Una bomba alle porte di Milano

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Di Ernesto Pedrini

Da ormai quasi 10 anni va avanti la scottante questione della bonifica dell’ex Polo chimico SISAS di Pioltello, nella periferia est milanese.

Le cifre sono notevoli: 290mila tonnellate di rifiuti industriali, 50mila tonnellate di nerofumo, idrocarburi, mercurio, metalli pesanti.

L’area in questione, che vede ancora operative due ditte chimiche, è stata divisa in tre “discariche” da bonificare con un procedimento lungo e costoso, che richiede anche di mantenere in superficie i materiali, per non farli finire nelle falde acquifere che scorrono a bassissima profondità (siamo nella fascia delle cosiddette risorgive).

La notizia è di questa estate, e riguarda l’abbandono delle operazioni di bonifica per due delle tre discariche, da parte della ditta che aveva vinto l’appalto regionale, la T.R. Estate 2.

Dietro questa sigla si cela Giuseppe Grossi, il più grande imprenditore specializzato in materia, sotto indagine per traffico di rifiuti tossici e discarica abusiva nell’area di Milano Santa Giulia, ex area industriale divenuta quartiere residenziale, ed accusato anche di frode fiscale.

Il 26 luglio il CDA della società ha comunicato la sospensione dei lavori chiedendo anche un saldo di 25 milioni di euro alla Regione, questo sebbene la società stessa non abbia versato la fideiussione di 60 milioni prevista.

Inoltre Grossi aveva già ottenuto dalla Regione la “compensazione” di poter realizzare nella stessa area un grande centro commerciale (come già avvenuto in altre aree industriali dismesse).

La terza discarica, già bonificata da Grossi, ha richiesto una spesa di oltre 70 milioni di euro, come si evince da un intervista che Repubblica ha raccolto da Edoardo Bai, di Legambiente.

I commissari dell’Unione Europea hanno fissato per il 31 dicembre prossimo il termine per la conclusione dei lavori di bonifica, pena un ammenda di 490 milioni di euro a carico della Regione, e quindi dei cittadini.

Il Ministero dell’Ambiente è corso ai ripari con una procedura d’urgenza e una gara ad agosto e ha chiesto alla UE una proroga di tre mesi.

La gara è stata vinta dalla Daneco, del gruppo Unendo – Waste Italia, già protagonista del “superamento” dell’emergenza rifiuti in Campania 2 anni fa e specializzata nella realizzazione di discariche ed impianti di trattamento dei rifiuti. Ha vinto offrendo circa 37 milioni di euro su di una base d’asta di 44 milioni.

La differenza di costi rende ancora più esose le richieste di Grossi e chiarisce l’intento politico dell’affidamento della bonifica ad un “amico dei potenti”; è possibile però anche ipotizzare una eventuale contropartita “compensativa” per la Daneco.

La “specializzazione” della società rimette in prima fila l’ipotesi che al termine della bonifica, sulla stessa area venga realizzato l’inceneritore che “manca” nei piani di Provincia e Regione per l’area milanese.

Nello specifico si tratterebbe di trovare un nuovo sito per l’inceneritore di Sesto San Giovanni, non più a norma e pertanto passibile a sua volta di sanzione europea. Il consorzio che gestisce l’attuale inceneritore, il CO.RE. è infatti formato da vari comuni (Sesto, Cologno, Pioltello, Segrate, Cormano) e diretto dall’ex sindaco di Sesto Valentino Mejetta.

Spostare l’inceneritore in un altro comune del consorzio sarebbe meno costoso che adeguare il vecchio forno di Sesto, che sorge in un quartiere densamente abitato.

La soluzione Pioltello non modificherebbe la situazione della vicinanza all’abitato ma troverebbe sicuramente l’interesse della stessa Daneco nella costruzione dell’impianto.

Ma questa è solo un’ipotesi…

Ammazzateci tutti!

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L’agguato brutale che ha portato la scorsa notte all’omicidio del sindaco di Pollica-Acciaroli Vassallo ci parla di un sistema mafioso che non può accettare la sfida del buonsenso e dell’efficienza.

