I saperi dei nostri avi

Author: admin  |  Category: Risparmio energetico, Edilizia sostenibile

di Giulia Cerino

Raccogliere la pioggia in grandi cisterne, costruire tetti verdi per sostituire i condizionatori d’aria o edificare abitazioni con pareti che non solo captano l’acqua ma la restituiscono. Depurata.

Oppure vivere in una casa ristrutturata con le malte tradizionali invece che con il cemento, per dimezzare le emissioni di gas serra e la bolletta elettrica degli appartamenti moderni.

L’edificio diverrebbe coibentato e l’isolamento varrebbe almeno 5 gradi sia d’inverno che d’estate. Risultato, un risparmio di oltre 2 tonnellate di anidride carbonica per ogni casa.

E ancora. Coltivare le zone aride utilizzando reti di gallerie orizzontali per l’irrigazione, come si faceva in Cina o nel Sahara o nella Puglia di 6000 anni fa. Si eviterebbe lo spreco di 300 metri cubi di acqua per ettaro al giorno e riusciremmo a tagliare anche 13 tonnellate di anidride carbonica all’anno sullo stesso ettaro di campo. Basta poco per conseguire questi risultati.

Nessuna tecnologia d’avanguardia quanto piuttosto uno sguardo al passato: alle tecniche “green” usate dai nostri avi.

Tecniche tradizionali che risalgono alla preistoria possono oggi essere riproposte come pratiche ottimali per la rigenerazione dei suoli, il risparmio idrico e la lotta alla disertificazione.

Le storiche “invenzioni” per risparmiare energia ed emissioni sono tantissime. Ma sono in pericolo. Rischiano di essere dimenticate da governi, amministrazioni e cittadini. Ecco perché è necessario raccoglierle e classificarle in un’unica banca dati.

E’ da questa convinzione che nasce l’Istituto per le conoscenze tradizionali (Itki), una grande Banca della Terra che mette a disposizione di governi, amministrazioni pubbliche e cittadini 700 grandi famiglie di tecniche “salva-ambiente” sopravvissute allo scorrere del tempo.

Un progetto dell’Unesco nato dalla partecipazione della società Ipogea, del sindaco di Bagni a Ripoli dove sorgerà il Centro, della provincia di Firenze, e di una una folta delegazione di sindaci e amministratori dell’area e tanti altri.

“E’ sorto tutto dai sassi di Matera, una città troglodita che ha avuto un grande successo – spiega Pietro Laureano, uno dei consulenti dell’Unesco – da lì, dopo molti sopralluoghi ci siamo chiesti: ‘Perché non dare vita a un centro internazionale’? Ed ecco qui. Si tratta – conclude Laureano – di un patrimonio immateriale trasmesso di generazione in generazione. Saperi del passato di grande utilità nel presente. Riadattabili ai tempi moderni attraverso un uso innovativo del sapere”.

Per dare vita, già da quest’anno, alla terza rivoluzione industriale della green economy. Ecco dunque alcune delle tecniche tradizionali classificate per “tema e mestiere”.

Agricoltura. I fossati drenanti vennero realizzati per la prima volta dalle popolazioni neolitiche. Trincee a mezza luna che drenano l’acqua e fungono da abbeveratoi. Grazie al loro impiego, l’acqua atmosferica nelle caverne o tramite muretti di pietre calcaree si condensa. Ecco uno dei modi “tradizionali” per produrre acqua in condizioni di aridità.

E ancora. Le gallerie drenanti, sistemi basati sulla gravità, permettono di irrigare i terreni senza l’uso di energia. E nella Banca della Terra è custodito anche qualche “segreto” antico contro la lotta all’erosione: l’inerbamento e la semina sul duro. Lasciamo crescere l’erba sotto i frutteti e seminiamo grano sul terreno non arato. I nostri avi insegnano: le frane diminuiranno e il terreno ne gioverà.

Architettura. Il tetto giardino a Tokyo è ormai legge. Sono 576 i grattacieli “verdi”. Così come anche a New York e in molte città del Nord Europa. Reminiscenza dei giardini pensili di Babilonia, mantengono una situazione climatica ottimale nelle abitazioni e permettono il risparmio energetico oltre a costituire spaziosi terrazzi pensili.

Il risparmio elettrico è immediato. Mentre l’acqua piovana assorbita dalle piante può essere riutilizzata per uso sanitario. Nel campo del riciclaggio dei rifiuti, poi, la storia insegna che funzionano bene i mini composter collocabili nei giardini o in aree comuni del quartiere, capaci di assorbire i rifiuti organici e fornire direttamente humus per la terra.

