita che desideriamo dare loro, e per la possibilità di un mondo futuro ove abbiano la possibilità di vivere, di respirare, di amare a loro volta.
Un Mondo Nuovo che tutti insieme dobbiamo impegnarci a costruire per loro.

In internet o nei nostri forum di lavoro potete trovare notizie articolate
forum.promiseland.it/viewtopic.php?t=21068&start=0

Buon 25 aprile…

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Il ddl sul biologico

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bio aiab

Diffondere l’uso di prodotti agroalimentari tipici e da agricoltura biologica nelle mense scolastiche, ospedaliere e universitarie. Incrementare lo sviluppo e la competitività dell’agricoltura biologica. Tutelarla attraverso l’istituzione di un logo nazionale e disciplinandone l’utilizzo del marchio in etichetta. Garantire la sostenibilità ambientale e la biodiversità e sviluppare i distretti biologici.

Sono questi gli obiettivi del ddl sul biologico approvato quakche giorno fa dal consiglio dei ministri .

Ecco, in sintesi, le principali novità.
Autorità competente. Il Mipaaf è responsabile dell’indirizzo e del coordinamento a livello nazionale, compresi i compiti di vigilanza e controllo. Regioni e province autonome si occupano dell’attività tecnico-scientifica e amministrativa. Al ministero per le politiche agricole resta la competenza esclusiva in materia di importazioni di prodotti biologici da paesi terzi.

Etichettatura. L’utilizzo del termine biologico in etichetta sarà consentito solo per i prodotti alimentari che rispettano le norme del regolamento Cee n. 2092/91 e quelle della legge in questione. Inoltre verrà ideato un logo nazionale per i prodotti bio, le cui caratteristiche tecniche e il relativo regolamento d’uso saranno forniti con decreto del Mipaaf, di concerto col ministero per le politiche europee e la Conferenza stato-regioni, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge.

Distretti biologici. Il ddl istituisce i distretti biologici, vale a dire sistemi produttivi locali, anche a carattere interprovinciale e interregionale, a spiccata vocazione agricola, nei quali assumano carattere preminente l’agricoltura biologica e le attività connesse. Le linee guida per la loro costituzione saranno definite con un decreto del Mipaaf (sentita la Conferenza stato-regioni), entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge. Confermata, invece, l’operatività del comitato consultivo per l’agricoltura biologica, istituito con dm 29 ottobre 2001, chiamato a dare pareri in merito alle tematiche tecniche e alle questioni inerenti all’agricoltura biologica.

Mense. Le istituzioni pubbliche e private che in regime di convenzione gestiscono mense scolastiche, universitarie e ospedaliere prevedono nelle diete giornaliere l’utilizzazione di prodotti biologici, tipici e tradizionali nonché di quelli a denominazione protetta.

Ogm. Nelle attività di agricoltura, allevamento, acquacoltura, apicoltura biologiche è escluso l’impiego di organismi geneticamente modificati e loro derivati. Divieto analogo per l’agricoltura biodinamica.

Controlli. Gli organismi di controllo e certificazione che, una volta fatta richiesta al Mipaaf, riceveranno l’autorizzazione ministeriale allo svolgimento dell’attività, avranno licenza quadriennale rinnovabile, periodicamente monitorata attraverso ispezioni e apposita documentazione, e saranno iscritti in un apposito elenco. Un comitato di valutazione, già esistente, esprimerà il proprio parere sul rilascio e il rinnovo delle licenze.

Sanzioni. Entro 180 giorni dalla data di pubblicazione della legge, sarà adottato un decreto legislativo con cui verrà definito il sistema sanzionatorio da applicare a carico degli organismi di controllo e certificazione e degli operatori per il mancato rispetto delle disposizioni comunitarie e nazionali che regolano il settore dell’agricoltura biologica.

Dopo l’ok del consiglio dei ministri, il ddl sul biologico inizierà l’iter parlamentare attraverso l’esame in aula delle commissioni.

Banche armate crescono…

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banche armate

È ancora San Paolo-Imi la regina delle “banche armate”. Nel 2006 sui conti dell’istituto torinese sono transitati ben 446 milioni di euro frutto di transazioni internazionali per la compravendita di armi. L’anno precedente erano 164 milioni.

Secondo i primi dati del rapporto introduttivo alla Relazione della Presidenza del Consiglio sull’export italiano di armi, diffusi da Altreconomia, San Paolo ha canalizzato circa un terzo dei flussi di cassa del settore, che nell’ultimo anno sono cresciuti del 32% circa, passando da 1,125 a 1,492 miliardi di euro.