Pollica era un comune di questo Sud martoriato da 50 anni di politica corrotta, collusa, connivente con la cultura e il sistema fatto regime che è la Mafia. Un comune virtuoso, amministrato con coraggio e concretezza da una classe dirigente locale che aveva deciso di non sottostare alle regole non scritte che regolano, appunto, il modo di gestire la “cosa pubblica” e farsi rappresentanti dello Stato.

Un comune normale, amministrato da persone normali, niente santi né eroi, beninteso, ma maledettamente rivoluzionario e controcorrente in questa Italia di disonesti e incompetenti, dove fanno carriera i funzionari di partito e i bottegai di corrente… Dove il buonsenso suona come una rivoluzione da contrastare ad ogni costo, perché contagioso come un virus inarrestabile.

Non può essere allora un caso che solo poche settimane fa un altro comune virtuoso, Camigliano, è stato punito dallo Stato vero per essere troppo virtuoso. Non con la vita, ma con lo scioglimento del consiglio comunale e la destituzione del sindaco Vincenzo Cenname.

Queste esperienze, sempre più radicate e concrete e sempre più visibili fanno paura, danno fastidio, vanno fermate.

Ma non ci riusciranno, perché il vento sta cambiando direzione e sarebbe il caso che lo Stato, quello vero, decidesse una volta per tutte da che parte stare, da chi farsi contaminare…

L’Associazione Comuni Virtuosi sta con Pollica, e stringendosi ai famigliari della vittima, lancia forte il suo grido di dolore e speranza: non potrete ammazzarci tutti!

Tutti matti per Colorno

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La riproduzione della corruzione

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“Gli onorevoli” è un film del 1963, sembra oggi!

Follia

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Cara Ministra Prestigiacomo

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Cara Ministra Prestigiacomo,
la cronaca politica degli ultimi giorni mi fa pensare che a lei non rimanga molto tempo per esercitare la sua professione a tempo determinato come reggente di un Ministero, quello dell’Ambiente, che in Italia è un pò la cenerentola dei dicasteri mentre in gran parte dei Paesi europei (e non solo) viene, a ragione, considerato strategico e adeguatamente supportato da una complessiva strategia di governo.

Ciò nonostante, va detto per inciso, non è che chi l’ha preceduta nei decenni abbia lasciato un segno indelebile di concretezza e virtuosismo, a parte rare parentesi e finestre quasi subito richiuse, spesso a forza da una politica stolta e da un modello di sviluppo che ci ha sempre spinti in direzione opposta e contraria alla tutela del territorio, al rispetto dei beni comuni, alla parsimonia nella gestione delle risorse del Paese.

Nella legislatura vigente l’abbiamo vista e sentita poco, perché forse alcune sue posizioni e sensibilità non erano del tutto in linea con la linea del comandante in capo…

In ogni caso, ad oggi e fino a prova contraria, Lei resta la titolare del Ministero e ha nelle sue corde la possibilità di incidere e dare un segnale di cui questo Paese avrebbe un gran bisogno.

Basterebbe una legge, pochi articoli semplici e chiari per raggiungere, in un colpo solo, molteplici risultati: – riduzione dell’impatto ambientale e conseguente abbattimento dell’inquinamento – risparmio economico per lo Stato – creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro – miglioramento della qualità della vita degli italiani.

Fantascienza? Semplice provocazione? Provi a seguirmi nel ragionamento.

Oggi in Italia sono circa 1.500 i comuni che praticano attivamente il sistema di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti, con l’eliminazione dei cassonetti stradali e la consegna dei bidoncini alle famiglie del territorio. Sono comuni di montagna e di pianura, comuni piccolissimi e città, amministrati da giunte di sinistra e di destra, comuni del Nord come del Centro e del Sud. Insomma, un campione abbastanza eterogeneo e quindi attendibile.