Paesaggio. Formaggi, affettati, olio e vino. La produzione tipica alimentare, le pratiche di lavorazione e le capacità artigianali sono le basi su cui si fonda la tutela della qualità del paesaggio.

I sistemi di produzione antica sono possibili grazie al mantenimento delle tecniche tradizionali di organizzazione dei suoli: come nel Vallese dove è ancora in uso il sistema di prese d’acqua dalle sorgenti dei ruscelli e dai ghiacciai. O come nella Loira dove la tecnica tradizionale delle abitazioni troglodite è mantenuta per preservare le terre dove si coltivano vini di qualità.

Sono tanti gli “strumenti” antichi per risparmiare energia e ridurre le emissioni nocive. Tanti e in pericolo perché, spesso, governi, cittadini e amministrazioni locali dimenticano la loro esistenza. Ecco allora che interviene la Banca della Terra. Per riaprire quel grande archivio di milioni di saperi antichi ma attuali.

Guida alla Bioedilizia e all'Arredamento Ecologico
Oltre 1200 indirizzi di punti vendita, professionisti, artigiani, aziende e associazioni per l'abitare ecologico e le energie rinnovabili

Prezzo € 11,00


Le bio-case popolari

Author: admin  |  Category: Edilizia sostenibile

E’ una palazzina con 5 appartamenti ed è il primo esempio in Toscana di bioedilizia, uno dei primi in Italia, applicata alle case popolari. Si trova nella frazione di Marlia, Comune di Capannori (LU), ed è realizzata dall’Erp di Lucca.


L’intervento, ancora in costruzione ma in fase avanzata (si prevede l’ultimazione per la primavera), è stato presentato nei giorni scorsi durante una conferenza stampa tenuta in cantiere, alla quale ha partecipato
l’assessore regionale alla casa Eugenio Baronti. Presenti il vicesindaco di Capannori, Luca Menesini, il presidente e l’amministratore delegato dell’Erp di Lucca, Antonio Bertolucci e Massimo Checchia, i rappresentanti delle ditte che si sono aggiudicate i lavori.

Questi appartamenti hanno una marcia in più: sono certificati in classe energetica A. Significa che “consumano” solo 38 kw/h per metro quadrato contro le 170 della media delle abitazioni italiane, cioè meno di un quarto.

La struttura portante è in legno e le
pareti esterne sono rivestite con strati multipli di pannelli isolanti di lana di roccia, legno mineralizzato e fibra vegetale di canapa, per complessivi 20,5 centimetri. Non sono utilizzati materiali nocivi e inquinanti, né solventi chimici o isolanti sintetici.

Il riscaldamento è di tipo geotermico. L’acqua viene riscaldata attraverso una pompa di calore in modo da alimentare il riscaldamento a pavimento. L’acqua per usi idrotermosanitari è garantita da pannelli solari. Soltanto in caso eccezionale di freddo intenso una piccola caldaia a metano (da 30 kcal) di quelle che normalmente riscaldano un piccolo appartamento, sarà sufficiente per offrire temperatura confortevole a tutti e 5 gli alloggi.

La casa viene realizzata da Sistem Costruzioni srl di
 Castelvetro (Modena) per un importo di 680 mila euro, più iva. Insomma ogni appartamento costa, sempre al netto dell’iva, circa 135 mila euro. Anche i tempi di costruzione sono rapidi: basta una settimana per montarla e portarla al tetto dopo aver realizzato la platea in cemento.


L’assessore regionale Eugenio Baronti ha sottolineato come l’esempio di Marlia rappresenti un caso eccellente di “buone pratiche” da indicare come esempio per un’edilizia di qualità che sia al tempo stesso sostenibile ed ecoeficiente.

«E’ la dimostrazione pratica che in breve tempo si possono costruire alloggi popolari di nuova concezione, che costano quanto quelli tradizionali, ma fanno risparmiare tanto in termini di sostenibilità ambientale. E’ su questa strada che la Toscana
 vuole procedere con decisione e per questo tipo di interventi la Regione ha già introdotto una serie di incentivi».

Baronti ha citato in proposito il riconoscimento del 15% in più sul costo di costruzione per gli alloggi realizzati con il pacchetto di misure straordinarie da 143 milioni di euro volti a garantire ecoefficienza energetica superiore del 30% rispetto a quella richiesta 
dalla legge. L’assessore ha infine ricordato che la Regione ha stanziato 13 milioni di euro per buone pratiche nel campo dell’efficienza energetica e della sostenibilità.

«La nuova legge sulla casa – ha 
concluso Baronti – avrà al centro proprio l’ecoefficienza energetica e incentiverà le tecniche di bioarchitettura e di edilizia sociale sostenibile».

