Il paese che pensa in verde!

Author: admin  |  Category: articoli di approfondimento, Viaggio nell'Italia a 5 stelle

“Un ponte verso la sostenibilità. Dove Ponte ha l’iniziale maiuscola ed è un Comune di 8.500 abitanti a ridosso delle Alpi bellunesi. Apparentemente, un normale paese di montagna, con segni di neve agli angoli delle strade, l’aria tagliente sul viso, scampoli di conversazione in un dialetto aspro – ricco di consonanti, come i cognomi di queste parti.

Qualche indizio mette sull’avviso, per esempio le piazzole di sosta color rosa, sparse nel territorio. Sono parcheggi comodi per donne incinte, segnalati dal cartello “Chi aspetta ha più bisogno di te”. Ci troviamo infatti in un centro pluripremiato a livello nazionale come esempio di sostenibilità.

In appena due anni, Ponte nelle Alpi ha raggiunto quasi il 90% di raccolta differenziata e, grazie ai soldi risparmiati per lo smaltimento in discarica, ha tagliato il 15% dei costi di gestione del servizio rifiuti, creato cinque posti di lavoro, allestito un servizio porta a porta favorendo le fasce deboli con misure personalizzate.

Sul piano energetico, ha ridotto del 30% i costi dell’illuminazione pubblica, dotato le aule di sensori che regolano le lampade in modo progressivo “leggendo” la luce ambientale, reso autosufficiente dal punto di vista dell’elettricità la scuola media convertita al fotovoltaico.

E ancora: il Comune ha erogato contributi alle aziende agricole che recuperano l’acqua piovana e messo a disposizione un servizio gratuito di trasporto per gli anziani, dalle frazioni al centro.
Un piccolo miracolo che l’assessore all’ambiente, Ezio Orzes, riassume così: «progettare stili di vita più felici, cercando di ricostruire un’idea di futuro desiderabile per il nostro territorio».

Tutto ha avuto inizio alla fine degli anni Novanta, quando fece capolino il progetto della Provincia di costruire una mega discarica a Ponte nelle Alpi. Buona parte della popolazione si schierò contro. Uno dei “capi” della protesta, Ezio Orzes, entrò in politica e divenne assessore comunale all’ambiente, delega riconfermata all’indomani delle elezioni 2009.

«L’impegno politico della nostra lista civica – racconta – è nato come conseguenza di quella opposizione: dopo dei no pesanti, volevamo porre dei sì costruttivi. Per inciso, la discarica non è stata fatta, e non solo perché era un progetto calato dall’alto, ma essenzialmente perché non considerava possibili alternative».

L’Amministrazione ha pensato bene di auto organizzarsi lo smaltimento, introducendo la differenziazione e la raccolta porta a porta per le 4 tipologie di rifiuto più frequenti e la possibilità di conferirne altre 28, gratuitamente, all’ecocentro. Ha deciso di gestire tutto il processo internamente, creando una srl pubblica, Ponte Servizi. In sei mesi la società ha ristrutturato la propria sede, acquistato mezzi e bidoni, consegnato a tutte le utenze i materiali per la raccolta differenziata, effettuato una campagna informativa coi cittadini e ogni classe scolastica, aperto l’ecocentro e avviato il servizio.

«La percentuale di rifiuti differenziati – annota Orzes – è passata dal 23,7% all’82,3%, e nel 2009 il dato si aggira sull’89% includendo il compostaggio domestico. I rifiuti portati in discarica sono diminuiti da 2.938 tonnellate a 334, e di conseguenza i costi da 457 mila euro a 56 mila (lo smaltimento del secco incideva per il 57% sul costo del servizio). La spesa complessiva, nonostante un servizio più capillare e il doppio di addetti, è scesa dai 950 mila euro del 2007 agli 839 mila del 2008, agli 800 mila del 2009. Abbiamo favorito i cittadini virtuosi: chi produce meno rifiuto secco, paga meno in bolletta, dal 10% al 40%».

Raggiunto il grosso del risultato, si è cominciato a cesellare. «Uno studio sulla composizione del nostro rifiuto indifferenziato ha rivelato che il 40% di esso era costituito da plastiche sporche. Abbiamo studiato una soluzione assieme al Centro riciclo di Vedelago e il risultato è che oggi quella plastica, trattata termicamente e ridotta in sabbia può essere ancora usata: per dirne una, nei dissuasori stradali».

Sistemati i conti, si è cercato, nell’ottica della solidarietà, di andare incontro ai soggetti in sofferenza: anziani indigenti, famiglie con bambini piccoli, aziende in crisi. Ogni 15 giorni vengono raccolti gratis a domicilio pannoloni e sacche da dialisi; per favorire l’utilizzo di pannolini lavabili al posto di quelli usa e getta, il Comune ha riconosciuto un contributo di 190 euro sui 300 necessari per l’acquisto del kit (è il costo stimato, a bimbo, di tre anni di pannolini da smaltire come rifiuto secco: i soldi, anziché alla discarica, vengono dati alle famiglie); le aziende beneficiano della raccolta gratuita del cartone e gli esercizi pubblici di quella del vetro: sono gli scarti più ingombranti, che inciderebbero sull’ammontare della tariffa. Infine, il Comune ha favorito l’installazione di un distributore di latte crudo: prodotto fresco e della zona, e 50 mila contenitori in meno all’anno nell’immondizia.

Passo successivo ai rifiuti è stata l’energia. Negli edifici pubblici sono stati introdotti impianti di luce con reattori elettronici, tecnologia che consente di regolare l’illuminazione elettrica in proporzione inversa alla quantità di luce che entra dall’esterno, evitando zone d’ombra sui banchi e sprechi. In una classe elementare, prototipo nazionale, la luce si accende automaticamente appena il sensore percepisce un respiro, si regola compensando la luce naturale e si spegne dopo alcuni minuti se non c’è nessuno nella stanza.

La scuola media è stata dotata di pannelli fotovoltaici che a oggi hanno prodotto 52.642 kWh, scongiurando l’emissione in atmosfera di 36.849 kg di anidride carbonica. Nella stessa scuola e nella tensostruttura che funge da palestra sono stati montati recuperatori di calore: ventilatori a soffitto, attivati da una sonda, che spingono verso il basso il caldo, facendo spegnere i termostati al raggiungimento della temperatura.
«Questo semplice sistema – spiega Moreno Follin, responsabile del servizio elettrico comunale – fa calare di un terzo il consumo del riscaldamento.

Quanto alle luci, utilizziamo lampade fluorescenti con una particolare ottica messa a punto assieme alla ditta produttrice e una pellicola realizzata apposta per noi dalla 3M per polverizzare la luce e quindi ottenere l’effetto di illuminare in forma diffusa, pur con una potenza ridotta. Nella palestra, infine, abbiamo previsto diversi livelli di intensità della luce: quando si accende, è al 25%, sufficiente per fare le pulizie e altre mansioni; per le partite, si può alzare il livello».

L’illuminazione stradale è stata rinnovata per metà dei 1.417 lampioni, applicando un sistema di diffusione che convoglia la luce tutta verso il basso, dove serve, ovviando alle abituali dispersioni: con l’energia che in casa basta appena per il frigorifero, qui si rischiarano duecento metri di strada. Inoltre, sono stati adottati corpi illuminanti a basso consumo, che durano fino a dieci anni (e sono privi di mercurio, potenzialmente inquinante). Si è passati dagli 82 euro/anno del costo di energia elettrica per punto luce agli attuali 38.

«La politica è ossessionata dal problema del consenso. – osserva l’assessore Orzes – Crediamo di aver dimostrato che i cittadini sono più avanti dei politici e delle leggi nazionali. Si è verificata una forte capacità di coesione della comunità, che si ritrova attorno a processi in cui ognuno si riconosce perché ha messo qualcosa di suo.

Intendiamo proseguire su questa strada: stiamo lavorando per realizzare un impianto a biogas che, partendo dal rifiuto organico (umido domestico, reflui zootecnici, sfalci del bosco), produca in maniera naturale l’energia termica con cui riscaldare la casa di riposo. Quest’anno sarà avviato anche un sistema di riscaldamento per il municipio e le scuole medie che utilizza scarti del legno. Parte in questi giorni “PubblichEnergie”, progetto che vede Ponte nelle Alpi capofila e coinvolti i Comuni bellunesi di Trichiana, Lentiai, Alano di Piave.

L’obiettivo è quello di dare strumenti ai cittadini che si propongono di investire nel risparmio energetico e nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Il nostro Comune, aprendo uno sportello e dedicando un funzionario, svolgerà attività informativa e di garanzia rispetto alle tecnologie esistenti, all’esecuzione degli interventi, all’accesso al credito».