Ovunque le percentuali di raccolta differenziata hanno superato, spesso di gran lunga, le percentuali minime richieste dalla normativa nazionale, con vere punte di eccellenza (su tutti veda il racconto dell’esperienza di Ponte nelle Alpi – BL, premiato quest’anno come vincitore assoluto dei Comuni Ricicloni per aver sfiorato quota 90%).

Le bollette per i cittadini in questi comuni diminuiscono, o perlomeno restano inalterate, e i costi per le pubbliche amministrazioni hanno drastici ridimensionamenti, perché diminuendo la produzione complessiva di rifiuti diminuiscono le spese per i sindaci virtuosi.

Si creano posti di lavoro, perché si smette di sotterrare banconote nelle discariche o di bruciarle in un camino, e le si utilizza per assumere personale che lavora alla raccolta di quanto i cittadini differenziano. E’ anche un ottimo modo per entrare nelle case a contatto con le famiglie, facendo una sana partecipazione.

All’appello mancano circa 6.600 comuni… Si calcola che se si avviasse domani mattina un programma nazionale per estendere ovunque il porta a porta si potrebbero creare, nel giro di pochi mesi, circa 250.000 posti di lavoro (senza contare tutto l’indotto), spendendo infinitamente meno dei soldi pubblici che buttiamo per costruire inceneritori che, nella migliore delle ipotesi, sono brutti da vedere (e molto probabilmente da “respirare”).

Se io fossi in lei presenterei subito al prossimo Consiglio dei Ministri una proposta in tal senso, che preveda l’adozione entro il 1 gennaio 2011, da parte di tutti i comuni italiani, del sistema porta a porta per la raccolta dei rifiuti, con forme incentivanti e penalizzazioni per i comuni più o meno virtuosi.

Una cosa del genere creerebbe una reazione a catena formidabile: l’imprenditoria locale sarebbe incentivata ad investire in un’impiantistica locale finalizzata al recupero e riutilizzo del materiale post-consumo proveniente dalle raccolta domiciliare; i cittadini farebbero a gara (con la conseguente introduzione della tariffazione puntuale, per cui si paga solo per ciò che non si riesce a differenziare) per produrre sempre meno rifiuti alla fonte; le imprese si vedrebbero finalmente costrette a concepire, progettare e produrre beni e merci senza imballaggi, sfuse, alla spina.

L’Associazione dei Comuni virtuosi, e i tanti comuni che praticano da anni il porta a porta, sono a Sua disposizione per condividere l’esperienza fatta, e trasformarla finalmente in un’azione collettiva di buonsenso.

Lei passerebbe senz’altro alla storia, e la storia di questo Paese gliene sarebbe infinitamente grata.
Certo di un Suo cortese riscontro, porgo cordiali saluti.

Marco Boschini
Assessore all’ambiente di Colorno (PR)
Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi

L’ultima bestemmia liberista

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Che cosa c’è di più limpido dell’acqua? E perché, proprio sull’acqua, le mani più torbide del Paese vogliono mettere le mani per fare i soliti, sporchissimi affari?

La politica delle lottizzazioni e degli sprechi ci ha raccontato per anni la storiella che il mercato è bello, efficiente, sano e conveniente. Ci ha detto, privando riforma dopo riforma gli enti locali della gestione diretta di gran parte dei servizi erogati ai cittadini, che il pubblico non era più in grado di gestire nulla: troppi pochi soldi, troppi ritardi ed errori, troppo controllo da parte dei partiti sui posti di lavoro.

Il privato, dunque, sembrava la soluzione a tutti i mali. Così, mentre in televisione i segretari di quasi tutti i partiti politici sgomitavano per sproloquiare di federalismo e riforme, ecco che i consigli comunali dei tanti piccoli e medi comuni italiani si vedevano via via sottrarre la gestione del gas, dei rifiuti, dell’acqua.

A una quindicina di anni di distanza possiamo dire, senza timore di smentita, come sono andate effettivamente le cose. E’ importante dirlo, alla vigilia di un referendum che grazie ad una mobilitazione straordinaria e senza precedenti, ci chiamerà a batterci per impedire l’ultimo scempio, l’ultima grande bestemmia liberista: trasformare un bene comune come l’acqua in una merce da vendere.