La battaglia di Montecavolo

Author: admin  |  Category: Generale, Edilizia sostenibile

Mercoledì 9 dicembre a Montecavolo, nel corso dell’assemblea pubblica per la presentazione del Bilancio 2010, il sindaco Andrea Tagliavini ha illustrato il progetto dell’intervento sul vecchio campo da calcio.

La nuova proposta, che ha ottenuto il via libera della Giunta, e che già a febbraio potrà approdare in Consiglio comunale, prevede una riduzione delle volumetrie residenziali, dagli attuali 5.000 mq. di superficie ai 2.000 mq. per 12 nuove case (uni o bifamigliari) di altezza massima di 7,5 metri. Il 60% dell’area resterà pubblica diventando un parco a disposizione di tutti i cittadini tra via Oberdan e via Brodolini, con nuove piste ciclabili verso il torrente e verso il centro. Ciò consentirà comunque di realizzare vicino alle nuove scuole elementari, un ulteriore parco e i nuovi impianti sportivi (campi, palestra e pista podistica) per un investimento di circa 1,5 milioni di euro.

Il MoVimento 5 Stelle-Beppegrillo.it della Val d’Enza appoggia la battaglia promossa dalla lista civica Il Quinto Colle di Quattro Castella, la quale ha indetto per domenica 20 dicembre un referendum contro la cementificazione del campo sportivo di Montecavolo e la nascita di una nuova zona commerciale di 2.650 metri quadri.

In particolare, la lista civica sostiene alcune soluzioni alternative: costruire la scuola elementare di Montecavolo a fianco della scuola materna, “questo comporterebbe un risparmio di circa 3 milioni di euro pubblici rispetto al progetto della Giunta Tagliavini di costruire all’Orologia”; impedire la costruzione di una nuova zona commerciale “perchè cittadini e commercianti di Montecavolo non ne hanno certo bisogno”; impedire la cementificazione di buona parte della aree verdi di Montecavolo come le aree in prossimità dell’Orologia e il campo sportivo.

“E’ triste che il Pd faccia campagna astensionistica e si sottragga al confronto. Si manca di rispetto a chi ha combattuto per la libertà e per darci il diritto di voto anche sui referendum. Imbarazzante il silenzio dei rappresentati IdV che pure dicono di essere sostenitori dello strumento referendario – si legge in una nota dei grillini della Val d’Enza – Questa giunta Pd ha la testa peremmente nella betoniera e come regalo di Natale si merita un alto afflusso alle urne per ribadire con due secchi no che il futuro dell’edilizia è ristrutturare l’esistente senza costruire nulla di aggiuntivo, ristrutturare con le tecniche del risparmio energetico/idrico tutti gli edifici del Comune di Quattro Castella nei prossimi 10 anni. Non costruire nuove aree commerciali, case, palazzine”.

“A luglio – replica il sindaco Tagliavini – proposi al Quinto Colle, alla presenza del difensore civico, di ritirare il referendum a fronte della volontà della Giunta e maggioranza di ridurre di oltre il 60% le volumetrie private nel vecchio campo da calcio, dando la disponibilità a concordare il nuovo progetto: in cambio ne ricevetti da parte loro un secco rifiuto. Allora abbiamo provveduto autonomamente ad elaborare un progetto, realizzato dall’architetto Azzali, che punta alla qualità di vita del quartiere, migliorando i servizi pubblici tra via Oberdan e via Brodolini e che, allo tempo stesso, ci consentirà di realizzare i nuovi impianti sportivi vicino alle nuove scuole”.

“In merito alla disponibilità al confronto pubblico, ci tengo a precisare che ho fissato ben 9 assemblee pubbliche tra l’1 e il 18 dicembre su tutto il territorio comunale: nove occasioni di incontro e confronto nel corso delle quali sto incontrando i cittadini presentando tutte le opere pubbliche dei prossimi 3 anni: a queste assemblee ho invitato i rappresentanti del Quinto Colle a portare il loro contributo sugli interventi oggetto dei quesiti referendari – conclude Tagliavini – Le elezioni ci sono già state a giugno del 2009. Trovo inutile un’altra campagna elettorale referendaria.

Se si vuole il confronto, confermo la disponibilità a entrare nel merito delle scelte ed a correggere ciò che può essere migliorato ma ciò non può mettere in discussione due paletti fondamentali del programma elettorale sul quale abbiamo ricevuto la maggioranza dei consensi: la necessità e l’indispensabilità delle nuove scuole elementari di Puianello e Montecavolo e dei nuovi impianti sportivi e parco a Montecavolo. Investire sull’istruzione pubblica è la priorità politica che guiderà le nostre scelte”.