Dritti verso il futuro: la green economy abita già qui.”

Ma dove vivi?

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Metropoli

Una recensione del libro di Edoardo Salzano, “Ma dove vivi? La città raccontata“, dal Corriere del Mezzogiorno, 20 agosto 2008

«Mi piacerebbe che l’Urbanistica s’insegnasse nelle scuole elementari...», e la città dove ce n’è più bisogno è proprio Napoli. Il condivisibile desiderio è di Edoardo Salzano, napoletano trapiantato a Venezia, urbanista, docente universitario, giornalista, amministratore pubblico, autore di saggi e libri, maestro molto amato da molti allievi che, in tutta Italia, si sono assunti il compito di difendere e salvare il territorio. Un desiderio da cui è nato il suo ultimo libro Ma dove vivi? La città raccontata (Corte del Fontego, 120 pagine, 14,90 euro) che, non a caso, reca in appendice un brano di Matilde Serao, tratto dal celebre “Il ventre di Napoli”.

La domanda vuole indurre a prendere coscienza che «la città è la casa della società», che i cittadini, devono imparare a conoscere il luogo dove vivono e lavorano, a partecipare, a determinare le scelte che riguardano la loro vita. Ci sono molte risposte alle domande che tutti (o quasi) si pongono quando, per esempio, nel ventre di Napoli si verificano eventi disastrosi, ferite nell’abitato come crolli e le voragini. E che molti si pongono essendo vittime quotidiane della crisi urbana fatta di traffico paralizzato, di costi eccessivi delle case, di fitti impossibili. C’è la risposta anche al perché le nostre città antiche erano belle e vivibili, al perché nell’Europa del Nord tante città sono oggi ancora belle e vivibili, oggetto dell’ammirazione di quanti le visitano e si chiedono perché da noi non è possibile.

Salzano narra come la «proprietà indivisa» ossia pubblica dei suoli, concessi (non venduti) ai cittadini per costruire entro regole precise, abbia prodotto città belle e funzionali. E come con la rivoluzione industriale il suolo urbano sia diventato merce, oggetto di sfruttamento, e «rendita»: assume cioè valore solo perché appartiene a qualcuno in un certo posto senza che il proprietario abbia lavorato per produrre quel profitto.

La borghesia imprenditrice dell’800 (europea e americana) riuscì a togliere potere ai proprietari fondiari perché produrre e commerciare necessita di strutture e servizi, cosicché nacquero presto le leggi di esproprio per fare strade e ferrovie e impianti di utilità pubblica. In Italia invece la borghesia industriale del Nord (quella che volle l’unità nazionale) si alleò con la grande proprietà fondiaria del Centro-Sud, per cui la rendita immobiliare divenne componente fondamentale e condizionante dell’economia italiana.

A New York il Piano regolatore venne disegnato nel 1811, quasi due secoli fa, quando la città aveva solo sessantamila abitanti; cinquanta anni dopo gli stessi residenti capiscono che non si può vivere solo fra strade e palazzi e impongono di annullare l’edificabilità nel centro di Manhattan, dove nasce il famoso Central Park. Le grandi città creano regole precise: a Parigi succede nel 1853, l’anno dopo a Barcellona, a Vienna nel 1859.

In Italia per avere una legge urbanistica bisogna aspettare addirittura il 1942, legge che appena nata viene paralizzata dalla guerra fascista prima, dal dopoguerra democristiano poi, successivamente dalla egemonia di una Destra «purtroppo molto diversa da quella degli altri paesi europei».

È nostra storia recente l’obbrobrio della «urbanistica contrattata» fra imprenditori e amministratori e/o segreterie dei partiti, lo svuotamento dei poteri locali, il mercato come misura di tutto e produttore di spaventoso disordine: lo sdraiarsi sguaiato (sprawl) di case casette supermercati capannoni strade, alloggi scarsi e costosi dove servono, ma vuoti nei paesi mal collegati, fitti altissimi, un popolo erratico che ogni giorno corre fra casa e lavoro, costretto a sperperare e a inquinare con 59 auto ogni cento abitanti (in Europa appena 50, con uso molto minore), import/export e globalizzazione senza freni inquinano e impoveriscono le colture locali.

Nonostante tutto, Salzano crede fermamente che un giorno anche l’urbanistica possa essere patrimonio culturale condiviso ed espressione dei reali bisogni dei cittadini.

www.eddyburg.it

Ambiente in Comune

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Ancitel

Da Kyoto a Bali da Padova a Bisignano da nord a sud, cambiano i punti cardinali, cambiano i riferimenti, cambiano i contesti. Non cambiano invece i contrasti ambientali che accomunano il Nord ed il Sud del mondo.

Le emissioni di gas serra sono praticamente incontrollate, i cambiamenti climatici, sottovalutati per anni, sono entrati con grave ritardo nell’agenda internazionale e stanno incidendo, anzi erodendo, tutte quelle certezze che fino a poco tempo fa sembravano irremovibili nell’immaginario collettivo di un mondo sempre più globalizzato e interdipendente.

La crisi del modello economico basato sulla rincorsa allo sviluppo (parola abusata in tutte le sue accezioni) e sullo sfruttamento illimitato delle risorse primarie, prima su tutte le fonti fossili per la produzione di energia, scuote i centri di potere e le grandi multinazionali, rendendoli finalmente consapevoli che è giunto il momento, se non di fermarsi, di cercare almeno nuovi modelli di sviluppo economico eticamente compatibili.

Antica “culla dell’Occidente”, in questo terzo millennio la nostra Europa può assumere il ruolo di leader di un nuovo modello di sviluppo, basato su nuove linee guida, nuove politiche e sui cambiamenti culturali per migliorare il futuro del nostro pianeta, affrontando quella che è già diventata la nuova grande sfida dell’umanità in questo secolo.

Le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, la diffusione della conoscenza e un rinnovato spirito di iniziativa, stanno portando decine di comuni a realizzare progetti concreti e di grande impatto ambientale, in grado di influire positivamente sui bilanci comunali e soprattutto, di creare nuove consapevolezze, nuovi orizzonti e stili di vita tra i cittadini.

In questa direzione si collocano iniziative quali: l’efficienza energetica degli edifici comunali; la raccolta dei rifiuti “porta a porta”; i bandi pubblici per la gestione di servizi attraverso il ricorso alle ESCO (Energy Service COmpany); la certificazione ambientale del Comune secondo il regolamento europeo EMAS; i regolamenti edilizi comunali e gli strumenti di partecipazione attiva per una gestione diretta e compatibile del territorio; i nuovi stili di vita ed una nuova impronta ecologica comunale.

Con oltre nove secoli di storia alle spalle, il Comune italiano, il nuovo “comune virtuoso”, può invertire la tendenza partendo dal basso, con iniziative di grande impatto politico e ambientale verso i suoi cittadini e verso il territorio.

Questa nuova sensibilità è stata colta da Ancitel, che ha creato recentemente una società dedicata, Ancitel Energia e Ambiente, e ha realizzato una Guida ADL dalla quale i Comuni italiani potranno trarre ispirazione.

L’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi offre il suo contributo, ringraziando Ancitel, i suoi Comuni soci e gli altri Comuni italiani che con le loro buone pratiche stanno aprendo la strada ad un futuro più sostenibile ed armonico con le esigenze della natura.

Gianluca Fioretti, Sindaco di Monsano (AN)
Presidente Associazione Comuni Virtuosi
www.comunivirtuosi.org

Scarica liberamente la guida:
portale.ancitel.it/file/Guida%20ambiente%20on%20line1.pdf

Si può fare!

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Tetti e cemento

Riprendo nuovamente la bella notizia del piano regolatore a crescita zero sperimentato dal Comune di Cassinetta di Lugagnano (MI), perché questa è davvero la notizia del secolo, l’incredibile inversione di rotta che molti aspettavamo.

Dunque è possibile: avviare un percorso partecipativo e scegliere la strada della salvaguardia del territorio, inteso come bene comune da tutelare per le generazioni future.

Se pensiamo a quanta devastazione ha dovuto subire il nostro Paese negli ultimi trent’anni, sacrificando coste, campagne e spazi liberi dal cemento per cedere il passo a capannoni, condomini e grandi opere, sapere che un sindaco ha applicato, semplicemente e con coraggio, una decisione così forte e importante, fa bene alla salute e val la pena premiare la giunta e l’intera cittadinanza del paesino.

Sarà mia cura invitare l’amministrazione ad aderire alla seconda edizione del Premio Comuni a 5 stelle (il bando sarà on line a giorni), che presenteremo in una conferenza stampa a Roma, presso la sede dell’ANCI, con l’inizio della prossima settimana.