Sono stati realizzati dei consorzi, delle ex municipalizzate, delle società quotate in borsa: con finte gare d’appalto hanno ottenuto concessioni ventennali per gestire infrastrutture e servizi creati e manutenuti nei decenni grazie alle tasse dei cittadini.

Nei loro consigli di amministrazione hanno continuato a sedere e banchettare i partiti (di destra e di sinistra), forse più di prima. Le tariffe in compenso non sono affatto diminuite, ed è al contempo aumentata la distanza tra i gestori di un servizio e il cittadino, trasformatosi strada facendo in un utente.

Gli investimenti, che avevano giustificato buona parte delle privatizzazioni più o meno evidenti con la scusa che lo Stato non aveva più soldi da spendere, sono addirittura diminuiti, lasciando cadere a pezzi intere reti, strutture e impianti.

Basti pensare ai circa 2,61 miliardi di metri cubi di H2O che spariscono ogni anno dagli acquedotti italiani per capire di che cosa stiamo parlando.

E i soldi buttati dalla finestra? Le società di gestione degli acquedotti, infatti, tirano fuori quattrini per fornire l’energia elettrica e i servizi al fine di immettere l’acqua nelle condutture. 2,61 miliardi di metri cubi sprecati equivalgono a circa 230 milioni di euro spesi per niente ogni anno, da un sacco di anni…

Ecco perché è ancora più importante e assume valore la straordinaria mobilitazione collettiva che, nelle scorse settimane, è riuscita a raccogliere quasi un milione e mezzo di firme a favore dei referendum per l’acqua pubblica.

Ecco perché quella raccolta è stata frutto di un lavoro di rete, dal basso, che ha contagiato centinaia di realtà nazionali e locali in tutta Italia, ad esclusione dei partiti politici, rimasti nel migliore dei casi alla finestra, o giù in strada a boicottare e fare disinformazione.

Un partito a favore della privatizzazione dell’acqua è un partito morto, perché contro la vita!

Grandi opere, piccoli uomini!

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Piccoli uomini ci parlano ogni giorno di grandi opere mentre il Paese cade a pezzi, giorno dopo giorno.

Siamo seduti su una miniera d’oro, il nostro amato territorio, e lo stiamo seppellendo di cemento e idiozia.

Che classe dirigente e’ quella che distrugge il futuro del Paese che amministra? E’ come se il manager di un’azienda quotata in borsa convocasse una conferenza stampa per annunciare il proprio fallimento. Come se il preside di una scuola murasse anno dopo anno tutte le aule e i laboratori del suo istituto…

Abbiamo un territorio meraviglioso, pieno zeppo di monumenti, chiese, piazze, borghi. Un territorio con paesaggi e luoghi mozzafiato, pieni di storia e di futuro, pieni di vita e bellezza.

Dovremmo fare un’unica, vera, grande opera: una colossale operazione di manutenzione straordinaria della nazione, che potremmo far partire domani mattina creando in poche settimane centinaia di migliaia di posti di lavoro.

C’è un intero Paese da rimettere in sesto, case da ristrutturare (anche da un punto di vista energetico), paesi e quartieri da mettere in sicurezza perché tangenti, condoni e speculazioni varie hanno permesso di tutto, alla faccia della legalità e sulla pelle delle popolazioni locali.

C’è un Paese da ricominciare ad amare, e da valorizzare, tramite un turismo responsabile e consapevole, che non deturpi e distrugga, ma conservi e mantenga.

Non ci sono i soldi? Balle, i soldi ci sono, il problema e’ che li buttiamo nel cesso per fare cose inutili e dannose. Chi ha deciso infatti di impegnare quindici miliardi di euro per acquistare 135 cacciabombardieri che useremo per “esportare democrazia” in giro per il mondo? Quante cose si fanno con quindici miliardi di euro…?

Quanti quattrini gettiamo e getteremo per realizzare opere devastanti per l’ambiente e la qualità della vita delle comunità, che si vedranno ancora una volta scavalcate per decisioni prese da un’altra parte?