“Tra due settimane la cittadinanza sarà chiamata al voto. Il referendum consultivo indetto dalla lista civica il Quinto Colle non cambierà nulla di ciò che è già stato deciso nelle sedi istituzionali. Le scuole si faranno e con loro i campi sportivi e le nuove abitazioni mono e bifamiliari nella zona residenziale, dove oggi sorge l’attuale campo da calcio della frazione – scrive Livio Lazzari, responsabile Idv a Quattro Castella – Una cosa è però certa, il referendum offre alla cittadinanza la possibilità di esprimersi su di un argomento delicato, è quindi auspicabile secondo il nostro parere, una partecipazione attiva alle decisioni pubbliche e che riguardano la gestione della cosa pubblica”.

“Vorrei tuttavia precisare un punto, la questione referendum risale a due anni fa, il nostro partito è sceso in campo solo a maggio 2009. Ci troviamo quindi a dover affrontare un tema sul quale non abbiamo avuto margini di scelta ne tanto meno tavoli di discussione su cui esprimere le nostre opinioni – conclude Lazzari – Non ci opponiamo alla edificazione di nuove scuole, funzionali alla crescita demografica e alla trasformazione che sta subendo il nostro Comune, ma non siamo nemmeno per la cementificazione del nostro territorio, già ampiamente compromesso.

Gli oneri di urbanizzazione, l’aumento della popolazione e gli ‘investimenti edilizi’ a lungo termine non garantiscono per forza di cose un’alta qualità della vita o la sicurezza di entrate fiscali fisse, come ha dimostrato l’abolizione dell’Ici nel 2008. Tuttavia siamo convinti che la nuova giunta comunale ci consentirà di dialogare apertamente da qui ai prossimi cinque anni su questi temi. Ci auguriamo vivamente che maggioranza e opposizione plachino gli animi perché in queste condizioni un dialogo costruttivo che ci consenta come comunità e non come singoli clan in lotta tra loro, di affrontare il difficile anno che ci attende non sembra possibile. Votare è dunque una responsabilità civile che non deve essere aggirata, rispettare le idee altrui un dovere, calmare gli animi per affrontare i prossimi anni un obbligo”.

200 metri quadri al minuto

Author: admin  |  Category: Edilizia sostenibile

di Pierluigi Sullo – Carta.org

Ieri mattina ho sentito alla radio [Rai] un’intervista a Pierferdinando Casini. L’intervistatore ha riassunto così la conversazione: «Ovviamente, abbiamo parlato del tema caldo del momento, la giustizia».

Infatti da giorni tutti discutono dei problemi giudiziari di una sola persona. Bene, questa premessa banalmente disperata serve a dire che noialtri stiamo per fare una cosa del tutto inattuale, fuori moda e apparentemente inutile: abbiamo proposto ad urbanisti, amministratori, gente dei movimenti di discutere, in una giornata di studio, dei cosiddetti Piani Casa.

Sono le leggi che molte Regioni hanno già approvato, e altre si apprestano a varare, che derivano da una iniziativa «quadro» del governo.

L’idea è: se offriamo a chiunque sia proprietario di casa sua un premio in metri quadri, che aumenta se invece di aggiungere si demolisce e ricostruisce, allora tutti saranno contenti: i proprietari di casa perché con pochi soldi avranno più spazio e soprattutto più «valore» nel mercato immobiliare; i costruttori perché avranno un mucchio di lavoro da fare; la finanza perché i prezzi artificiali delle case troveranno un sostegno indiretto nell’aspetattiva di aumento del «valore».

Quasi geniale. E le leggi regionali fin qui approvate seguono questo solco, con minore [la Toscana] o maggiore [prossimamente la Campania] entusiasmo cementizio.

Nella seconda metà del Novecento sono stati ricoperti di cemento e asfalto, nel nostro paese, oltre 11 milioni di ettari, ossia un terzo del territorio nazionale [comprese le montagne]. Questa crosta aumenta di 100 chilometri quadrati l’anno, 30 ettari al giorno, 200 metri quadrati al minuto.

In regioni come la Puglia o le Marche le superfici edificate sono aumentate, tra il 2001 e il 2008, di una percentuale tra il 12 e il 15 per cento. Si potrebbe continuare con le cifre ma lasciamo stare. E’ come per la crisi climatica. Tu dici: tra tot anni il mare aumenterà il suo livello di 90 centimetri.