Il comune si è dotato in marzo del 2007 di un Piano di Governo del territorio a crescita zero. La cosa, in un mondo in cui non si parla che di crescita, ha del sensazionale. Per quanto ne so non ci sono altri comuni in Italia (se ci sono altre esperienze mettetevi in contatto con l’Associazione dei Comuni Virtuosi o il Movimento per la Decrescita Felice, abbiamo bisogno di raccogliere quante più esperienze possibili che vanno in questa direzione) che hanno pianificato in questa direzione (e con il favore della popolazione). Ritengo quindi opportuno portarvi a conoscenza di questo fatto allegandovi la relazione che molto gentilmente il sindaco Domenico Finiguerra ha inviato.

Mi pare anche il caso di sottolineare che se si vuole evitare che il territorio venga cementificato, occorre individuare una nuova modalità per il finanziamento degli enti locali: la possibilità di sostenere parte della spesa corrente grazie agli oneri di urbanizzazione e ad altri meccanismi connessi con la cementificazione del territorio (tassa ICI) butta letteralmente le amministrazioni comunali nelle braccia della speculazione edilizia.

In parole povere sarebbe auspicabile che tutti i sindaci convocassero i loro cittadini, mostrassero loro il bilancio e ponessero il quesito: preferite pagare quel tanto di tasse necessarie per l’amministrazione del comune salvaguardandone il territorio o preferite far cassa lottizzando e avviando una spirale di consumo di suolo che comunque dovrà finire?

IL PROLOGO
Cassinetta di Lugagnano (MI) è un comune del Parco Lombardo della Valle del Ticino, riserva della Biosfera UNESCO. Nel mezzo di una bella pianura irrigua, una mezzaluna fertile, che va da Melegnano a Legnano. Ma come tutti i comuni a sud della grande metropoli milanese, è sottoposto ad una fortissima pressione a costruire. Infatti, il sud-ovest Milano, con il solo 19% di territorio urbanizzato, è il naturale luogo dove sfogare l’ “incontinenza” edilizia della grande metropoli e dove realizzare grandi infrastrutture, dettate dal modello di sviluppo che ha già creato Malpensa e che ci porterà (forse) Expo2015 e tutte le sue conseguenze.

LE ELEZIONI
Quando nel 2002 il sindaco Domenico Finiguerra è stato eletto, con il 51% alla guida dell’amministrazione comunale di Cassinetta di Lugagnano, il programma elettorale al capitolo “urbanistica” prevedeva in maniera molto chiara ed esplicita la volontà di: non procedere a nessun nuovo piano di insediamenti residenziali se non attraverso il recupero di volumi già esistenti; puntare sulla valorizzazione del centro storico e del patrimonio artistico ed architettonico (il naviglio grande, le sue ville, i parchi ed i giardini); salvaguardare l’agricoltura; promuovere la qualità ambientale e il turismo; opporsi alle grandi infrastrutture legate all’aeroporto di Malpensa.

LA CRESCITA ZERO
La scelta del risparmio del suolo e l’adozione del principio ispiratore cosiddetto della “crescita zero” per tutta la politica urbanistica dell’amministrazione derivava dalle seguenti convinzioni/costatazioni: non è sostenibile un modello di sviluppo che prevede il consumo sistematico del suolo, l’impoverimento delle risorse naturali, la progressiva ed inesorabile urbanizzazione e conurbazione tra diverse città e paesi; non è più sostenibile il meccanismo deleterio che spinge le amministrazioni a “utilizzare” il territorio come risorsa per finanziare la spesa corrente.

LA DECISIONE
La decisione di adottare la “crescita zero” quale faro della politica urbanistica, anche se già ampiamente prevista dal programma amministrativo, è stata confermata successivamente anche attraverso assemblee pubbliche aperte a tutta la cittadinanza.
Nell’ambito del procedimento partecipato di elaborazione del PGT il dilemma da sciogliere è stato sostanzialmente il seguente: “per finanziarie le opere e i servizi necessari alla comunità, la comunità stessa preferisce: ricorrere al finanziamento delle opere necessarie per mezzo di nuove lottizzazioni (e conseguente incremento di popolazione, e conseguente necessità di nuovi servizi, e conseguente necessità di nuove lottizzazioni, e via così fino all’esaurimento delle aree libere); oppure, ricorrere al finanziamento per mezzo di accensione di mutui con conseguente ricaduta sulla fiscalità locale?

Dal dibattito che ne è sortito, non c’è stata nessuna levata di scudi in nome del motto “giù le tasse”, anzi, le considerazioni più ricorrenti sono state: “vogliamo mantenere integro il territorio e non vogliamo crescere”, oppure “siamo scappati dall’hinterland milanese e abbiamo scelto Cassinetta di Lugagnano per la sue qualità ambientale”.
L’amministrazione, pertanto, con grande sorpresa anche degli urbanisti incaricati ha ritenuto giusta e confermato la decisione di non prevedere nessuna zona di espansione.

IL BILANCIO COMUNALE
Fin dall’insediamento, la politica di bilancio è stata improntata al massimo rigore, puntando alla realizzazione di un importante e strategico obiettivo: “l’emancipazione” del bilancio dagli oneri di urbanizzazione. Progressivamente, a partire dal 2002, è stata ridotta fino allo 0 (zero) % (obiettivo raggiunto contestualmente all’approvazione del PGT) la quota di oneri di urbanizzazione destinata al finanziamento delle spese correnti.

Inoltre, anche sul lato delle spese in conto capitale (investimenti) si è proceduto con una intensa e faticosa ricerca di contributi provinciali, regionali e statali a fondo perduto. Il Comune di Cassinetta di Lugagnano, nell’ultimo quinquennio ha realizzato opere per circa 4 milioni di euro grazie a contributi della Regione Lombardia e della Provincia di Milano.

I pochissimi interventi di recupero dei volumi esistenti o alcuni micro-interventi sono stati autorizzati dall’amministrazione a fronte di ingenti opere pubbliche (a titolo di esempio, con il recupero di una villa del ‘500 e di annesso fienile a fini abitativi, l’amministrazione si è vista realizzare opere aggiuntive per 400 mila euro; la costruzione di una nuova farmacia privata è stata accompagnata alla realizzazione del nuovo polo sanitario).

Moltissime sono state le iniziative realizzate per mezzo di sponsorizzazioni (si cita a titolo di esempio la sponsorizzazione del Piano Colore allegato allo stesso PGT da parte di Caparol). La scuola materna è stata costruita accendendo un mutuo finanziato con l’incremento di un punto dell’ICI sulle attività produttive.

L’ICI sulla prima casa è rimasta ferma al 6 per mille e l’addizionale irpef al 2%. La tariffa rifiuti prevede il recupero del 100% a carico dei contribuenti. Ma la raccolta differenziata è oltre il 73%. Si fa notare che se non avesse scelto l’opzione crescita zero, l’amministrazione avrebbe potuto ridurre, e di molto, la pressione fiscale sui cittadini e sulle imprese. L’offerta di servizi sociali, educativi e culturali è aumentata e non è stato fatto nessun taglio alla spesa per servizi alla persona.

IL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
Il PGT del Comune di Cassinetta di Lugagnano è stato approvato definitivamente nel mese marzo 2007, alla vigilia delle elezioni amministrative. Non prevede nessuna zona di espansione. E’ incentrato sul recupero e sulla valorizzazione del patrimonio esistente ed è corredato di un dettagliatissimo Piano del Colore.

CONCLUSIONI
Riassumendo arrivare ad un PGT a crescita zero è possibile, ma sono necessarie le seguenti condizioni: solidità della maggioranza e impermeabilità alle pressioni esterne che spesso pongono l’amministratore di fronte a offerte difficili da rifiutare: “se mi fai realizzare questo intervento edilizio, ti sistemi il bilancio, fai tante opere pubbliche utili senza sforzo e vieni rieletto oppure fai carriera “.
Forte condivisione della scelta da parte della comunità e continua partecipazione della stessa (i bambini, le associazioni, i gruppi informali, i singoli cittadini) alle decisioni assunte dell’amministrazione. Seria politica di bilancio che renda indipendenti sia le spese correnti che quelle in conto capitale dagli oneri di urbanizzazione dovuti a nuovi insediamenti e che ricerchi risorse alternative. Utilizzo ed incentivo al recupero di tutti i volumi esistenti.

UNA POSTILLA
Alle ultime elezioni amministrative del 2007, la lista civica (rosso-verde) è stata riconfermata con oltre il 63% dei voti, in netta controtendenza rispetto a tutta la provincia di Milano, dove il centrosinistra ha perso in comuni importanti come San Donato Milanese, Rho, Pieve Emanuele, Buccinasco, Monza.