Ma la politica ha lo sguardo rivolto altrove, ha sempre altro a cui pensare. Di soldi per il turismo ne spende, a volte anche parecchi, ma sarebbero spesi meglio gettandoli dalla finestra: ricordate i milioni di euro bruciati dall’allora vicepresidente del consiglio nonché ministro Rutelli per la realizzazione di un sito Internet che doveva servire per promuovere l’Italia nel mondo? E i più recenti spot con la voce del nostro amato presidente…?

Del resto basta pensare solo per un momento all’attuale ministra al turismo, e il quadro e’ completo…

Miracolo (edilizio) a Milano

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di Ferruccio Sansa

Scambiare una balla (di fieno) con un mattone. Primo, si prende l’ultimo polmone verde di Milano e gli si attribuisce un indice di edificabilità. Secondo, si trasferiscono in città i diritti a costruire appena creati, dando il colpo di grazia a una metropoli già soffocata.

Perequazione, la chiamano, e in origine aveva un fine nobile: salvare le zone degradate e costruire altrove. Ma a Milano si è votato un Piano di Governo del Territorio (Pgt) che, insieme con i progetti già approvati, riverserà sulla città 80 milioni di metri cubi di cemento.

Case per 400 mila abitanti, quando, secondo lo stesso Comune, la popolazione da qui al 2030 aumenterà di sessantamila al massimo. La società civile dell’ex Capitale morale non si è lasciata fiaccare dal caldo e il 5 luglio si è ritrovata davanti a Palazzo Marino, la sede del Comune, dove si votava il nuovo strumento urbanistico.

Una manifestazione con il sapore malinconico della testimonianza, perché la giunta di Letizia Moratti aveva già deciso. Per dirla con Milly Moratti, consigliere comunale di opposizione, “il piano urbanistico è una prova di violenza del centrodestra che ha schiacciato l’opposizione”.

Si è andati avanti come rulli compressori, una seduta fiume di oltre 36 ore per decidere il destino del territorio di Milano nei prossimi cinquant’anni: il modello della “fiducia” di Montecitorio ha fatto scuola. Alla fine ecco la prima approvazione del testo pronto per essere adottato dalla città. “Il Pgt – continua Moratti – segue un mosaico di richieste. Non dei cittadini, però, ma dei potenti”.

I nomi sono sulla bocca di tutti: Ligresti, con tutte le sue società in cui siede la famiglia La Russa. Poi i grandi del mattone e i nuovi principi dell’economia milanese: le cooperative, da Cl a quelle rosse.

NELLE GRANDI STORIE si parte da una vicenda minima: siamo nella periferia Sud, dove la città cede alla campagna. Qui ti ricordi che le radici di Milano non sono nelle fondamenta dei grattacieli che crescono ovunque, dal progetto City Life (doveva diventare “il Central Park di Milano” e si è trasformato in una colata) alla Porta Garibaldi.

Alle sedi della nuova Regione che Formigoni vorrebbe lasciare come simbolo del suo passaggio. Milano affonda le radici nella Pianura: in piazza Duomo, come ricorda lo scrittore Luca Doninelli, “fino a pochi anni fa nelle notti d’estate arrivava il profumo del grano falciato”.

Oggi c’è solo puzza di smog, il Pm10 che ti avvelena. Alle porte di Milano c’è la Cascina del Campazzo, oggetto di contesa tra due uomini: Andrea e Salvatore. Andrea, 58 anni, è il signor Falappi che da decenni con la sua famiglia coltiva la terra.

Salvatore è Ligresti, 78 anni, l’uomo che a Milano ha costruito più di chiunque altro e oggi è proprietario della cascina. Ecco il paradosso: Ligresti è forse il più grande proprietario terriero del milanese. Verrebbe da gridare al miracolo, alla conversione sulla via di Binasco (comune dell’hinterland): dal mattone all’agricoltura.