E il tizio qualunque pensa: beh, la mia seconda casa in Sardegna è più alta di così, sul mare. Precisamente questo è l’effetto di una scarica di leggi regionali come i Piani Casa: non di smuovere l’economia, perché a quanto pare le richieste di ampliamenti e demolizioni sono molto scarse, nelle regioni dove la legge esiste già; piuttosto, di solleticare l’egoismo proprietario, di certificare che la città, l’abitare, non è una faccenda comune ma privata.

E’ il leghismo del mattone: padroni a casa propria. E di quel che succede fuori chi se ne frega, le città che soffocano, come Roma, o le campagne che si ammalano di bubboni chiamati capannoni, villette e centri commerciali.

Il comune di Roma sta per varare una sua soluzione all’«emergenza abitativa», cioè al fatto che migliaia di famiglie non hanno il reddito per pagare i prezzi artificiali [finanziari] degli immobili, che illustra bene questa deriva.

L’assessore, certo Antoniozzi, mentre vende 8 mila immobili di proprietà pubblica, concede ai costruttori di costruire quel che gli pare dove gli pare, decine di migliaia di appartamenti per scopi «sociali» che distruggeranno il già discutibile Piano regolatore di Veltroni per offrire appartamenti ad affitto calmierato [coi soldi del comune], che dopo 25 anni torneranno di proprietà di chi li ha costruiti.

L’idea che si possa intervenire sull’enorme quantità di case che vengono tenute sfitte [e se aggiungi una stanza la quotazione sale] non sfiora nemmeno le menti degli amministratori.

Altro che giustizia: è il mattone il vero tema caldo, anche se tutti fanno finta di niente. Perciò Carta in uscita venerdì ha la copertina e un ricco dossier su questo tema, e urbanisti come Edoardo Salzano e Vezio De Lucia, tra molti altri, discuteranno nella Sala Pintor della sede di Carta [via dello Scalo di San Lorenzo 67, a Roma, i dettagli sono su www.carta.org], in un seminario che, nato da un’idea di Antonello Sotgia, abbiamo intitolato «Territori resistenti».

Ci sarà anche il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, provincia di Milano, Parco del Ticino: si chiama Domenico Finiguerra e ha avuto la faccia tosta di presentarsi alle elezioni proponendo «consumo di territorio zero»: eletto con il 51 per cento, è stato rieletto con il 62. Pensa un po’.

Piano casa?

Author: admin  |  Category: Generale, Edilizia sostenibile

Voghera insostenibile

Author: admin  |  Category: Generale, Edilizia sostenibile

“L’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio. Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno.
Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il Nord Italia è stata seppellita sotto il cemento.

Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza.

Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano subordinate ad interessi finanziari: un circolo vizioso che, se non interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni urbane.

Un meccanismo deleterio che permette la svendita di un patrimonio collettivo ed esauribile come il suolo, per finanziare i servizi pubblici ai cittadini.”

Questa è parte del manifesto del movimento “Stop al Consumo del territorio”, che invita gli amministratori comunali alla ricostruzione e ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente piuttosto che nuove edificazioni delle periferie. Da Nord a Sud la situazione è sempre la stessa: la città, anche se la popolazione non cresce o cresce di poco, si sviluppa mangiando terreni agricoli, che se producono agricoltura o che hanno un valore paesaggistico valgono poco.

Ed è ciò che accade anche a Voghera. Sempre in attesa dei fantomatici milanesi, si continuano ad autorizzare nuove edificazioni, spesso nelle periferie con il risultato di ottenere aree disagiate in termini di servizi, trasporti pubblici e sicurezza.

Negli anni ha preso piede una logica che equipara la cementificazione allo sviluppo. Ma lo sviluppo è ben altro e, in particolare in questo periodo di crisi, può essere dato dalla creazione di nuovi posti di lavoro, non di nuovi appartamenti. E per creare posti di lavoro servono ad esempio specializzazioni e poli d’eccellenza. La realizzazione di nuove case potrebbe poi essere una delle eventuali conseguenze dell’affluenza di nuovi cittadini.

A Voghera sappiamo che il processo è inverso. Nonostante gli abitanti siano passati dai 43.000 degli anni ’80 agli attuali 39.000 negli ultimi anni la cementificazione non ha avuto sosta. Ed ora si è deciso di costruire un rione che potrà ospitare ben 3.200 persone. Insomma l’obiettivo è far costruire. Poi si vedrà.

Si sono perciò trasformati gli indici di edificabilità del Parco Baratta, di quello che doveva essere il polmone verde della città, per consentire la costruzione di 1.000 nuovi appartamenti e cementificare l’ultima zona verde di Voghera.