Se non fosse vero avrebbe dell’incredibile, Domenico Finiguerra santo subito!

Cassinetta di Lugagnano

Il buon Consiglio

Author: admin  |  Category: articoli di approfondimento, Risparmio energetico

Il giardino di Colorno

Il Consiglio comunale di Colorno ha approvato ieri sera tre delibere importanti, tutte nella direzione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.

La prima e più importante riguarda l’adozione di varianti al vigente Regolamento Urbanistico Edilizio comunale, che introduce la possibilità di considerare l’intervento di isolamento a cappotto degli edifici esistenti alla data di adozione del PRG, sino allo spessore di 10 cm., come intervento di manutenzione straordinaria e quindi di non considerare tale aumento di spessore delle murature ai fini del computo della distanza dai confini.

Questa norma dovrebbe favorire il contenimento energetico dei fabbricati realizzati da oltre 20 anni, con tecniche costruttive non adeguate alle attuali esigenze. Questa norma anticipa l’adozione ormai prossima di un’appendice specifica dedicata alla bioedilizia e all’efficienza energetica che integrerà il nuovo R.U.E. comunale normando le nuove edificazioni e, soprattutto, le ristrutturazioni.

A questa norma si affianca poi l’approvazione di una convenzione con la Provincia di Parma per la promozione delle fonti rinnovabili ed in particolare per favorire l’installazione di pannelli fotovoltaici. Di fatto con questa convenzione il Comune si impegna ad agevolare l’installazione dei pannelli prevedendo la presentazione da parte dei cittadini interessati della sola DIA da compilare in forma semplificata accorciando i tempi per l’eventuale presentazione di osservazione da parte degli uffici competenti, escludendo qualunque diritto, spesa od onere ad eccezione dell’imposta di bollo.

Infine, sono state determinate per l’anno 2008 le riduzioni e detrazioni sull’imposta comunale sugli immobili e, anticipando quanto previsto dalla Finanziaria 2008, il Comune di Colorno ha ritenuto di premiare quei cittadini che, sulla prima casa, intendano attivarsi con interventi di contenimento dei consumi energetici sugli edifici esistenti, tra cui: installazione di nuove finestre aventi trasmittanza non superiore a 1,8 W/mqK; interventi di isolamento delle superfici verticali (cappotto esterno o isolamento dall’interno) aventi trasmittanza non superiore a 0,34 W/mqK; interventi di isolamento delle coperture piane o inclinate, aventi trasmittanza non superiore a 0,30 W/mqK; installazione di caldaie a condensazione; installazione di collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria per usi domestici. La detrazione prevista è di 100 euro per due anni consecutivi, e in alcuni casi significa esenzione di fatto dal pagamento dell’ICI.

Tre proposte concrete e in alcuni casi all’avanguardia in Italia (come sulle detrazioni per l’ICI), che si inseriscono in un’azione complessiva che vede il Comune di Colorno in prima linea per la ristrutturazione energetica degli edifici pubblici e privati, consapevole che la diminuzione dell’impronta ecologica di un territorio ha molto a che fare con il risparmio energetico e il buon senso.

I testi delle delibere adottare ieri saranno presto scaricabili dal portale dei Comuni Virtuosi
www.comunivirtuosi.org

Ambiente in Comune

Author: admin  |  Category: Generale, articoli di approfondimento

Piazza Matteotti, Monsano

Si chiamerà “Ambiente in Comune” la guida promossa da Ancitel in collaborazione con l’Associazione dei Comuni Virtuosi. Il libro, che si inserisce in una collana di proposte editoriali finalizzate a contribuire alla diffusione di buone prassi tra gli enti locali, è una carrellata di progetti concreti messi in atto da decine di comuni sparsi in tutta Italia. Un nuovo strumento operativo pensato dai Comuni Virtuosi per favorire le politiche ambientali di sindaci e giunte municipali.

Di seguito riportiamo l’introduzione di Luca Fioretti, sindaco di Monsano e Presidente dell’associazione. Il libro, in uscita a fine mese, verrà distribuito nelle migliaia dei comuni presenti in Italia. Il prossimo 23 febbraio, in occasione dell’assemblea straordiaria dei Comuni Virtuosi, la guida verrà presentata alla stampa e al pubblico.

“Da Kyoto a Bali. Da Padova a Bisignano. Da nord a sud. Cambiano i punti cardinali, cambiano i riferimenti, cambiano i contesti. Non cambiano invece i contrasti ambientali che accomunano il Nord ed il Sud del mondo.

Le emissioni di gas serra sono praticamente incontrollate. I cambiamenti climatici, sottovalutati per anni, sono entrati con grave ritardo nell’agenda internazionale. Essi stanno incidendo, anzi erodendo, tutte quelle certezze che fino a poco tempo fa sembravano irremovibili nell’immaginario collettivo di un modo sempre più globalizzato e interdipendente.

La crisi del modello economico basato sulla rincorsa allo sviluppo (parola abusata in tutte le sue accezioni) e sullo sfruttamento illimitato delle risorse primarie, prima su tutte le fonti fossili per la produzione di energia, ha scosso i centri di potere e le grandi multinazionali, rendendoli consapevoli che è giunto il momento, se non di fermarsi, di cercare almeno nuovi modelli di sviluppo economico eticamente compatibili.

Antica “culla dell’Occidente”, anche nel terzo millennio la nostra Europa può assumere il ruolo di leader di un nuovo pensiero, atto a stabilire nuove linee guida, nuove politiche e cambiamenti culturali volti a cambiare direzione e migliorare il futuro del nostro pianeta, in quella che è già diventata la nuova grande sfida dell’umanità di questo secolo.

Le possibilità aperte dalle nuove tecnologie, la diffusione della conoscenza e un rinnovato spirito di iniziativa, hanno portato decine di comuni a realizzare progetti concreti, economicamente vantaggiosi e di grande impatto ambientale, in grado di influire positivamente sui bilanci comunali e, soprattutto, di creare nuove consapevolezze, nuovi orizzonti e stili di vita ai cittadini.

In questa direzione si collocano iniziative quali: l’efficienza energetica degli edifici comunali; la raccolta dei rifiuti “porta a porta”; i bandi pubblici per la gestione di servizi attraverso il ricorso alle ESCO (Energy Service COmpany); la certificazione ambientale del Comune secondo il regolamento europeo EMAS; i regolamenti edilizi comunali e gli strumenti di partecipazione attiva per una gestione diretta e compatibile del territorio; i nuovi stili di vita ed una nuova impronta ecologica comunale.

Con oltre nove secoli di storia alle spalle, il Comune italiano, il nuovo “comune virtuoso”, può invertire la tendenza dal basso, con un grande impatto politico e ambientale, verso i suoi cittadini e verso il territorio.

Questa nuova sensibilità è stata colta da Ancitel, che ha creato recentemente una società dedicata, Ancitel Energia e Ambiente, e realizzato questa Guida ADL dalla quale i Comuni italiani possono trarre ispirazione.

L’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi offre il suo contributo, ringraziando Ancitel, i suoi Comuni soci e gli altri Comuni italiani che con le loro buone pratiche aprono la strada a questa causa ormai inevitabile.”

Gianluca Fioretti, Sindaco di Monsano
Presidente Ass. Nazionale Comuni Virtuosi

www.comunivirtuosi.org

Comuni Virtuosi

Quei ciuchi di Castelbuono…

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La raccolta differenziata con gli asini

Castelbuono, diecimila abitanti, nel cuore delle Madonie e del loro parco, nasce nel 1316.

Novanta chilometri da Palermo, venti minuti dal mare, boschi stupendi, aria buona, di montagna litoranea: per costruire un castello dal belvedere e del buon aere, come lo voleva il suo fondatore conte Francesco I Ventimiglia, non si poteva compiere scelta migliore di questa.
Ma l’aria buona bisogna saperla preservare. Occorre tenere lontano industrie inquinanti, ma anche far fronte con intelligenza ai quotidiani problemi che una città incontra. Per primo, quello dei rifiuti.
Ormai lo sanno anche gli asini: il sistema intelligente è quello della raccolta differenziata. È più intelligente se si esegue porta a porta. È intelligentissimo se compiuto da asini.
Dubbi? Proviamo a chiarirli con Mario Cicero, da sei anni alla guida di questo Comune che, sperimentato il sistema degli asini netturbini, ha dimostrato che non è per niente una trovata stravagante: al contrario, è l’uovo di Colombo.

Sindaco, questa storia dei ciuchi spazzini… Da che parte la vogliamo cominciare?