Non è così. Basta guardare le mappe: la provincia di Milano è un’enorme macchia grigia (in Lombardia il cemento si mangia ogni giorno dodici ettari di vegetazione), ma tra Milano e Pavia è sopravvissuto un polmone verde di 46.300 ettari. Eccolo, il Parco Sud. Così da anni i grandi immobiliaristi, Ligresti in testa, ci hanno puntato gli occhi sopra.

Oggi forse la grande occasione è arrivata: il Pgt. E il paradosso, come racconta l’ambientalista Michele Sacerdoti, è che la manovra rischia di passare come un salvataggio. “La parolina magica – spiega Sacerdoti – è ‘perequazione’. Si prende l’area vincolata del Parco, le si attribuiscono indici di edificabilità.

Poi si proclama di voler salvare il verde trasferendo il diritto a costruire nella città che già scoppia”. Basilio Rizzo, consigliere comunale nella lista per Dario Fo, sorride amaro: “In Comune dicono che si faranno ‘atterrare’ i nuovi volumi in città. Un capolavoro: Ligresti e colleghi potranno costruire milioni di metri cubi”.

MA È SOLO L’INIZIO: “Qui non si tratta soltanto di un’operazione immobiliare, ma anche finanziaria, che consentirà ai costruttori in difficoltà di rimettere in piedi i bilanci”, racconta Milly Moratti. Aggiunge: “I diritti di edificazione potranno infatti iscriversi in una ‘borsa’ apposita”.

Si potrà costruire altrove oppure rivendere. Indifferente a chi, non importa se da anni l’Antimafia lancia allarmi sulla ‘Ndrangheta che ricicla il denaro sporco nel cemento. Poi c’è la fetta per le cooperative. È certo un caso che l’assessore all’Urbanistica del Comune, Carlo Masseroli, sia un ciellino, e dallo stesso ambiente provenisse il predecessore, Maurizio Lupi (oggi vicepresidente della Camera).

Ma che vantaggio avranno le cooperative? Sacerdoti non ha dubbi: “Si dice che il piano è utile anche per i meno abbienti, che il 35 per cento delle costruzioni sono destinate al social housing”. E non è vero? “Solo il 5 per cento diventeranno vere case popolari. Un buon 20 per cento sarà affidato alle cooperative – bianche e rosse – che magari venderanno a prezzi ridotti, ma comunque a famiglie con un reddito fino a ottantamila euro l’anno. Non è edilizia popolare”.

Masseroli promette 3 milioni di metri quadrati di verde… “Basteranno appena per i nuovi abitanti, la quota pro capite resta bassa”. Non è finita. Il grande regalo alle cooperative è nel “Piano dei servizi”, scuole, strutture sanitarie, tanto per dire. “Il documento si apre con una citazione di don Giussani”, sostiene Sacerdoti. Ma in concreto che cosa succederà?

“Il Comune rinuncia ai nuovi servizi che passeranno ai privati”. Alle cooperative. Il nuovo Pgt andrebbe letto riga per riga. Così scopri che il Comune lascerà quasi carta bianca ai privati: “Spariranno le destinazioni d’uso”, conclude Sacerdoti, “E si potranno elevare i palazzi: addio all’antico divieto di costruire case più alte della larghezza della strada. No, gli edifici potranno alzarsi al livello del più alto nelle vicinanze”.

MA SECONDO L’OTTIMA TRADIZIONE ITALIANA nel testo fiume approvato, ecco una trappola. Nascosto in mezzo a migliaia di pagine del piano di attuazione ecco l’articolo 2, comma F, come Firenze: “Lo strumento individua le aree agricole del Parco Agricolo Milano Sud…”. E’ ancora Milly Moratti a sollevare il dubbio: “Se il parco è già agricolo, perché individuare le aree agricole?”. Già, queste due righe potrebbero bastare per spalancare le porte al cemento nell’ultimo polmone verde all’ombra del Duomo.

ORMAI GLI ALBERI a Milano non sono più di 30 piani, come diceva Celentano. Ne hanno 80. Intorno alla Madonnina “atterrerà” l’equivalente di 800 Pirelloni. Almeno, però, quello lo aveva disegnato Giò Ponti. Adesso ci pensa Arata Isozaki, che per City Life ha rifilato alla città un progetto già disegnato per Tokyo. Un buon simbolo della Milano di oggi, un grattacielo “usato”.