Questo è un processo che una volta avviato non sarà reversibile. Una scelta che modificherà per sempre la nostra città, ma su cui la cittadinanza non ha avuto modo di esprimere la propria opinione: dai residenti della zona che vedranno il loro valore immobiliare svalutato a chi ritiene che il miglioramento della qualità della vita non abbia nulla a che fare con la cementificazione a tutti i costi.

Con queste premesse ci chiediamo: qual è il futuro che attende la nostra città?

La strada che si sta tracciando sembra portare alla creazione di un insieme di quartieri dormitorio, senza anima e senza identità, che già sono la realtà in tante città proprio della nostra regione.
Noi abbiamo la speranza che ci possa essere un futuro migliore per Voghera, confidando che chi ci governa sappia cogliere altri interessi che non quelli dei costruttori.

Amici di Beppe Grillo di Voghera (www.voghera.splinder.com)

Piccoli suggerimenti ai nuovi amministratori

Author: admin  |  Category: Risparmio energetico, Edilizia sostenibile, Decrescita Felice

Report a Cassinetta!

Author: admin  |  Category: Edilizia sostenibile, Viaggio nell'Italia a 5 stelle

“Report” a Cassinetta di Lugagnano (MI)

Author: admin  |  Category: Edilizia sostenibile, Viaggio nell'Italia a 5 stelle

La popolazione mondiale delle città ha superato di gran lunga quella delle campagne. Qualsiasi strategia economica, sociale, ambientale, energetica deve necessariamente passare dalla città.

Cemento e asfalto continuano a divorare territorio, a volte legalmente a volte aggirando le leggi, altre volte ancora, le leggi si cambiano per sanare. Non ci sarebbe nulla di male se si mantenesse un equilibrio. Così però non è, almeno a giudicare da quello che è avvenuto negli ultimi anni.

Da Nord a Sud la situazione è sempre la stessa: la città, anche se la popolazione non cresce o cresce di poco, si sviluppa mangiando terreni agricoli, che se producono agricoltura o sono semplicemente paesaggio valgono poco. Se invece si decide di costruirci sopra, valgono di più.

E così all’improvviso la vita costa di più: case, affitti, cibo. Alla fine della partita è la destinazione del territorio che determina il valore della comunità che ci sta sopra.

Cosa succede per esempio quando si rompe il rapporto tra quanto guadagniamo in stipendio o pensioni e il valore della casa dove viviamo? Cioè quando il valore immobiliare supera quello della comunità?
E il “bene comune” che fine ha fatto? Report è andata a vedere anche come si comportano in Francia e in Germania.

Domenica 31 maggio, a partire dalle 21.15 circa su RAI 3, “Report” racconta l’esperienza del nostro comune di Cassinetta di Lugagnano (MI), primo ente locale italiano ad aver approvato un Piano di Gestione del Territorio a crescita zero, e che ha bloccato la cementificazione selvaggia comune a tutti i territori del nostro Paese.

L’Associazione dei Comuni Virtuosi premiò Cassinetta nella categoria “gestione del territorio” del Premio Comuni a 5 stelle 2008, proprio in considerazione del grande significato “rivoluzionario” che la scelta presa dalla giunta guidata dal sindaco Domenico Finiguerra avrebbe segnato il panorama amministrativo italiano!

Un grazie sincero a Michele Buono e Piero Riccardi e alla trasmissione “Report”, che al giusto compito della denuncia affianca sempre più spesso l’abitudine dell’annunciare ciò che, nonostante tutto, funziona e può rappresentare un’alternativa concreta per chi amministra gli oltre 8.100 comuni in Italia.

Gli esempi ci sono!

Author: admin  |  Category: Edilizia sostenibile, Decrescita Felice

Il neonato Movimento di opinione per la difesa del diritto ad un territorio non cementificato rafforza le sue radici astigiane e monferrine, dopo l’assemblea “oceanica” dello scorso 7 Febbraio. Tutti i temi affrontati durante (e immediatamente dopo) l’assemblea sono stati riassunti in un verbale che enumera ben 31 “primi” punti di azione, rivolgendo i suoi obiettivi sia ai singoli cittadini di ognuno dei 118 municipi astigiani e sia alle amministrazioni comunali. Proprio su questo fronte, si registrano già alcune piacevoli risposte: si cercavano esempi locali somiglianti al “caso” di Cassinetta di Lugagnano e ben due Comuni hanno superato brillantemente i “primi esami” proponendosi come esempi locali: Refrancore (circa 1.800 abitanti) e Vinchio (680 residenti).

Non è ancora il “crescita zero” previsto dal piano regolatore del virtuoso Comune milanese e magistralmente raccontato dal suo Sindaco Domenico Finiguerra nell’incontro di Asti, ma è la chiara testimonianza che una nuova cultura del territorio e dell’ambiente inizia a muoversi anche nella nostra provincia.