Dallo sviluppo socio-economico di questo centro importante delle Madonie palermitane, se non vi dispiace. Perché quell’iniziativa non è una alzata d’ingegno per far parlare della nostra bella città. Castelbuono è cresciuta su artigianato e commercio, ma la risorsa emergente è il turismo.
Noi abbiamo puntato su un turismo di qualità. Lo scorso anno solo il Castello, importante per la celebre Cappella Palatina…

La Cappella Palatina… Una meraviglia!

L’avete vista?

Purtroppo solo sul web: ma è magnifica davvero.

Infatti, le dicevo, solo il Castello, con la Cappella Palatina e la reliquia del teschio di Sant’Anna, ha richiamato 50.000 turisti paganti: un flusso importante, ed in costante crescita, che alimenta attività recettive di tutto rispetto. Abbiamo quasi 30 ristoranti; molti sono stati aperti in questi ultimi anni e nei fine settimana fanno il pieno. Promuoviamo di continuo iniziative culturali che attraggano pubblico: dai concerti di musica classica alle mostre di arte contemporanea.
Grande appeal possiede la stessa gastronomia locale. L’olio e i vini, sono di gran qualità, ma abbiamo valorizzato anche prodotti minori delle nostre campagne e dei boschi: le fave, i funghi.

Per non parlare della manna.
Ma allora, a Castelbuono ci siete stati!

No, sindaco: sfortunatamente, ancora no. Solo una visita virtuale. Ci dica della manna.
È un lattice che viene secreto dalla varietà di frassino che si trova nei boschi del nostro territorio e di quello della vicina Pollina. Hanno provato a riprodurre il fenomeno altrove, ma si verifica solo in questo lembo delle Madonie. Tra luglio e agosto, con la mannaruola, una particolare roncola, si effettuano delle tacche sul fusto dei frassini, da cui fuoriesce questo liquido zuccherino che, con il sole, si solidifica e cristallizza in fruttosio. Al contrario del saccarosio, la manna è un dolcificante sano, lo usano anche i diabetici. Viene impiegato nella nostra migliore tradizione di pasticceria.

Che è un altro fiore all’occhiello, un’altra produzione di qualità di Castelbuono, vero?
Ma sapete tutto! Sapete anche che abbiamo un’azienda che produce panettoni così perfetti che la Nasa li ha selezionati per gli equipaggi dello Shuttle, da degustare nello spazio?

Certo! Il mannetto! Ci accontenteremmo di venirlo a mangiare lì, sulle Madonie.
È quello che pensano anche i nostri visitatori, che ci preferiscono ad altre realtà che hanno meno a cuore la qualità. Noi siamo stati capaci di intercettare sempre di più un turismo medio-alto: quello che apprezza i luoghi, che rispetta l’ambiente, che visita il borgo dove curiamo e valorizziamo i monumenti o che va nei boschi per godersi le nostre bellezze naturali.

A proposito di natura: nella sua città c’è anche un bel museo di Scienze Biologiche.
È l’eredità dei pionieristici lavori di ricerca di un medico dell’Ottocento, Francesco Minà Palumbo: le collezioni raccolte nel museo sono state la fonte per ricerche di livello internazionale.

Castelbuono, del resto, è sede anche di una facoltà.
Più esattamente, di un corso sulle Biodiversità, che fa capo alla Facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Palermo, grazie a cui si stanno effettuando ricerche su alcune specie in estinzione tipiche della flora madonita. Parlo anche di piante coltivate ormai quasi scomparse, come certe pere e certe mele che vorremmo reinserire nella nostra produzione territoriale.

Sono una specie in estinzione anche i famosi asini spazzini?
Si, ma non sono locali: sono asini ragusani: la Regione Sicilia ha un programma di recupero e noi abbiamo colto l’occasione.

Bene: siamo al cuore dell’intervista, all’uso di questi asini nella raccolta differenziata dei rifiuti. L’idea è singolare. Avete cominciato un anno fa. Funziona?
Altro che! La raccolta differenziata tradizionale dei rifiuti solidi urbani l’abbiamo avviata nel 1996. Nel 2005 siamo arrivati al 35%. Con l’impiego degli asini, nei primi otto mesi del 2007 abbiamo raccolto 136.000 chili in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando la raccolta era meccanizzata.

Bel risultato: ma c’è convenienza economica? Con gli automezzi si lavora più svelti.
I conti si fanno presto. Un furgone costa 30.000 euro e si ammortizza in cinque anni: poi, si deve sostituire. Un asino di 3/5 anni costa da 700 a 1.500 euro e si deve sostituire solo quando diventa anziano e non può più lavorare. Un furgone ogni anno ha un costo di € 7.000/8.000, tra assicurazione, bollo, manutenzione e gasolio; un asino tra alimentazione e ricovero in stalla, più pulizia e attrezzatura, costa € 2000. Tre animali sostituiscono due furgoni, mentre gli operai impegnati si riducono da quattro a tre. Metta poi il fatto che i furgoni fanno rumore, inquinano.

Beh, anche gli asini producono ‘scorie’!
Concime! Producono concime: c’è chi corre a raccoglierlo per l’orto.

Qualche contestazione animalista però c’è stata.
Temevano che li sfruttassimo: carichi pesanti, pesante l’orario. Abbiamo spiegato che i nostri asini portano un peso minimo di rifiuti, che lavorano 5 ore al giorno, che la domenica riposano.
Abbiamo a cuore la loro tutela, a costo di trattare col governo per dargli la pensione, lo scalone.

Buona, questa! Gliela passiamo. Però tre strani decessi ci sono stati, vero?
Pensavamo ad avvelenamento, ma ci pareva strano: che fastidio danno, i nostri asini? Le perizie hanno chiarito che è stato un problema di iperalimentazione: le razioni erano equilibrate per tutti gli asini, ma quei tre si sono mangiati anche quelle degli altri.

Ora quanti sono?
A fare la raccolta, sei: li abbiamo raddoppiati proprio in questi giorni.

Dunque, è vero: l’iniziativa funziona. È soddisfatto?
Non dovrei? Altri comuni, vicini o lontani, si interessano, chiamano per avere informazioni. A Riace, in Calabria, sono passati già alla sperimentazione.
Si, funziona: in termini di efficacia economica ed ambientale. Poi ci sono gli effetti collaterali.

Effetti collaterali? Che intende dire?
Utilizziamo un animale presente da sempre sulle Madonie: ormai scomparso dai territori, lo abbiamo recuperato e valorizzato. I bambini, per conoscerlo, non debbono andare allo zoo.

Ammetta che è anche una buona promozione turistica.
Perché, è un male? Ma il fatto positivo è soprattutto che ai turisti offriamo un ambiente pulito.

www.cittadelbio.it

Da rifiuto a risorsa

Author: admin  |  Category: articoli di approfondimento, Rifiuti

Fioretti

Le vicende di questi ultimi giorni, le montagne di spazzatura che ingombrano, insieme alle strade, la vita di migliaia di cittadini campani, colpevoli, per la stragrande maggioranza, di cercare solamente di vivere una vita civile, esigono doverosamente una riflessione, una forte presa di posizione e una considerazione.

La riflessione
E’ fin troppo lampante, e ruota attorno ad una considerazione, triste e tragica allo stesso tempo: si è percepita, clamorosamente, la mancanza dello Stato. Nel territorio, nel tessuto sociale, nelle Istituzioni. Quasi una sconfitta definitiva. Ci si chiede con rabbia perché in Italia si debba sempre arrivare allo stato d’emergenza per prendere decisioni, il più delle volte dettate, purtroppo, dall’emergenza. E l’emergenza non si gestisce. Il più delle volte la si affronta, la si prende di petto, con misure straordinarie, che servono a restituire la normalità, ma non a risolvere i problemi.

Non sarà facile, in una terra martoriata, quasi completamente rovinata dalle infiltrazioni, tossiche e dei liquami nelle proprie falde e nel sottosuolo, e da quelle camorristiche nel suo tessuto sociale, ritornare alla normalità. Allo Stato, oggi, si chiede solamente una cosa: di intervenire concretamente; e di ripristinare la legalità. Governo e Ministero dell’Interno; forze armate; forze dell’ordine; Istituzioni; Amministrazioni locali. Ognuno deve fare la propria parte. Non sgomberare semplicemente le montagne di spazzatura. Sgomberare definitivamente la criminalità organizzata, toglierle ossigeno e la terra sotto i piedi, ripristinando la legalità e restituendo dignità, condizioni sociali e lavoro alle persone per bene, ai milioni di cittadini che attendono solamente quello, di ritornare a fare una vita normale, da cittadino in e di uno Stato democratico presente e vicino.