I have a dream

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di Michele Dotti (che ringrazio!)

Ho fatto un sogno, è meraviglioso e non intendo più svegliarmi.

Ho sognato che un bel giorno, un giorno non lontano, stanchi di attendere e sperare in tempi migliori, i settori più attivi della società civile si riuniranno per organizzare tutti insieme il cambiamento politico nel nostro paese, creando un’alternativa credibile, seria, affidabile che tutti gli italiani potranno abbracciare al di là dei rispettivi percorsi politici di provenienza. Un nuovo soggetto politico, estraneo a tutte le vecchie logiche partitiche, né a destra né a sinistra, ma semplicemente “avanti”...

Un movimento fondato semplicemente sul “buonsenso”; quanto basta a capire che la raccolta differenziata è mille volte meglio degli inceneritori, che il risparmio energetico e le rinnovabili sono le vere alternative alla follia del nucleare, che le grandi opere servono solo ai grandi affari mentre sono le “piccole opere” quelle che migliorano davvero la vita della gente!

Un movimento che sa dire si quando è il momento di dire si e no quando è il momento di dire no, in modo chiaro e comprensibile a tutti: si all’integrazione, al rispetto delle diversità, al pluralismo, alla libertà d’informazione, alla pace. No al razzismo, all’esclusione, al monopolio dell’informazione, alla censura, alla guerra e ad ogni forma di violenza.

Sarà così, riflettendo tutti insieme sui contenuti, che i rappresentanti della società civile, raccolti intorno a un tavolo, si accorgeranno di avere fra di loro molti più punti in comune di quanti non ne abbia mai avuti al proprio interno nessun partito nella storia repubblicana. Si renderanno conto cioè di avere creato in tutti questi anni di impegno silenzioso, non soltanto un orizzonte di valori comuni, ma anche un vero “programma” di azioni da realizzare per risollevare il paese, un programma fondato su una visione della società che nessun partito, fino ad ora, ha mai realmente promosso.

E così, mostrando una saggezza che non si è mai vista in Italia, questi “leader” di un “movimento senza leader” sceglieranno consapevolmente di fare ciascuno un passo indietro, per poterne fare dieci avanti tutti insieme.

Ho sognato che ognuno metterà da parte per un attimo quel pizzico di orgoglio, più che legittimo… direi quasi sacrosanto, per i percorsi meravigliosi che ha creato fino ad ora e rinuncerà alla propria sigla, al proprio nome, al proprio logo, per vederne i contenuti aprirsi all’intera società.

Sarà un atto di coraggio e grandezza d’animo, oltre che di lungimirante umiltà!
Un gesto di portata storica, che aprirà uno scenario nuovo per il paese.

E sarà così che in un solo giorno “scompariranno”, per fondersi tutti insieme, invincibili, i Comuni Virtuosi, il Movimento per la Decrescita Felice, le Città della Transizione, i Comuni solidali, le Città del Bio, tutto il mondo del Commercio Equo e Solidale, della Finanza Etica, del Consumo Critico, tutti i Gruppi di Acquisto Solidale, le Associazioni di Volontariato, le ONG, tutte le Liste Civiche e i Comitati spontanei, tutto il Movimento per l’acqua pubblica, gli ambientalisti, quanti si battono contro le mafie, per fondersi in uno straordinario progetto politico unitario ed aprirsi ad ogni singolo cittadino onesto del nostro paese!

E tutti insieme creeranno il “Partito del buonsenso e dell’onestà”, che inizierà da subito a presentare il proprio programma su internet, nelle piazze, in tutte le riviste della società civile, nei bagni in spiaggia e nelle baite in montagna, nelle liste d’attesa dei pediatri e delle poste, nei pub e ai concerti… spinto dall’entusiasmo di milioni di volontari di ogni età che ritroveranno finalmente il piacere di impegnarsi civilmente per il proprio paese.