E che lo stimolo che il Movimento per lo “Stop al Consumo di Territorio” ha iniziato ad offrire a tutte le amministrazioni sensibili riesce, evidentemente, a farsi recepire come un messaggio in positivo nonostante la perentorietà di quella sua dichiarazione metodologica d’avvio che recita: “stop ai piani regolatori, censimento del patrimonio edilizio esistente e nuova analisi delle nostre esigenze sulla base di dati misurati”. Che altro non vuol essere, nella realtà, che un puro arricchimento dei “valori” di una cultura della convivenza tra uomini e natura, che non può che marciare di pari passo con una vera cultura della piena sostenibilità.

Partiamo da Lunedì 9 Febbraio, due giorni dopo l’assemblea di Asti del Movimento. Il consiglio comunale di Refrancore, in quella sera, approva una variante urbanistica non strutturale che va in netta controtendenza rispetto alle decisioni di gran parte delle nostre amministrazioni: delibera infatti di ridurre la cubatura edificabile fino a quel momento prevista dal piano regolatore in vigore.
Questa iniziativa dell’amministrazione comunale di Refrancore, già pubblicamente illustrata dal suo sindaco Italo Mussio nella prima affollata assemblea astigiana del Movimento per lo “Stop al Consumo di Territorio”, mira al recupero ed alla valorizzazione degli edifici esistenti e attualmente non utilizzati (rendendo meno rigida la regolamentazione riservata ai piani di ristrutturazione), sottraendo dunque metri cubi alle nuove urbanizzazioni, allo scopo di rispondere alle nuove sensibilità che le giovani generazioni iniziano a mostrare nei confronti della moderna vivibilità e sostenibilità.


”Sono convinto che un freno allo sfruttamento del suolo sia ormai doveroso” è la considerazione del Sindaco Mussio, che già nel passato aveva operato contro corrente, assieme alla sua Giunta, attraverso scelte coraggiose quali la rinuncia alla costruzione ex novo di un polo medico e di una palestra per i quali sussistevano già i finanziamenti e la rinuncia al “baratto compensativo” tra la realizzazione di una agognata nuova piazza pubblica (accessoriata di arredi urbani ed illuminazione) in cambio del permesso a costruire un lotto di cinque villette private ai suoi margini.

Molto avanti anche il progetto di variante strutturale al piano regolatore del Comune di Vinchio, che dovrebbe essere approvato entro la fine del prossimo mese di Marzo. Anche in questo caso la variante prevede un saldo in negativo: le aree edificabili si ridurranno.
Andrea Laiolo, giovane e brillante Sindaco del paese che diede i natali al giornalista e scrittore Davide Lajolo, ci racconta questo percorso virtuoso della sua amministrazione con la genuinità di chi ritiene “normale” una simile scelta, in quanto coerente e conseguente ad una serie di passaggi che nel corso degli ultimi anni il Comune del sud astigiano ha progressivamente affrontato: miglioramento dell’organizzazione comunale, certificazione ambientale, politiche per la riduzione dei rifiuti, diminuzione di alcune voci di costo del bilancio comunale, miglioramento della comunicazione ambientale e della promozione turistica del proprio territorio, adesione alla rete dei Comuni “Zero Waste” (Rifiuti Zero).

“Il nostro piano regolatore, in vigore dal 1992 – ci racconta Andrea Laiolo – prevedeva due aree destinate a nuove edificazioni industriali, per un totale di tre possibili capannoni lungo l’asse stradale che si indirizza verso la cantina sociale di Vinchio e Vaglio Serra, uno dei “marchi” trainanti dell’enologia “made in Asti”. La variante che dovremmo approvare nelle prossime settimane stralcia completamente questa ipotesi, spostando una minima parte di tale cubatura (inferiore dunque a quella già attualmente prevista) nella zona adiacente alla stessa Cantina sociale, per un eventuale possibile suo futuro ampliamento. E determinando un saldo comunque in negativo: il nuovo piano regolatore, cioè, prevede minor nuova cementificazione che oggi”.


Simile atteggiamento nei confronti delle aree residenziali: nessuna area nuova è stata prevista e verrà dunque mantenuta la minima previsione attualmente in vigore (già da anni, segno evidente di una scarsa vitalità a costruire nuove abitazioni).

Laiolo ha tra le mani anche il “decalogo delle buone pratiche dei Comuni virtuosi astigiani” delineato dall’amministrazione provinciale e dall’Osservatorio del Paesaggio e la proposta di OdG che il Movimento per lo “Stop al Consumo di Territorio” gli ha recentemente trasmesso: tutti argomenti che ritiene rappresentare altrettanti tasselli di un unico mosaico, perfettamente integrati anche con le aspettative derivanti dalla candidatura Unesco.