La presa di posizione
E’ quella che, inevitabilmente, dobbiamo prendere tutti noi, Amministratori, cittadini, società civile, sensibili alle problematiche ambientali e a conoscenza dei problemi e delle soluzioni praticabili e concrete che ruotano attorno al mondo dei rifiuti, facilmente strumentalizzabile ad uso e consumo delle grandi multinazionali, delle “municipalizzate” della criminalità organizzata e di una larghissima fetta di classe politica semplicemente ignorante o ipocrita.

In questi giorni, ascoltando i servizi dei telegiornali, i cosiddetti “talk show” serali presenziati da ospiti variegati, comodi nei loro divani, una informazione falsa (o falsa informazione) e faziosa ha incredibilmente, scandalosamente fatto passare un messaggio enormemente fasullo.

Lo stato di emergenza della Campania, le immagini e i reportage che arrivano dalle strade di Pianura, di Pozzuoli e della sterminata periferia napoletana, hanno trasmesso agli italiani la classica immagine del rifiuto. Quella cioè per cui, trasformandosi in monnezza’ sia un qualcosa da buttare, da espellere, da far sparire. Da bruciare. Ed ecco che la parola magica, termovalorizzatore, ha preso campo, nell’immaginario collettivo, come la bacchetta magica, la soluzione per tutti i mali. Il rifiuto, la monnezza? Li bruciamo, e tutto si risolve.

Falso! Sbagliato! Un ciclo dei rifiuti moderno, completo, rispettoso dell’ambiente ed economicamente vantaggioso è quello che vede il rifiuto come una risorsa, ed usa un sistema di raccolta e gestione con il metodo “porta a porta”, che raggiunge risultati del 70-80% di differenziata, portando dunque in discarica, una moderna discarica costruita secondo le normative europee, che non “corrompe“ i suoli ed accoglie solamente la parte cosiddetta tal quale del ciclo del rifiuti, opportunamente trattata ed essiccata, il 20-30% della raccolta. Risultato: viene stravolta, e gradualmente dimenticata, la vecchia immagine della discarica come luogo di scarico della monnezza; la sua durata si triplica rispetto all’attuale; il suo impatto ambientale e il suo costo di gestione diminuiscono proporzionalmente.

Ecco dunque che il termovalorizzatore, anzi, l’Inceneritore, mostro antieconomico, generatore di tumori e produttore di scorie e ceneri altamente tossiche e pericolose, dall’enorme costo di smaltimento e di stoccaggio, viene “scaricato” naturalmente nella discarica di un passato che tutti vogliamo, dobbiamo dimenticare.

La valanga di dati scientifici, le tabelle, le ricerche mediche, nei canali tradizionali e soprattutto nella Rete, sono a disposizione di tutti. Anche di una informazione nazionale tragicamente colpevole, che non ha fatto il proprio dovere deontologico. Mettiamola così:
a) un giornalista, con la “g” piccola, alle prese con i tempi del suo giornale e la urgente messa in onda del servizio, ha subito a disposizione la “pappa pronta”: apre lo sportello dell’inceneritore, e… voilà, il servizio è fatto, l’articolo è pubblicato, i colpevoli sono trovati, i rifiuti smaltiti. E il territorio? E i cittadini? E la loro salute? Il prossimo programma, il prossimo servizio, la prossima intervista al politico “...amante del verde e del proprio territorio…” di turno.;
b) il giornalista con la “g” grande, si informa, perde del tempo dietro dati e tabelle, esegue raffronti, sente tutti gli attori in gioco, e pubblica il suo pezzo, effettua il suo servizio. Di cronaca, con fatti, dati e riscontri. Ed una semplice domanda, rivolta ai fautori delle “magnifiche sorti e progressive” dei termovalorizzatori/inceneritori: “...ma lei, ci abiterebbe, con la sua famiglia, nei pressi di questi impianti?”. Tutto qui…

La considerazione
La scelta del Governo, oltre ad arrivare colpevolmente in ritardo, senza adottare i doverosi provvedimenti sulle Istituzioni locali, Regione Campania e Comune di Napoli in primis, e scaricare ingiustamente addosso, in modo indiretto e velato, al Ministro Pecoraro Scanio la responsabilità di tale disastrosa situazione, lascia molti dubbi circa la sua effettiva applicabilità.

Scaricare, dopo anni di assenza sul territorio e migliaia di miliardi gettati via attraverso una gestione commissariale di un emergenza assurta a “status” cancerogeno, la gestione e la risoluzione del problema, in un tempo stabilito, agli enti locali, appare una decisione per lo meno avventata, visto che si parla di un territorio quasi completamente in mano alla criminalità organizzata. La prospettiva è quella di avere, alla scadenza dei fatidici quattro mesi, decine di Commissari prefettizi da mandare nei Comuni e nei Consorzi…

Avremmo sperato in una seria politica rivolta alla realizzazione di un moderno, fattibile Piano industriale, che poggi su una massiccia e preventiva campagna di informazione e partecipazione verso i cittadini, volto a realizzare un sistema integrato di gestione della risorsa rifiuto attraverso il metodo “porta a porta”, con la costruzione e messa in opera, attraverso bandi costruiti ad hoc, attuati, controllati e gestiti direttamente dal Governo, di moderni impianti per la selezione e lo smistamento della componente differenziata e per la produzione di compost di qualità dalla componente organica, da riutilizzare nei terreni avvelenati da anni di scarichi abusivi. Insieme all’individuazione di un nuovo sito regionale per lo stoccaggio della componente indifferenziata, opportunamente trattata, non comportante nessun danno ambientale.

Parliamo di fantascienza? Proclamiamo una rivoluzione? No, niente di tutto questo. Parliamo di progetti già realizzati, concreti ed economicamente vantaggiosi, per il territorio, l’ambiente e le casse pubbliche. Realizzati in migliaia di altre realtà nel mondo: dall’Austria alla Danimarca; da San Francisco a Novara; da Asti a Montebelluna; da Colorno a Monsano, passando per Melpignano, Capannori e le altre decine di Amministrazioni e Sindaci italiani che stanno gestendo la risorsa rifiuto senza problemi, in sintonia con il territorio e, soprattutto, con il loro mandato civico a servizio dei cittadini, e nel rispetto dello Stato e della Costituzione.

Gianluca Fioretti
Sindaco di Monsano
Presidente “Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi

La mia vita a emissioni zero

Author: admin  |  Category: articoli di approfondimento, Nuovi stili di vita

Salvate la terra!

Posto di seguito un articolo di Paolo Rumiz dal portale di Repubblica. Con un pò di folclore e qualche leggerezza racconta bene (e ad un vasto pubblico) alcune delle contraddizioni più evidenti della nostra società, e di un modello di sviluppo insensato e ostinatamente autodistruttivo.

Oggi parlare di ambiente è diventato di moda, e di questo in parte bisogna diffidare. Fare scelte di buon senso per molte amministrazioni resta un fastidioso ronzio che disturba il corso naturale degli eventi, i funzionari dell’inerzia e della pigrizia regnano abbastanza indisturbati sulla gran parte degli oltre 8000 comuni italiani.

Molta gente crede ancora che sia giusto lavorare come muli per ricevere uno stipendio da fame da spendere per acquistare cose inutili. Ci si riunisce devoti nelle cattedrali del consumo e come tanti automi ci si mette in coda alla cassa.

Piano piano, però, si fa largo un’idea altra di economia, una società che riscopre parole e valori e modi di essere quali sobrietà, autoproduzione, scambio non monetario. Nuovi stili di vita indossati con entusiasmo e fantasia da sindaci e genitori e vicini di casa e intere comunità. Speranze fatte persone con la forza di mettersi in gioco, e dimostrare che è possibile e divertente, oltre che necessario, costruire giorno per giorno un mondo diverso e più giusto. A misura d’uomo, compatibile e di buon senso. Decrescente e felice.

Il blog chiude per ferie, ci rivediamo nel 2008, auguri a tutti!

C’è un uomo che vive al freddo, senza automobile e con la dispensa semivuota. Mangia poca carne, riutilizza la carta usata e va in bici al mercato per comprare rape sporche di terra dai contadini. E’ un cuorcontento, accetta ogni restrizione e anche nei giorni di festa vive lietamente con i motori al minimo. Chi può essere? Un originale, direte. Un poveraccio con la pensione da fame.

Sbagliato. Quel tale è un paladino solitario di “Emissione-zero”, uno che tenta di vivere producendo il minimo di Co2, il gas che la civiltà dello spreco spara nell’atmosfera surriscaldando la Terra e chiudendoci tutti in una cappa mortale. Uno che cerca di vivere mirando a quello zero impossibile, testardamente, per salvare il mondo che verrà.