I sondaggi daranno questo partito al 45%, per cui presto anche le tv non potranno più ignorarlo e la visibilità sarà così moltiplicata.
I tentativi di screditarlo, e ve ne saranno diversi, falliranno miseramente, perché la credibilità delle persone che lo rappresentano è tale che non potrà essere smontata così facilmente.

I migliori esponenti della società civile, infatti, si impegneranno in questa sfida che la storia ha posto sul loro cammino; da padre Zanotelli a Francuccio Gesualdi, da Maurizio Pallante a Marco Boschini, da Riccardo Petrella fino ad arrivare a Don Luigi Ciotti, che verrà scelto all’unanimità come candidato premier.

Il nome di Don Ciotti raccoglierà subito la fiducia di milioni di cittadini del Sud d’Italia, da decenni esasperati dai ricatti delle mafie, che vedranno in lui finalmente la speranza concreta di liberarsi dalla criminalità organizzata, e così i sondaggi saliranno ulteriormente portando il partito del buonsenso oltre il 53%.

Gli altri partiti, terrorizzati, reagiranno come possono, alla vecchia maniera, facendo mirabolanti promesse a cui nessun italiano ormai crede più e insinuando che i rappresentanti del nuovo “partito” non possono essere all’altezza della sfida, troppo inesperti dei meccanismi della politica e dell’economia…

A quel punto però nessuno li ascolterà, né replicherà, perché il “programma di governo” della nuova realtà è ormai chiaro a tutti e soprattutto pare scritto dalla gente, finalmente.

Si taglieranno gli inutili e costosissimi investimenti in armi, così come tutti i vergognosi privilegi della Casta, si riaffermerà con forza il valore della cultura, dell’istruzione pubblica, della sanità pubblica, dell’acqua pubblica, si ridistribuirà finalmente la ricchezza nel paese dopo decenni di accresciuta disuguaglianza, si stringerà un patto di solidarietà fra le generazioni che interromperà quella odiosa “guerra fra genitori e figli” sul piano professionale, sociale ed economico.

Liberi dalla paura, così a lungo strumentalizzata per fini elettorali, si ritroverà il piacere di uscire di casa, di stare insieme, di incontrare l’altro. Il razzismo sarà sconfitto dall’amicizia (e quando è il caso anche dall’amore) promossa da precise politiche volte a favorire l’incontro fra le culture.

Le esperienze virtuose, dopo innumerevoli e conclamati successi, verranno prese a modello per tracciare le politiche nazionali, finalmente improntate su una sana ricerca della felicità, più che sulla assurdità della crescita illimitata del PIL.

L’occupazione ripartirà fondata su base più solide, libera dalle fluttuazioni e dalle speculazioni della finanza e più concretamente incentrata sull’economia reale, sull’energia verde, sugli scambi locali, sulla solidarietà. Una solidarietà che andrà anche oltre le frontiere affrontando le sfide globali della fame, della sete, dell’analfabetismo, del lavoro minorile, con la necessaria efficacia.

Ho sognato che la stragrande maggioranza degli italiani, gente onesta che si alza la mattina per andare a lavorare, fa la fila in posta, rispetta il rosso al semaforo, troverà nel “Partito del buonsenso e dell’onestà” il proprio riferimento naturale alle elezioni, e milioni di cittadini che avevano abbandonato il voto perché esasperati e delusi, ritorneranno alle urne non dovendo più scegliere il “meno peggio”, ma potendo finalmente scegliere il “meglio”!

E così alle elezioni sarà un vero trionfo e la gente tornerà a sorridere, libera da quel velo grigio che impedisce oggi di guardare al futuro con speranza e serenità.

Le divisioni ideologiche presto saranno dimenticate e i nostri nipoti un giorno non riusciranno a capire, studiando la storia sui libri di testo, come noi abbiamo potuto impiegare tanto tempo prima di renderci conto di avere la forza necessaria e le capacità sufficienti per realizzare questa rivoluzione pacifica, prima di divenire consapevoli che questo sogno poteva davvero divenire realtà.