Con altrettanta “normalità”, con Laiolo affrontiamo alcune altre questioni affatto secondarie. 
La prima: censimento delle abitazioni disabitate. 
Laiolo pare contarle visivamente una ad una, si ferma e commenta: “non sono poche. E certamente se queste abitazioni tornassero ad essere vissute per 365 giorni all’anno, la nostra comunità ne trarrebbe alimento sociale e il panorama estetico dell’intero paese godrebbe di indubbi miglioramenti, senza dover sacrificare un metro di suolo attualmente non cementificato. Ma le case disabitate sono proprietà di privati e non spetta all’amministrazione entrare nella loro gestione; l’unica cosa che potremmo fare è provare ad ipotizzare una differente tassazione dell’Ici sulle seconde case, aumentando le imposte, per lo meno per quelle case mai abitate nel corso dell’anno”.


Un possibile messaggio “subliminale”, insomma, da parte dell’amministrazione ai proprietari di edifici non abitati o abitati saltuariamente, come dire: “ci farebbe piacere che la tua struttura tornasse ad essere abitata” e, parallelamente, la predisposizione di strumenti di agevolazione per i nuovi acquirenti e le loro opere di ristrutturazione (azzeramento degli oneri urbanistici, regolamentazione semplificata delle ristrutturazioni stesse ecc.).


A Vinchio, tra breve, l’amministrazione comunale avvierà il censimento completo dell’edilizia esistente.

Molto interessante, ancora, le novità riguardanti il Regolamento edilizio che già oggi prevede alcune prescrizioni tecniche capaci di impedire, anche nel recente passato, autentici scempi; tra essi il divieto di innalzare capannoni prefabbricati, essendo obbligatorio che i muri siano in mattoni oppure intonacati. Tra le novità previste, l’obbligo di piantumazione per mascherare muri cementizi (previa fideiussione cautelativa, che verrà restituita al proprietario solo a verifica del “mascheramento” effettuato, a distanza di anni).

Vinchio merita ancora una considerazione finale per quanto ha saputo fin qui fare sul fronte della gestione dei rifiuti. Pensate che nell’arco degli ultimi quattro anni è riuscito a passare da una produzione di rifiuti pari a circa 449 kg. all’anno per persona agli attuali circa 265 kg., con una raccolta differenziata che nel 2005 toccava il 31,6 % ed ora sfiora il 75 % (ma l’obiettivo è di tendere sempre più in alto, verso la soglia del “rifiuto zero”).
Il miglioramento della gestione dell’intera macchina comunale e il risparmio conseguito con la riduzione dei rifiuti prodotti, si è trasformato anche in un miglioramento economico: sia per i cittadini (risparmio sulla Tarsu) e sia per le casse comunali. Qualcosa come circa 26.000 euro nel 2007, pari a quasi il 5 % delle spese correnti previste per l’intero anno.

Un miracolo ? Non parrebbe proprio; piuttosto, una logica all’insegna del “volli, volli, fortissimamente volli”. Incontri con la popolazione all’avvio della nuova modalità di gestione dei rifiuti (porta a porta più cassonetti per carta e plastiche), costante informazione ai cittadini durante i primi mesi sull’andamento della raccolta differenziata e sul corretto smaltimento, incontri periodici a cadenze semestrali. E qualche utile verifica dello stato dei contenuti dei sacchetti lasciati nei cassonetti da parte dei vigili urbani, a cui sono seguite anche “ammonizioni” verbali e successive multe (50 euro) per i “recidivi”.


“Ce lo impone il nostro sistema di gestione ambientale” pare scusarsi il giovane Sindaco Laiolo. Ma questa è educazione civica, prima ancora che controllo dei processi. E da che mondo e mondo, questa dovrebbe essere la base di una sana esistenza di prossimità: chiamiamola pure “Comunità”.

O, per dirla con Maddalena Villa assessore alla Cultura, attività produttive ed ecologia di Refrancore: “questa è la vera sfida del nostro futuro; dobbiamo imparare a ri-considerare la nostra comunità come una famiglia allargata che fa crescere la “voglia di appartenenza” alla propria comunità, che fa “ripensare” il ruolo di ciascuno di noi come parte di quella collettività che abita il Comune stesso. In ogni momento sociale e culturale, si innesca facilmente un meccanismo a spirale che porta le persone a trovarsi sempre più coinvolte nel contribuire alla buona gestione della propria porzione di territorio”.