Ecco, per una settimana ho provato a vivere così. All’osso, calcolando l’equivalente in anidride carbonica di ogni minimo atto. Ho misurato i chilometri in treno, il cibo consumato, i tempi di cottura, gli sciacquoni, e poi ho tirato le somme.

Risultato? Ho consumato metà della metà e la mia vita è cambiata. Sono diventato più ricco, più leggero, più sensibile all’insulto dello spreco. E sicuramente più ai ferri corti con un Paese che non fa nulla per premiare il consumo virtuoso.

La storia comincia quando sento parlare di una società di Legambiente dal nome trasparente di “Azzero Co2“, col timbro del Kyoto Club. Telefono, dico cosa vorrei fare, spiego che vivo a Trieste, in una situazione ottimale, già di “bassa energia“.

Non sono pendolare, non ho auto né lavastoviglie, sto a un secondo piano senza ascensore e ho tutto sotto casa: ufficio, negozi, stazione. La Tv l’ho buttata per manifesta inutilità; possiedo solo una radiolina a onde corte e un glorioso telefonino vecchio di sette anni.

“Lei è un virtuoso”, annunciano. Ma la virtù non basta: loro vogliono accertarsi che sia anche matto abbastanza per sottomettermi alle prove più dure. Così frugano nella mia privacy, annotando ogni minuzia dei miei consumi e si buttano nel conteggio.

Elettrodomestici, caldaia, luce, eccetera: totale 2427 chilowattore annui, corrispondenti a 1578 chili di Co2, come sette frigoriferi pieni. Al giorno fanno 4,32. La metà della media europea che è di nove chili pro capite, dato confermato da Greenpeace.

“Ottimo, penso, parto in vantaggio”. Invece no, non sono inclusi i trasporti, e sono proprio quelli che sballano il conto. L’aereo soprattutto, che spara gas-serra in quantità letali. Solo per ricuperare i voli di quest’anno, mi dicono, dovrei piantare alberi per una vita. Replico che sono pronto, anche a non volare più, come Terzani dopo il famoso incontro con l’Indovino. Risposta: “Intanto cominci leggendosi un bel vademecum di consumo etico“.

L’inizio è terrificante. Regole penitenziali a raffica. Se fosse prescritto anche il caffè di cicoria, sarebbe un perfetto manuale di autarchia fascista. Ma è una guerra necessaria: Co2 è in agguato ovunque. Nei cibi refrigerati e nelle lunghe cotture. Nelle confezioni luccicanti di plastica e nel cibo che ha alle spalle grandi distanze di trasporto camion. Soprattutto nella carne, perché il foraggio inquina cento volte più del letame.

Scopro che la mia vita va rivoltata come un calzino. Devo acquistare il pane sotto casa; comprare verdure di stagione, meglio se locali; fare scorta di legumi secchi e abbandonare l’acqua minerale. E poi luci a basso consumo, riscaldamento minimo, docce brevi non quotidiane e – ovviamente – raccolta differenziata della spazzatura. Ultimo sigillo: viaggiare meno. Solo treno e bicicletta.

Mi dicono che avrò a disposizione consulenti “etici”, pronti a sciogliere i miei dubbi e a calcolare l’effetto-Co2 delle mie giornate, sulla base di un rapporto quotidiano che mi impegno a mandare. “Lo zero se lo scordi, mi smontano in partenza, a quello non arriva neanche un monaco tibetano”. Chiedo almeno quale può essere un buon obiettivo. Risposta lapidaria: “Il massimo”. Tanta è l’apnea della Terra.

MERCOLEDI’ – PRIMO GIORNO
Mi sento sommerso di divieti, come un ebreo osservante cui è prescritto anche il piede con cui scendere dal letto. Dio mio, se devo stare attento a ogni boccone che mangio, al compostaggio, al riciclaggio eccetera, il mio diventa uno sforzo monomaniaco, e allora dove va a finire l’etica se non ho più tempo per accorgermi del mendicante sotto casa? E poi come racconterò tutto questo? Elencare una serie di piccoli gesti sparagnini è una noia mortale; come tenere un diario di bordo restando chiusi in cambusa. Una sfida narrativa oltre che ecologica.

Per cominciare azzero tutto, nel timore di sbagliare. Per un giorno, niente riscaldamento, acquisti, spostamenti. Posso farlo, la dispensa è piena, non ho viaggi in vista e fuori fa un caldo schifoso. M’accorgo che posso cucinare anche senza il fuoco, così mi regalo un pranzo con acciughe marinate, pane e spinaci crudi col parmigiano a scaglie. Funziona, ma sono pieno di dubbi. E’ Natale ma sul mio tavolo è quaresima. E poi che senso ha tirare la cinghia se il mondo continua a vomitare gas fottendosene del domani? A fine giornata mi sento strano e leggero, come dopo un Ramadan.

GIOVEDI’ – SECONDO GIORNO
Avvio energico. Avvito una cassetta sul retro della bici e, così bardato, affronto il mercato ortofrutticolo. In un angolo trovo un contadino che ha steso a terra un tappeto di meraviglie dimenticate. Verze terragne, crauti, aglio piccolo e pestilenziale, miele di ape dalmatica, uova ruspanti. Compro rape e cachi. Non un’occhiata alle fragole spagnole e ai pomodori di serra. Spendo la metà del solito e mi faccio pure una chiacchierata. Intanto arriva la buona notizia: la prima giornata è andata bene: 1.57 chili di Co2. Grande.

Ma la sera mi chiama Repubblica, l’indomani mi spediscono a Monza per servizio ed è chiaro che il viaggio sballerà la media Co2. Ma è meglio così, lo scontro si fa duro. Così scelgo il massimo: solo treno, niente taxi e partenza con bici al seguito. Cominciano le sorprese: gli Eurostar non hanno il vano necessario al trasporto. In Italia le due ruote viaggiano solo su polverosi regionali, il che vuol dire cambi continui e tempi da tradotta del Piave.

Comincio a capire. La mia è una guerriglia, un atto eversivo. Devo rassegnarmi ad avere il sistema contro. Tengo duro, cerco ancora, finché scopro sull’orario cartaceo che un treno veloce col porta-bici esiste. Va a Schaffhausen, Svizzera. L’unico, in tutto il Grande Nord. Dai, che ce la fai.

La bici comporta altre complicazioni. La liturgia del bagaglio cambia completamente. Devo dividerlo in due sacche e metterci accanto lo zainetto da computer. Come ricambio, niente camicie: solo magliette che non si stirano. Un salutare esercizio di alleggerimento.

Dovrei anche cercare un albergo eco-compatibile, c’è una guida apposita che li elenca, ma è troppo complicato e chiedo a un amico di ospitarmi. Sotto casa scopro un’osteria nuova, mi faccio un baccalà in umido e un calice di rosso. Per la prima volta sono ottimista: a fine giornata ho prodotto 1.22 kg di Co2. Un po’ meglio di ieri.

VENERDI’ – TERZO GIORNO
Dal treno per Venezia vedo migliaia di camion fermi in una nube di Co2. Tradotte di agnelli dall’Ungheria alle Calabrie, yogourth francesi diretti in Friuli. Lo sciopero-incubo è finito da una settimana e tutto è come prima. L’Italia ostaggio dei Tir, come il Cile di Allende.

A Mestre piazzo le due ruote sull’Intercity. Nella tratta italiana il vano-bici non lo usa nessuno, è tristemente vuoto. In carrozza la gente mi guarda strano. Esco dagli schemi: viaggio con un mezzo povero, ma porto una cravatta elegante e un cappello da rabbino (naturalmente l’ho fatto apposta).

A Vicenza mi si siede accanto una mamma ansiogena con due bambini-mostri. Il dialogo si limita al cibo: tavola pancino fame prosciutto mangia bevi ancora basta finisci gnam gnam. Il maschietto ripete: mio mio mio. Poi, guardando il vuoto: io io io io. Conosce solo l’ausiliare “voglio”. Ignora il “posso” e il “devo”. Risate, urla, colpi ai tavolini senza timore di punizioni. E’ chiaro: sono i bambini il primo anello della catena dello spreco. Ai bambini non si nega nulla. Il livello mondiale di Co2 dipende anche da loro.

Il bar della stazione di Milano è una mostruosa macchina di rifiuti. In un minuto vedo sparire nelle borse dei viaggiatori tonnellate di confezioni di plastica. Fuori l’aria è irrespirabile, inghiotto polveri sottili per una settimana. Ma è un avvelenamento utile: aumenta la rabbia e la voglia di cambiare. Sento che in me sta avvenendo una trasformazione irreversibile.