A seguire le altre tra cui il gruppo BNP-Paribas, Unicredit, Banca nazionale del lavoro (Bnl), Banca Intesa, Banco di Brescia ed anche Banca popolare di Milano.

Lo scorso anno c’è stata anche un’impennata in quanto a nuove autorizzazioni alle transazioni, che crescono del 61%, passando da 1,36 a 2,19 miliardi di euro. Dietro l’exploit ci sono alcune grandi commesse, come il contratto per gli elicotteri militari Usa di Agusta (nella foto, l’elicottero che diventerà Marine One), che vola fino a 810 milioni di euro di vendite (il 38% circa del totale italiano).

www.banchearmate.org

La cooperativa dei polli

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CG
di Simone Canova

Oggi vi raccontiamo di una bella novita’ dal Burkina Faso, dove da alcune settimane il nostro agronomo Paolo Ferraris sta lavorando per la prima semina del Centro Ghélawé.

La buona notizia e’ che i 5 ragazzi che dall’autunno scorso lavorano con noi alla realizzazione del progetto (tra i quali, lo ricordiamo, c’e’ anche la piccola Teremi’, una ragazzina di 15/16 anni!) hanno deciso, di loro spontanea iniziativa, di creare una cooperativa di polli (!). E cosi’, anche grazie alla paga che percepiscono lavorando presso la nostra associazione, hanno acquistato 4 galline e un gallo. Poi insieme a Paolo hanno costruito un pollaio e hanno stabilito a tavolino come funzionera’ la cooperativa.

Le spese per l’animalesco “capitale iniziale” sono state equamente divise (il gallo costa piu’ delle galline), come equamente divisi saranno tutti i proventi della vendita al villaggio delle uova, e non solo! Ci si aspetta infatti che, dopo una prima fase di corteggiamento, nel pollaio comincino ad esserci serate bollenti e che ben presto la cooperativa possa vendere anche i pulcini, creandosi un ulteriore guadagno economico. Una volta a regime, ci fa sapere Paolo, la vendita dei polli potrebbe essere mensile.

E’ importante sottolineare che il pollaio e’ ben costruito, ampio, non c’e’ lamiera in ferro che “lessa” gli animali quando il sole batte a picco (in Burkina Faso succede anche questo!) e che tutti gli scarti vengono compostati e riutilizzati come concime. Purtroppo le comunicazioni col Burkina Faso sono difficili e costose, e apprendiamo l’evolversi delle cose a spizzichi e bocconi.
Di certo c’e’ che in queste settimane Paolo ha costruito con i ragazzi ben due orti, le sementi biologiche piantate le avete finanziate voi, e ora siamo un vero e proprio progetto agricolo.

Sottoposto a temperature fino a 45 gradi e alti tassi di umidita’ dopo le prime piogge della stagione (“Paolo com’e’ il tempo?” “Non ne parliamo!”), lo stesso Paolo sta anche tenendo le prime lezioni di agricoltura e allevamento, sperimentando cosi’ il corso di formazione che sara’ l’anima del Centro Ghélawé.

Forse due orti e una piccola cooperativa sono solo due gocce in un oceano, ma come disse una certa Madre Teresa di Calcutta “se non lo facessimo l’oceano avrebbe due gocce in meno”.
Probabilmente hanno iniziato cosi’ anche altre realta’. Un esempio e’ dato dalla Njombe Milk Factory in Tanzania. Partirono, riunendosi in cooperativa, 123 famiglie che possedevano una mucca da latte, oggi e’ stato inaugurato il primo stabilimento per la pastorizzazione di 1000 litri di latte al giorno. Grazie alla produzione e alla vendita di latte, yogurt e formaggi, la cooperativa da’ sostentamento a oltre 500 famiglie. Il tutto avviene in ambienti igienici e controllati.
La nostra cooperativa di polli deve puntare agli stessi obiettivi e il Centro Ghélawé offrira’ loro consulenza tecnica e operativa.

Tutto cio’ e’ stato possibile grazie alle donazioni che ci arrivano.
Con 22 euro abbiamo comprato sementi biologiche che ci bastano per un anno. Con 10 euro piantiamo e ci prendiamo cura di un albero che in futuro potra’ diventare anch’esso fonte di guadagno, con 20 euro mandiamo a scuola un bambino per un anno. Basta poco per fare la differenza.

Vuoi contribuire al progetto?
www.centroghelawe.org