La sera a Monza piove. Non demordo, pedalo nel buio in mezzo a villette blindate, tra soli immigrati, fino a destinazione, un condominio di periferia. A intervista finita mi chiedono di restare a cena. Accetto, ma è un clamoroso errore. Per restare nella norma devo rinunciare al meglio: lo stufato di manzo, perché ha consumato troppo gas. Ci ridiamo su, ma io torno a Milano-Centrale scornato, bici-treno nella nebbia tra torvi pendolari lumbard.

SABATO - QUARTO GIORNO
Rientro a casa. A Mestre tutti i treni sono in ritardo ma in compenso quaranta megaschermi sparano in simultanea pubblicità per intontire l’utenza. Un costo spaventoso in termini di inquinamento, acustico e atmosferico. Ma nessuno si ribella, siamo una repubblica delle babane. Tacere, obbedire, consumare.
La carrozza per Trieste è surriscaldata (mi prendo un raffreddore da fieno) e piena di telefonini sintonizzati sul nulla. Ragazzi ridono ascoltando da un computer una voce che gracchia minacce anti-immigrati in un veneto barbarico condito di bestemmie. Torno a casa nella pioggia, stanchissimo, ma la performance Co2 del viaggio è buona: 26.81 (14.40 + 12.41) in due giorni, tutto compreso.

DOMENICA - QUINTO GIORNO
Vado in centro, tra le luminarie. Gli italiani saranno anche più poveri ma i loro carrelli sono stracolmi. In un Paese che frana riempire la dispensa è una terapia ansiolitica, l’unica consentita. Dilapidare, per non pensare che si sta dilapidando. Ma la paura affiora negli sguardi. E’ quasi Natale e nessuno sorride. A me sembra invece di sentire le feste per la prima volta dopo anni.

Approfitto della domenica, vado in ufficio e metto la stanza in assetto-risparmio. Nella risma della fotocopiatrice piazzo fogli già usati da un lato, poi elimino ogni situazione di stand-by e faccio strage di luci inutili. E la sera, visto che ho un cesto di pane secco, metto a mollo le pagnotte per fare gli gnocchi. Ricetta della nonna, con aggiunta di speck, aglio, formaggio, prezzemolo eccetera. Vengono una meraviglia, e la performance migliora ancora: 0.97.

LUNEDI’, NATALE - SESTO GIORNO
E’ Natale e faccio la rivoluzione. Chiudo il freezer, tanto non serve. Visto che è dicembre, metto in terrazza una dispensa per le verdure. Sposto il tavolo vicino alla finestra per consumare meno luce. Compro due prese elettriche intelligenti, che si disattivano quando le batterie del telefonino o computer sono cariche. Installo in bagno un rompi-getto, che dimezza i consumi. Ordino un carica-telefonino da bici che sfrutta l’energia della pedalata.

Ormai ci ho preso gusto. Sostituisco il dentifricio col bicarbonato. Elimino i sacchi di plastica della spesa e metto accanto alla porta una borsa con le ruote. Poi divido le immondizie alla tedesca. Cinque contenitori: vetro, plastica, cibo e carta, divisa tra confezioni alimentari e giornali. E’ un atto solo simbolico, nella civilissima Trieste non esiste raccolta differenziata, ma che importa: mi serve come autodisciplina e a capire quanto spreco. La prima somma è stupefacente: in cinque giorni la spazzatura si è dimezzata.

Mi chiedo: perché, accanto alla Costituzione, a scuola non si insegna anche consumo etico? Perché i presidi non smantellano quegli osceni distributori di merendine? Mi accorgo di tante cose, per esempio che i negozi di cose “biologiche” hanno spesso prezzi immorali e vendono roba che ha alle spalle trasporti lunghissimi. Un imbroglio per ricchi e malati terminali.

Un amico mi sfotte, dice che lo sforzo è patetico e il mondo affonderà lo stesso. Rispondo che la parola “Economia” viene dal greco e significa “gestione della casa“. Vuol dire che gli antichi sapevano: il mondo si cambia partendo dal proprio piccolo. Sì, sento che funziona. Sono entrato a regime: il bilancio della giornata è ottimo: 0.75. E’ una settimana che non accendo il riscaldamento e l’idea che Putin, il “genio” della fiamma azzurra nel mio bollitore, abbia guadagnato meno, mi fa godere.

MARTEDI’ – ULTIMO GIORNO
Invece dell’abete natalizio, che non ho mai comprato, trovo dai Forestali una piantina di quercia e salgo a piantarla in un parco di periferia. Scopo della missione: compensare l’anidride emessa nel viaggio a Milano. Per coerenza ci vado a piedi, seguendo le prescrizioni di Kyoto. Poi torno in città felice, con le mani sporche di terra e una fame da bestie. Così ho santificato le feste.

Chiudo la mia settimana “all’osso” invitando a casa tre amici. Cena natalizia autarchica: tonno marinato con sedano e cipolla, seppie in umido. Al posto delle lampadine, candele; e così scopro che con la luce bassa ci di diverte di più. C’è un gran discettare di consumi, la storia di Co2 appassiona tutti. Il risultato del giorno è ottimo: 0.36. Un decimo della mia già virtuosa base di partenza.

Festeggiamo con coppe di yogurth coperto di miele e mirtilli secchi, poi una grappa di Ribolla. In una settimana ho messo a segno una media-record di kg. 0.84 di Co2, che sale a 4.52 con tutto il viaggio a Milano (senza lo sconto dell’albero piantato). E’ stato difficile? Per niente. A Natale finito ripenso ai supermarket, agli schieramenti di inutilità luccicanti, e mi sembra di rivedere i reduci malconci di una guerra perduta, mille anni fa.

Per approfondire gli argomenti di questo articolo:
L’articolo di Rumiz:
www.repubblica.it

L’associazione Azzero Co2:
www.azzeroco2.it

La guida agli alberghi ecologici:
www.legambienteturismo.it/ecoalberghi

La guida al consumo critico:
www.emi.it/scheda.asp?nisbn=1273-6

Il Movimento per la Decrescita Felice:
www.decrescitafelice.it

Il sito dei Comuni Virtuosi:
www.comunivirtuosi.org

Portogruaro città solare

Author: admin  |  Category: articoli di approfondimento, Risparmio energetico

Il logo del progetto

“Portogruaro città solare” è un progetto avviato dall’Amministrazione Comunale nell’ambito della programmazione delle proprie politiche ambientali. Consiste in una serie di azioni che puntano in generale a migliorare la qualità del vivere urbano, anche attraverso una riduzione dei consumi primari, l’incentivazione dell’uso delle fonti rinnovabili di energia, il miglioramento dell’efficienza energetica degli impianti.

Per individuare la natura e la consistenza dei possibili interventi in campo energetico, le loro modalità tecniche ed operative di attuazione, la pianificazione programmata delle azioni, l’Amministrazione Comunale ha incaricato già nel 2004 lo studio professionale T.E.R.R.A. srl di San Donà di Piave della redazione di un “Piano d’azione comunale per il miglioramento dell’efficienza energetica e l’uso delle fonti rinnovabili in contesto urbano”.

Il documento di pianificazione degli interventi di pianificazione energetica del patrimonio immobiliare comunale ha come obiettivo fondamentale la diffusione dell’uso delle fonti energetiche locali rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica in edilizia e il processo partecipativo di coinvolgimento dedicato agli attori locali, associazioni, pubblici amministratori e professionisti, ed ai cittadini.

L’operatività del piano è resa possibile dall’individuazione di iniziative selezionate in base a stabilite priorità di intervento, per le quali sono stato individuati i tratti tecnici progettuali, le ipotesi economiche di spesa e i benefici energetici ed ambientali collegati alla loro reale applicazione.

Nel 2006- 2007 nella Scuola Materna Carlo Collodi sono stati effettuati lavori per rendere energeticamente efficiente l’edificio, mentre la nuova scuola materna di Lugugnana è stata progettata per essere un edificio di classe B.

Il progetto è seguito dall’Assessore all’ambiente Ivo Simonella e dal consigliere comunale delegato Ermes Drigo, che fa parte tra l’altro del consiglio direttivo del Movimento per la Decrescita Felice.

Il Comune di Portogruaro ha allestito una sezione del portale comunale da cui attingere la documentazione relativa al bel progetto:
www.comune.portogruaro.ve.it/Citta%20Solare/IndexCittaSolare.htm.
In alternativa trovate materiale interessante anche sul sito dei Comuni Virtuosi, nella sezione “progetti in corso” di realizzazione:
www.comunivirtuosi.org

Un’altra buona notizia per chiudere l’anno in bellezza, e prepararci ad un 2008 in cui, ne siamo certi, germoglieranno decine di altre esperienze meravigliose.